
In questi ultimi tempi, anche a seguito dei problemi di approvvigionamento di combustibili, dovuti in parte alla chiusura dello stretto di Hormuz, si torna a parlare di energia nucleare nel nostro paese, nonostante ben due referendum abbiano chiaramente espresso la riluttanza della stragrande maggioranza del popolo italiano verso questa scelta, specialmente dopo gli incidenti di Chernobyl e di Fukushima. Ora tentiamo di spiegare perché questo ritorno al nucleare, secondo il parere dell’ing. Andrea Masullo, sarebbe una scelta improponibile.
Abbiamo intervistato, l’ing. Andrea Masullo, esperto di sostenibilità, già membro del Direttivo e Responsabile Clima ed Energia del WWF, decano dell’Ises Italia, Direttore Scientifico di Greenaccord e professore emerito di Fondamenti di Economia Sostenibile presso l’università di Camerino. Ci spiega in termini comprensibili perché, a suo avviso, tale ritorno al nucleare sarebbe antieconomico, pericoloso, e inefficace per risolvere i problemi energetici italiani.
Domanda: L’energia nucleare è più economica rispetto a quelle tradizionali?
Risposta: “L’energia nucleare ha un costo decisamente superiore rispetto alle altre fonti energetiche convenzionali. Le più recenti centrali, costruite nel mondo, hanno avuto un costo di circa 11 miliardi di euro per gigawatt di potenza; inoltre nei costi occorre tener conto non solo della costruzione della centrale stessa ma anche della sua dismissione e della gestione delle scorie ad alta radioattività che resteranno presso la centrale fino alla scelta di un sito idoneo allo stoccaggio definitivo, sito che ad oggi non esiste né in Italia, né in altri paesi. Il deposito degli Stati Uniti, a Yucca Mountain, è stato chiuso definitivamente nel 2012 a causa di impreviste infiltrazioni di acqua che iniziarono a corrodere i contenitori, dopo essere costato diversi miliardi di dollari.”
D.: Se questo sito si trovasse sarebbe sicuro?
R.: “Il sito resterebbe radioattivo per centinaia di migliaia di anni e dovrebbe essere per sempre sorvegliato e monitorato per verificare la tenuta per eventuali infiltrazioni di acqua e poi per evitare che possa essere interessato da eventuali attacchi terroristici con sottrazione di materiale radioattivo. Per questi motivi l’energia nucleare, dopo 60 anni dalla sua diffusione su scala mondiale, fornisce appena il 10% dell’elettricità utilizzata nel mondo. Si tratta di dati fallimentari che spiegano perché ormai si continuano a costruire pochissime centrali nucleari, quasi sempre per motivi strategici e non energetici”.
D.: Se importassimo uranio saremmo in grado di lavorarlo per immetterlo come combustibile in una nuova centrale nucleare?
R.: “No, perchè non disponiamo della filiera impiantistica per la lavorazione del minerale di uranio e del suo arricchimento, degli isotopi necessari al processo di fissione. Ciò renderebbe comunque l’Italia dipendente da altri paesi in quanto la realizzazione dell’intera filiera richiederebbe tempi molto lunghi.”
D.: Se scegliessimo di costruire nuovi centrali diventeremmo energeticamente autosufficienti?
R.: “L’energia nucleare non ci libererebbe dalla dipendenza energetica. L’uranio è un minerale che in Italia non possediamo e che dovremmo importare da altri paesi esteri, divenendo comunque oggetto di ricatti politici o vessati da problematiche internazionali ed economiche. Il Governo italiano ha annunciato il ritorno al nucleare, riferendosi al Piano nazionale per l’energia e il clima che prevede un contributo dall’11 al 22% al 2050. Il piano si riferisce in modo particolare ai piccoli reattori modulari. Questo proposito sembra alquanto vago in quanto le diverse tecnologie in campo sono in fase di sperimentazione; ne esistono pochissimi esemplari realizzati al mondo, in particolare in Russia e Cina, e tutti hanno riportato costi e tempi di realizzazione di gran lunga superiori alle previsioni. In un momento di crisi economica come quella attuale si tratterebbe di dirottare ingenti risorse del bilancio nazionale ad una ricerca con molti rischi di fallimento, per ritrovarci con un costo dell’energia addirittura aumentato. Se investissimo tali risorse nell’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, con tecnologie e costi già noti e in continua discesa, avremmo un sicuro beneficio per l’ambiente e l’economia creando una filiera nazionale di ricerca e sviluppo.”
D.: Il Governo dice che spingere troppo sulle rinnovabili, per la loro discontinuità renderebbe instabile la rete elettrica. Non si può superare questo limite?
R.: “A proposito di geopolitica delle materie prime di cui tanto si parla in questi ultimi tempi, tra i materiali strategici ad alto valore c’é il litio; pochi sanno che l’Italia ha il privilegio di possedere miniere di litio ad altissima concentrazione. Parliamo di un metallo leggero, non a caso denominato “oro bianco” in quanto strategico per la realizzazione di batterie leggere fondamentali per la transizione energetica, in particolare per realizzare batterie ricaricabili agli ioni di litio che alimentano smartphone, computer veicoli elettrici e per l’accumulo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili discontinue (eolico e fotovoltaico). I maggiori produttori sono Australia, Cile e Cina. I giacimenti italiani, situati nella fascia vulcanica dell’Appennino centrale (Toscana, Lazio e Campania), non vengono praticamente sfruttati; inspiegabilmente preferiamo importare batterie, specialmente da Cina e Australia, piuttosto che sviluppare una filiera industriale autonoma.”
D.: Ma l’energia nucleare si può considerare come fonte pulita?
R.: “Sia gli impianti di arricchimento dell’uranio che la stessa centrale rilasciano dosi di radioattività, anche durante il normale funzionamento, potenzialmente mortali a causa di isotopi che, anche se emessi in piccole dosi, si accumulano negli organismi viventi. Nel caso di incidente grave, che porti ad una fusione anche parziale del nocciolo, come accaduto a Chernobil, la contaminazione sarebbe talmente estesa che le conseguenze sulla salute si protrarrebbero per molti anni. Il Cesio 137 in Ucraina ha reso inutilizzabili per qualsiasi attività economica 10 mila kmq di territorio e cinque milioni di persone ancora vivono in 150 mila kmq di zone ufficialmente ritenute contaminate; a causa della presenza di Iodio 131, circa diciannovemila persone hanno sviluppato col tempo tumori alla tiroide, e il numero è ancora in crescita. Credo che sia inutile aggiungere altro.”
D.: Ma l’acqua per il raffreddamento di una centrale nucleare che viene poi rilasciata in mare o nei fiumi è sicura?
R.: “Nel caso dell’incidente di Fukushima, in Giappone, l’enorme quantitativo di acqua per raffreddare il nocciolo della centrale, fusosi nel 2011, sta ancora oggi comportando lo scarico in mare di abnormi quantità di acqua radioattiva, compromettendo a lungo termine la biologia marina fino a giungere all’uomo con il pescato, con la presenza di sostanze radioattive concentrate attraverso le catene alimentari marine.”
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