Un pianoforte, tre secoli di musica. Intervista ad Alessandro Artese

pianoforte

È stato un viaggio nel tempo da Haydn a Scriabin, quello proposto a Cremona Musica International Exhibitions and Festival 2025 da Alessandro Artese. Il giovane pianista ventiquattrenne, vincitore del Grand Prix al Rosario Marciano di Vienna e del primo premio al Concorso Pianistico Internazionale di Massarosa, è arrivato per la prima volta alla prestigiosa kermesse cremonese con un programma che attraversa quasi tre secoli di musica. Nato e cresciuto a Bologna, Artese ha conseguito il Diploma Accademico di II livello con massimo dei voti, lode e menzione d’onore al Conservatorio della sua città sotto la guida di Federico Nicoletta, con cui sta proseguendo gli studi a Rovigo, perfezionandosi anche con Natalia Trull a Stradella e Benedetto Lupo a Pinerolo.

Com’è avvenuto il suo primo incontro con il pianoforte?
Nella mia famiglia non ci sono musicisti, sono il primo a suonare uno strumento. Ho iniziato per gioco, riproducendo a orecchio le melodie che sentivo in televisione, su una piccola tastiera ricevuta in regalo dai miei genitori. Era tutto molto istintivo, puro divertimento, finché a sette anni ho iniziato a studiare con Valentina Berman: quello è stato il punto di partenza del mio percorso di formazione.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Mi piacerebbe fare sempre più concerti e condividere musica con il pubblico. Al momento sono impegnato prevalentemente come solista, e vorrei proseguire una carriera in questa direzione. Ho una sfida importante in programma a novembre, il Concorso Paderewski in Polonia. Proverò a partecipare anche ad altre competizioni, ma preferisco non dire quali… sono un po’ scaramantico!

È stata la sua prima volta a Cremona Musica. Cosa ha preparato per l’occasione?
Ho iniziato con la Sonata in Do minore di Haydn e terminato con la Quinta Sonata di Scriabin, passando per lo Scherzo numero 4 e la Polacca-Fantasia di Chopin, e tre Études-Tableaux di Rachmaninoff, tratti dall’op. 33.
Ho raccontato l’evoluzione stilistica della musica dal Settecento ai primi anni del Novecento. I brani che ho scelto in apertura e chiusura rappresentano gli antipodi della forma-sonata: pur avendo punti in comune nella struttura, sviluppano soluzioni musicali completamente divergenti. Per l’Ottocento mi sono ispirato all’autore che sento più vicino, Chopin. Gli Études-Tableaux, invece, sono veri dipinti sonori che preparano l’arrivo alla modernità dell’ultimo brano di Scriabin. È stata un’esperienza emozionante e indimenticabile!

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