
La piramide di Bomarzo. Il paesino di Bomarzo, tra Orvieto e Viterbo, è famoso soprattutto per il “parco dei Mostri”. La villa, cioè, costellata di statue mostruose che il suo ideatore, Vicino Orsini, realizzò nel XVI secolo. Più all’esterno del paese, in mezzo a una boscaglia e a valloni di tufo però, si erge un monumento altrettanto sconcertante: la cosiddetta “Piramide di Bomarzo”. Trattasi di uno strano manufatto ricavato modellando ed intagliando una grande roccia di peperino. Un enorme masso caduto in epoca immemorabile a quota 256 metri da una rupe sovrastante. L’altezza complessiva della struttura misura 16 metri, e la sua base circa 8×16.
In un’epoca protostorica, tuttora indefinita, sulla parte orientale della cosiddetta Piramide venne ricavata nella roccia una serie di 26 scalini. I gradini sono larghi da 1 a 4 metri ciascuno. Dopo averli saliti troviamo una prima piattaforma dov’è situato un sedile. Alla destra di questo si trovano altri 9 gradini. Questi conducono direttamente ad una piattaforma di dimensioni maggiori posta nella parte più elevata del manufatto. Sulla parete occidentale dello stesso, invece, sono individuabili alcune misteriose nicchie.
Funzione della piramide di Bomarzo
Per quanto riguarda la funzione o l’uso del manufatto e delle stesse nicchie, non si possono fare, allo stato, null’altro che congetture. L’ipotesi più probabile è senza dubbio quella di attribuire alla “piramide” un uso cultuale. Ci suggerirebbe ciò anche un confronto con una struttura simile (anche se non del tutto) situata al di là del Mar Tirreno. Stiamo parlando dell’Altare di Monte d’Accoddi, presso Sassari.
Il Monte d’Accoddi consta di due terrazze sovrapposte, realizzate in due fasi. La prima, detta del “tempio rosso” e la seconda, quella del tempio-altare vero e proprio. Le sue dimensioni, nella fase conclusiva, raggiungevano i m. 37,5 x 30,5 per un’altezza di 8-10 metri. Ai terrazzamenti si accedeva con una grande rampa che misura oggi m. 41,50. L’uso cultuale dell’Altare di Monte d’Accoddi sarebbe “certificato” dal suo orientamento astronomico.
I primi a eseguire tali misurazioni furono Edoardo Proverbio e Giuliano Romano, fondatori della Società Italiana di Archeoastronomia. I rilievi hanno messo in luce l’orientamento della base della costruzione e l’asse del tempietto posto sulla sua sommità. Essi puntavano verso il sorgere delle stelle della Cintura di Orione intorno al 2300 ed il 2200 a.C. (Età del rame). Questa rilevazione ha consentito di “abbassare” di alcuni secoli la datazione del tempio-altare, ipotizzata inizialmente dai suoi scavatori. In ogni caso, l’Altare di Monte d’Accoddi fu edificato almeno 4-5 secoli prima dei più antichi nuraghes.
Orientamento astronomico della piramide di Bomarzo
Per rilevare anche per la piramide di Bomarzo un eventuale orientamento astronomico, sono state necessarie alcune considerazioni preliminari. In particolare per l’individuazione del punto in cui effettuare la rilevazione. Gli archeologi hanno ritenuto di utilizzare la direzione media di orientamento del manufatto complessivo. In particolare, l’orientamento a sud della parte sopraelevata dell’edificio e delle scalinate destinate ad accedervi. In termini tecnici hanno stabilito che l’azimut astronomico di orientamento del manufatto è pari a 180° con un margine di errore di 2° in più e in meno.
Solamente due importanti stelle corrispondono a tale orientamento, ma in epoche differenti. Esse sono la stella Sirio (costellazione del Cane Maggiore), con un apice intorno al 1180 a.C. ma con una confidenza di 500 anni in più o in meno. Il secondo astro di riferimento rilevato è la stella di Antares (nello Scorpione), con un apice intorno al 450 a.C. e una forbice di più o meno 225 anni.
Nel primo caso, la “modellazione” della piramide sarebbe stata eseguita durante il periodo che gli esperti hanno definito “Protovillanoviano”. Ci troviamo nella seconda parte dell’età del bronzo, ma non ancora in quella finale. Un millennio più tardi della datazione dell’altare di Monte d’Accoddi. Comunque successivamente a quella di tutti i nuraghi sardi (1850-1200 a.C.). Nel secondo caso (V secolo), ci troveremmo in piena età etrusca.
Il mistero non è ancora svelato
L’età protovillanoviana corrisponde all’inizio progressivo dell’ingresso degli indo-europei nella penisola italica provenienti dall’Europa centro-orientale. Ai “protovillanoviani” va attribuita la progressiva introduzione del rito funerario incineratorio nell’Italia centro-settentrionale. Qualora accettassimo questa datazione, la piramide di Bomarzo sarebbe uno dei pochissimi (se non l’unico) esempio monumentale dell’epoca protovillanoviana.
Sembra più probabile, quindi, che il manufatto sia stato realizzato nel V secolo a.C., in piena età etrusca. L’orientamento astronomico, d’altronde, risulta frequente in molte strutture etrusche già conosciute. In particolare, nella città etrusca di Marzabotto, dove le strade principali (cardo e decumano) sono orientate secondo i punti cardinali. L’Ara della Regina a Tarquinia (IV secolo) rivolta verso il sorgere del Sole in corrispondenza del capodanno etrusco. I templi di Orvieto, Pirgy e Filonica (presso Arezzo) suggeriscono orientamenti specifici legati ai solstizi e agli equinozi. Inoltre anche alcune necropoli (Cerveteri, Tarquinia, Sovana) presentano tombe allineate in modo da ricevere la luce solare durante i solstizi.
A questo punto, però, il mistero, anziché svelarsi, s’infittisce. L’orientamento delle strutture etrusche sopra citate, infatti, sono tutti solari. Quello della piramide di Bomarzo, invece, è un orientamento stellare. In Sardegna e nelle strutture megalitiche dell’Europa Occidentale, solitamente, gli orientamenti stellari precedono quelli solari. Vedasi i dolmen e lo stesso Altare di Monte d’Accoddi. Ciò potrebbe indicare che la piramide di Bomarzo sia più antica di quanto da noi ipotizzato. Oppure che il suo allineamento sia un relitto di culti pre-etruschi di cui non è rimasta notizia. Insomma per spiegare che cosa sia e a cosa sia servita la piramide di Bomarzo, continuiamo a brancolare nel buio.
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