
Tra fascino e scandalo: l’industria statunitense
La grande era del cinema muto si sta per concludere ma le sale cinematografiche rimangono i luoghi perfetti dove rivivere sogni ed emozioni. Sono portavoci di un’architettura lussuosa e ricercata e gli spettatori rimangono incantati ed affascinato da questo mondo.
Negli anni Dieci le catene delle sale cinematografiche si organizzano a livello locale e sfidano il potere holliwoodiano arrivando a creare nel 1917 la First National Exhibitor’s Circuit. La First Nation, nata dalla mente del produttore americano Thomas L. Tally, è composta da 26 catene statunitensi che vogliono contrastare il crescente potere della major Paramount Pictures, espandendosi fino a trasformarsi in un’importante società di produzione di film nel 1919 cambiando il nome in Associated First National Pictures, Inc. Pochi anni dopo nel 1928 la catena passa alla Warner Bros. finché non viene assorbita da quest’ultima nel 1929. Per diversi anni i film della Warner Bros. vennero marchiati First National Pictures fino al 1936, anno in cui la First Nation smise di operare del tutto nel campo del cinema.
La macchina hollywoodiana che ha in mano una grande fetta dell’intera industria cinematografica inizia ad essere oggetto di scandalo per via della diffusione di voci su quello che succede dietro le quinte dei film in produzione. Situazioni compromettenti e spiacevoli accadimenti portano l’industria a correre ai ripari e a pensare a delle linee guida da seguire per la realizzazione dei futuri lungometraggi. L’incarico per la realizzazione di tali regole viene affidato a William H. Hays, nominato primo presidente della MPPDA, la neonata Motion Picture Producers and Distrubutors of America. Hays aveva il compito di mostrare a tutti che Hollywood stava prendendo le giuste precauzioni per una revisione completa dei suoi prodotti, e così nel 1927 viene elaborato un elenco intitolato Don’ts and Be Carefuls che presentava una serie di regole che i registi dovevano rispettare. Nonostante le intenzioni erano quelle di una ripulitura generale non vi era di fatto nessun meccanismo che portava all’applicazione di tali regole e fu solo nel 1934 che alla fine Hollywood si arrese alla nuova condotta e al nuovo Codice Hays, a seguito di un emendamento che sanciva l’approvazione dei film da parte della casa di distrubuzione cinematografica.
In questo periodo di grandi cambiamenti l’industria cinematografica americana pone fine alla cosiddetta “prospettiva di controllo verticale”: il controllo verticale consiste in studi gestiti molto accuratamente e suddivisi in tre fasi: produzione; distribuzione; esercizio. Se controllo queste tre macroaree, controllo l’intero ciclo di vita del film. Questa tipologia di pensiero è collegata al fatto che in America il cinema nasce come industria, non come arte: non ci sono avanguardie, le major sono come fabbriche perfette che permettono la produzione di film ad alto budget, nuovi investimenti e film campioni d’incasso.
Buster Keaton e Charlie Chaplin
Negli anni di sviluppo dell’industria americana troviamo due tra i più grandi attori e registi comici di tutti i tempi: Buster Keaton e Charlie Chaplin. I due artisti funzionano poiché prendono di mira quella che era la società moderna americana; grazie a loro infatti ci viene presentata una critica della società mai vista prima, più o meno coscientemente, attraverso la loro arte e il loro talento.
Il comico presenta una forza più o meno grande di destrutturazione e Chaplin non è da meno: possiede una forza di destrutturazione morale e sociale ed è il primo autore di portata mondiale; per qualcuno è sinonimo del cinema stesso e del cinema inteso come arte.
Il suo è un linguaggio schietto, pulito e lineare. E’ l’autore assoluto dei suoi prodotti in quanto realizza il soggetto delle sceneggiature, le musiche, è regista e attore ed è estremamente preciso in quello che promuove. Assieme a Keaton e ad altri grandi comici promuove un sottogenere del cinema comico chiamato slapstick comedy, nato in Francia e diffusosi poi in America in questo periodo. E’ un genere che predilige il linguaggio del corpo tramite gag e situazioni elementari buffe che vengono apprezzate sia dai grandi che dai piccoli.
Charlie Chaplin, Il Circo (1928)
Buster Keaton, anche lui attore e regista, smonta il lieto fine tipico americano mostrandoci tutte le contraddizioni della vita. Ha una mimica ridotta dal punto di vista visivo ma riesce a comunicare in maniera molto convincente con il corpo.
Buster Keaton, Sherlock Jr (1924)
Sherlock Jr. racconta la storia di un operatore cinematografico amante dei polizieschi che aspira a diventare detective. Qui troviamo una comicità razionale, fredda. Il protagonista sogna di diventare Sherlock ed entra in un’altra dimensione riuscendo a fare quello che non riesce a fare nella realtà. E’ sicuramente un film metalinguistico, “un film nel film”, reso possibile grazie al potere del cinema.
King Vidor e la Folla
Uno dei lungometraggi più rappresentativi degli anni ‘20 del cinema americano è sicuramente La Folla del regista e produttor King Vidor, del 1928.
Vidor celebra la macchina attraverso il “sintagma a graffa”, ovvero la riproduzione delle immagini senza un rapporto spazio-temporale, presentandole come un insieme e conferendo libertà di movimento alla macchina da presa, libera di muoversi dovunque e capace di mostrarci rapidamente situazioni contrastanti, dalla gioia alla catastrofe. Lo spettatore intuisce il passare del tempo grazie alla sequenza ordinata delle riprese e a degli elementi che lo aiutano come il calendario e lo scorrere dei giorni. Il protagonista John Sims 137 è un numero tra la folla, e questa condizione viene ben messa in luce dalla cinepresa la quale, partendo dalla folla, si focalizza pian piano su di lui. John sta vivendo le avventure della grande città subendone il fascino ma avendone paura al contempo stesso (è una città che schiaccia l’individuo).
E’ l’emblema del rapporto tra singolo e folla, tra l’individuo appartenente al gruppo sociale ma che al tempo stesso soffre di solitudine: sono tematiche che la sociologia americana inizia ad affrontare in quegli anni, e il cinema ne è consapevole.
Foto di Josep Monter Martinez da Pixabay
Scrivi