Pai distrettuali Aubac, nuovi strumenti per prevenzione, sicurezza e sviluppo

(Adnkronos) – Si è svolto oggi, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’incontro ‘Pai distrettuali Aubac. Prevenzione, salvaguardie e attuazione’, dedicato alla presentazione dei nuovi Piani di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale. I Pai sono gli strumenti che individuano le aree esposte a rischio di alluvioni e di frane e stabiliscono le regole per l’uso del territorio in quelle aree. 

L’iniziativa – spiega Aubac in una nota – ha fatto seguito alla conclusione del processo di adozione dei due Piani. Con deliberazioni n. 67 e n. 68 del 26 maggio 2026, la Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità ha infatti adottato definitivamente il Pai distrettuale idraulico e il Pai distrettuale frane, unitamente alle relative misure di salvaguardia. Gli avvisi delle avvenute adozioni sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 127 del 4 giugno 2026, determinando l’immediata operatività delle misure di salvaguardia ai sensi dell’articolo 65, comma 7, del decreto legislativo n. 152/2006, nelle more dell’approvazione dei Piani con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. 

I nuovi Pai distrettuali segnano un passaggio decisivo nel processo di costruzione di una pianificazione unitaria del rischio idrogeologico alla scala dell’Appennino centrale, un territorio di oltre 42mila chilometri quadrati, che interessa 7 Regioni, 22 Province, 901 Comuni e una popolazione di circa 9 milioni di abitanti. Essi superano la precedente frammentazione derivante dalla compresenza di 9 Pai previgenti, formatisi in tempi diversi e caratterizzati da apparati conoscitivi, cartografici e normativi non omogenei. 

I due Pai sono il risultato di un articolato percorso istruttorio, partecipativo e istituzionale che, dopo l’adozione dei Progetti di Piano del 31 luglio 2025, ha visto lo svolgimento di 90 giorni di consultazione pubblica, delle conferenze programmatiche di tutte e 7 le Regioni del distretto, del confronto tecnico con le Regioni, degli incontri bilaterali con le amministrazioni regionali, dell’esame della Segreteria Tecnico-Operativa e del parere della Conferenza Operativa.  

“Con questi Pai non adottiamo soltanto due strumenti di pianificazione. Mettiamo a disposizione del Paese e dei territori una base comune di conoscenza, regole e responsabilità per governare il rischio e orientare meglio lo sviluppo – ha dichiarato Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale – Senza sicurezza non c’è sviluppo: un territorio fragile, esposto e non governato non può attrarre investimenti, non può garantire continuità alle infrastrutture e alle attività produttive, non può proteggere davvero le comunità”. 

Il Pai distrettuale idraulico riguarda la gestione del rischio idraulico da alluvioni e disciplina, tra l’altro, le fasce di pericolosità, il reticolo idrografico, le aree a rischio, gli interventi di mitigazione e il raccordo con le competenze dell’Autorità idraulica competente. Il Pai distrettuale frane riguarda invece la gestione del rischio da dissesti geomorfologici e introduce un quadro armonizzato per la classificazione della pericolosità e del rischio da frana, la disciplina delle aree a diversa pericolosità e le procedure di aggiornamento del quadro conoscitivo. 

“Il punto non è soltanto avere nuove regole – ha proseguito Casini – Il punto è avere finalmente un quadro distrettuale unitario, omogeneo e leggibile, capace di aiutare Regioni, Comuni, professionisti, operatori e cittadini a comprendere meglio dove il territorio è più fragile, quali trasformazioni sono compatibili, quali interventi devono essere programmati e quali scelte possono sostenere uno sviluppo più sicuro, ordinato e duraturo. Il Pai non è una carta dei vincoli. È una infrastruttura pubblica di conoscenza, prevenzione e governo del territorio. Serve a orientare le scelte urbanistiche, rafforzare la protezione civile, sostenere la ricostruzione nei territori fragili, indirizzare la manutenzione del reticolo idraulico e definire le priorità degli interventi. Non è uno strumento contro lo sviluppo, ma una condizione per uno sviluppo più sicuro, più consapevole e più sostenibile”. 

Con la presentazione di oggi si apre ora la fase dell’attuazione e dell’accompagnamento dei territori. Aubac – conclude la nota – proseguirà il lavoro con Regioni, Comuni, amministrazioni competenti e soggetti tecnici per favorire la corretta applicazione delle nuove disposizioni, l’aggiornamento dinamico dei quadri conoscitivi e il pieno raccordo tra pianificazione di bacino, governo del territorio, protezione civile, programmazione degli interventi e sviluppo sicuro e sostenibile dei territori. 

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