L’eleganza anni ‘80 degli Style Council e il loro “Café Bleu”

Style Council

Gli anni ‘80, come ben sappiamo, sono gli anni caratterizzati dall’elettronica new-wave. Sintetizzatori e drum-machine in quel periodo invasero il mercato e molte produzioni discografiche, spesso sacrificando strumentazioni in senso più canonico. Ma sappiamo anche che di quel periodo esiste un’altra faccia degli anni ‘80, quella che venne definita “New Cool”. In contrapposizione a sintetizzatori e drum-machine, ci furono artisti e gruppi che scelsero sonorità di gran classe, sofisticate ma allo stesso tempo accessibili, con abbondanza di pianoforte, piano Rhodes Fender, organo Hammond, sezione fiati e orchestrazioni. Tra questi nomi possiamo menzionare Sade, Matt Bianco, Everything But The Girl, Swing Out Sister e anche gli Style Council, dei quali vogliamo parlarvi oggi traghettandovi nel 1984 con il loro disco per antonomasia, “Cafè Bleu”.

Gli Style Council sono due giovani musicisti inglesi di Woking rispondenti ai nomi di Paul Weller e Mick Talbot. Entrambi avevano già alle spalle esperienze in altre band, il primo con i The Jam, il secondo con i Dexys Midnight Runners. Il gruppo inglese allineava come membri anche la cantante soul Dee C. Lee, già corista degli Wham!, il duo del compianto George Michael e Andrew Ridgeley, il batterista Steve White e di tanto in tanto anche vocalist come Tracie Young e Tracey Thorn (quest’ultima anche negli Everything But The Girl). Paul Weller e Mick Talbot crescono ascoltando molta musica del periodo Mod anni ‘60, i Beatles e anche i grandi classici del soul, del jazz e dell’R&B. Tutti ascolti che faranno confluire nel sound degli Style Council, in un pop sofisticato britannico che si discosta dalla new-wave a favore di sonorità più eleganti ma allo stesso tempo radiofoniche.

Dopo l’esordio con il mini-album “Introducing The Style Council”(1983), danno alle stampe “Café Bleu”, il disco della loro consacrazione a livello internazionale. Sono 13 le tracce in scaletta e tra queste spiccano l’elegante soul-jazz di “The Whole Point Of No Return”, impreziosita dalla bella voce di Paul Weller e dal testo che fotografa la situazione socio-politica britannica di quegli anni, oltre che la jazzata “The Paris Match”. Imprescindibili anche le ballate di ispirazione soul come “My Ever Changing Mood” e “You’re The Best Thing”, singolo portante del disco, l’esperimento rap di “A Gospel”, il synth-funk di “Strenght Of Your Nature” e la swingante “Dropping Bombs On The Whitehouse. L’album si ritaglia il suo spazio tra le migliori produzioni discografiche anni ‘80, per via del suo sound di gran classe e per arrangiamenti sorprendenti e di grande impatto, in un’epoca in cui si prediligeva l’elettronica.

“Café Bleu” otterrà grande successo di vendita arrivando alla posizione numero 2 della classifica britannica, alla diciassettesima in Italia e alla sesta nei Paesi Bassi. Dopo quest’ottimo lavoro seguirà l’altrettanto ineccepibile “Our Favorite Shop”(1985), altro loro album di grande spessore che verrà trainato da singoli come “Walls Come Tumbling Down”, “The Lodgers” e “Shout To The Top”. Verso la fine degli anni ‘80 gli Style Council si sciolgono. Paul Weller darà il via a un’impeccabile carriera solista costituita da album dal notevole standard qualitativo in cui dominano sonorità soul, folk, rock, elettroniche, mentre Mick Talbot darà il suo importante contributo suonando per la band acid-jazz dei Galliano, durante gli anni ‘90. “Café Bleu” è il disco ideale per chi vuole sonorità ovattate, pregne di eleganza e capaci di offrire una serata di relax, un lavoro di ottimo sophisti-pop britannico che col tempo farà scuola, soprattutto a vari artisti e gruppi cosiddetti acid-jazz, nu-jazz e lounge, dimostrandosi un disco invecchiato bene e capace sempre di offrire lezioni di musica ottima e genuina.

Image by Varun Kulkarni from Pixabay

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