
Con l’arrivo dell’autunno si registrano già i primi raffreddori ed i consumatori iniziano a prendere di mira i cosiddetti farmaci da banco contenenti ibuprofene, paracetamolo o acido acetilsalicilico (meglio noto col nome commerciale di «Aspirina»), da soli o associati alla vitamina C di cui in questo periodo aumenta in modo esponenziale il consumo.
Secondo una diffusa credenza popolare, infatti, la vitamina C, se assunta regolarmente, preverrebbe o addirittura curerebbe il raffreddore, a sua volta causato da una prolungata esposizione alle correnti fredde, e ne accorcerebbe significativamente il decorso.
Le vere cause del raffreddore
Malgrado la credenza popolare, è ormai accertato che il raffreddore ha origine virale, visto che ne sono stati isolati più di 200 diversi virus, la maggior parte dei quali appartenenti ai rhinovirus, il cui contagio determina l’insorgenza del cosiddetto raffreddore comune.
La sua maggiore diffusione nella stagione fredda si deve essenzialmente al cambiamento di abitudini, che determina una maggiore concentrazione di persone in ambienti chiusi e poco areati, oltre che al rallentamento delle difese immunitarie alle basse temperature.
La scoperta della vitamina C
Il nome scientifico della vitamina C (dall’ordine cronologico della sua scoperta) è acido L-ascorbico: letteralmente «anti-scorbuto» e per tale scopo è stata definitivamente sintetizzata nei primi anni ’30 dal biochimico ungherese, naturalizzato statunitense, Albert Szent-Györgyi, Premio Nobel per la fisiologia e la medicina nel 1937 che si concentrò in particolare sulla paprika (Capsicum annuum), la spezia che caratterizza la cucina ungherese, in cui accertò una concentrazione di vitamina C addirittura superiore agli agrumi.
Anche se ormai è considerata, proprio grazie alla sintesi della vitamina C, una malattia quasi scomparsa, lo scorbuto (la patologia legata alla mancata assunzione di vitamina C) è stato, per secoli, una vera piaga che affliggeva gli equipaggi delle navi transoceaniche nei quali determinava conseguenze gravissime: dalla perdita dei denti alle emorragie interne sino alla morte.
Allo scorbuto sono ormai attribuibuiti i vari «vascelli fantasma» che turbavano i sogni dei marinai: navi che andavano alla deriva perché, senza alcun apparente intervento esterno, erano periti tutti i membri dell’equipaggio.
Anche se una vera e propria cura dello scorbuto mediante il consumo di agrumi – che oggi sappiamo ricchi di vitamina C – fu sperimentata solo nel 1747 dal medico della Marina britannica James Lind, la correlazione tra la malattia e la carenza di alimenti freschi è assai più risalente.
Già Ippocrate, Celso, Galeno e Avicenna ne avevano trattato, mentre Fenici e Vichinghi arricchivano la loro alimentazione in navigazione con cipolle (i Fenici), more di rovo, cavoli e aglio (i Vichinghi) e si assicuravano che tali cibi fossero presenti negli approdi che utilizzavano più di frequente: le coltivazione delle cipolle rosse di Tropea fu introdotta dai Fenici sulle coste calabresi proprio a tale scopo.
Mentre in estremo oriente i navigatori combattevano lo scorbuto con lo zenzero, coltivato direttamente sulle navi, in America centrale l’acerola, detta anche ciliegia delle Barbados, forniva alle popolazioni locali una straordinaria concentrazione di vitamina C che servì a curare anche gli stremati equipaggi delle spedizioni europee.
Il ruolo della vitamina C come coadiuvante della prevenzione e della cura del raffreddore
Già nel 1934 la vitamina C fu messa in commercio in Germania dalla Merck e in Italia dall’azienda di Elio e Fulvio Bracco con il nome «Cebion, vitamina C», e ne furono evidenziate le proprietà antiossidanti che la rendono ancora oggi uno dei più diffusi additivi dell’industria conserviera.
Il suo ruolo nella prevenzione e nella cura del raffreddore ha iniziato a circolare nei primi anni ’70 a seguito della pubblicazione da parte del chimico statunitense Linus Carl Pauling del libro «Vitamin C and the Common Cold» (Vitamina C e il comune raffreddore) e si è diffuso grazie all’autorevolezza dell’autore, vincitore di due Premi Nobel: nel 1954 per la chimica e nel 1962 per la pace.
Il messaggio di Pauling fu recepito dall’industria farmaceutica che propose la vitamina C come integratore alimentare creando un giro d’affari in crescita che, globalmente, considerando anche gli altri integratori, vale solo in Italia oltre 4,5 miliardi di euro l’anno (fonte: Farmaimpresa).
Come additivo «naturale» è stata poi associata ai più popolari farmaci antinfluenzali incentivandone l’assunzione anche da parte di coloro che normalmente diffidano della medicina tradizionale.
La ricerca scientifica ha poi smentito le teorie di Pauling, evidenziando le controindicazioni di un eccesso di vitamina C e riconoscendo, tuttavia, che la sua assunzione regolare, soprattutto attraverso la dieta, può coadiuvare il rafforzamento delle difese immunitarie e, in taluni casi limitati, ridurre i sintomi e la durata del raffreddore.
L’assunzione della vitamina C nell’ambito della dieta
Senza ricorrere a prodotti di sintesi, il nostro fabbisogno di vitamina C può essere soddisfatto, in ogni stagione, dal consumo di cibi freschi, preferibilmente crudi o cotti a vapore, visto che la vitamina è termolabile e quindi decade nelle cotture alle alte temperature.
Non solo agrumi (anche se per molti iniziare la giornata con una tisana di zenzero e succo di limone sta diventando un’abitudine) ma anche tutte le brassicaceae (cavoli e broccoli), spinaci, radicchio, cicoria e scarola, mentre tra gli alimenti in scatola il pomodoro è sicuramente quello in cui si ha una minore perdita di vitamine.
L’assunzione della vitamina C nell’ambito della dieta consente inoltre di beneficiare dell’apporto dell’olio extravergine d’oliva, di altre vitamine come la A, la D e la E e di minerali (zinco, ferro, rame e selenio) che egualmente collaborano al rafforzamento delle difese immunitarie.
E il raffreddore?
Seguire una dieta equilibrata ricca di prodotti freschi, lavarsi frequentemente le mani, cambiare spesso la biancheria e, soprattutto, arieggiare frequentemente gli ambienti, hanno effetti preventivi superiori alla massiccia assunzione di vitamina C di sintesi.
E se proprio arriva il raffreddore, prendiamoci una pausa e abbiamo cura di noi e dei nostri cari con una dose supplementare di affetto: una terapia che non ha effetti indesiderati e non soffre di sovradosaggi.
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