Brexit: time is running out (il tempo stringe)

Ammetiamolo: non è bello gioire delle sfortune altrui ma un pochino, un pochino solo ci piace vedere che anche gli impeccabili britannici hanno, in questo periodo, una vita politica decisamente incasinata.

Per la seconda volta nel giro di due mesi, il deal faticosamente raggiunto da Theresa May è stato bocciato dalla Camera dei Comuni e c’era da prevederlo: quell’accordo, per quanto rimaneggiato, non piace. A nulla è valso il supporto occulto offerto da Junker, che ieri aveva ribadito come quello proposto fosse il solo accordo possibile. Nemmeno è servita la bagarre giornalistica pre-voto: sarà un caso ma sempre, alle soglie delle votazioni, vengono pubblicati allarmistici report sulle ferali conseguenze per la Gran Bretagna in caso di un’uscita senza accordo. 

La povera Theresa si è battuta fino all’ultimo, incurante di essere così afona che è stato necessario sottotitolare i video del suo discorso.  Niente da fare: 391 “no”, 242 “sì”, questi sono i numeri della sua sconfitta.

Cosa succede adesso? Hard Brexit o rinvio? Di questo si discuterà ora, nell’imminenza della scadenza del 29 marzo, giorno in cui la Gran Bretagna sarà ufficialmente fuori dall’Europa.

Ai tanti europei che vivono in UK un po’ piace sognare di un secondo referendum che inverta la rotta e cancelli Brexit: tutto rimarrebbe come prima, nessun problema di visto e passaporto nè di file alla frontiera. Ma questo è un sogno, appunto. Nemmeno Jeremy Corbyn ne ha più fatto cenno nel suo discorso e ha chiesto, invece, di indire nuove elezioni.

Corbyn è un politico, non prenderebbe mai decisioni sgradite alla maggioranza degli elettori e sa bene che è proprio una buona maggioranza quella dei suoi compatrioti  cui Brexit piace tantissimo. Si fa fatica a crederci se non si vive qui, ma per i britannici Brexit  vuol dire una cosa per la quale sono disposti a pagare qualsiasi prezzo: liberazione. Liberazione dall’UE, dagli immigrati, dai tanti stranieri che hanno accesso ai benefits come casa, lavoro, assistenza sanitaria. Pazienza se c’è un costo da pagare, sempre meglio che tenersi tutta questa gente.

Così siamo tutti in attesa di vedere cosa accadrà. 

Nel frattempo circolano voci rassicuranti: anche in caso di un’uscita senza accordo, il confine con l’Irlanda sarà lasciato aperto, le tasse sui prodotti di importazione potrebbero essere quasi azzerate per attutire il rincaro dei prezzi e chi è già residente potrà continuare a vivere qui in pace.

Per evitare ogni problema, però, sono migliaia gli stranieri che hanno chiesto ed ottenuto la cittadinanza britannica. Stai a vedere che i britannici si ritroveranno così tanti di quegli stranieri naturalizzati che, alla fine dei conti, restare in Europa gli sarebbe convenuto comunque.

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