Ambientalismo, c’è quello costruttivo e quello dannoso

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Ambientalismo. Può esserci quello buono e quello cattivo. O meglio si può trattare di ambientalismo costruttivo o di ambientalismo dannoso e inconcludente. Il “secondo che abbiamo detto” rappresenta – a nostro parere – un serio pericolo per la comunità. Perché parte da presupposti ideologici non verificati sul campo. Ed è sostenuto dal populismo più bieco. Soprattutto, è dannoso per lo sviluppo equilibrato della società e la tutela stessa di quell’ambiente che vorrebbe proteggere.

L’ambientalismo costruttivo è invece più raro. Perché, come dice il proverbio, chi lavora sbaglia. O meglio, come cantava il cantautore: “qualunque cosa fai, tu sempre pietre in faccia prenderai”. Oltre a quello “cattivo”, esistono però anche alcuni interessanti e pregevoli esempi di ambientalismo costruttivo. Passiamo quindi in rassegna gli uni e gli altri.

Ambientalismo buono, il caso di Rovigo

Il primo esempio è relativo allo smaltimento dell’amianto. Si fa presente, infatti che migliaia di persone in Italia muoiono ancora per mesotelioma. Il tipo di tumore, cioè, dovuto all’esposizione all’amianto. Tra il 2010 e il 2020, sono morte in media 1.545 persone l’anno. Nel periodo tra il 2010 e il 2020 si sono registrati un totale di quasi 17mila casi.

In provincia di Rovigo, però, una vecchia area contaminata dall’amianto è stata trasformata in un progetto di energia pulita. È stato avviato un processo di bonifica culminato nella realizzazione di un impianto fotovoltaico. L’area si estende su 40.000 metri quadrati già appartenente a un allevamento di bestiame. Dai tetti delle sue strutture in stato di abbandono sono state rimosse 160 tonnellate di amianto.

Al loro posto verrà realizzato un impianto fotovoltaico da 4,1 MW di potenza. Tutta l’elettricità prodotta sarà immessa in rete come energia rinnovabile. Grazie alla rigenerazione dell’area e alla produzione dell’energia pulita, si arriverà a ridurre l’emissione annuale di CO₂ di più di 2.274 tonnellate. Ciò equivale alla piantumazione di circa 151.645 alberi.

Ambientalismo dannoso, il caso del gasdotto TAP

La successiva vicenda è invece un esempio di ambientalismo inconcludente e altamente nocivo per le comunità. Si è conclusa infatti la parte giudiziaria della vicenda del gasdotto TAP con assoluzione dei vertici della società realizzatrice. Il TAP è un gasdotto che importa circa il 10% di tutto il metano di cui ha bisogno l’Italia, suscettibile di raddoppio. Il gas proviene dall’Azerbaigian. È perciò evidente che, in caso di chiusura, il nostro paese dovrebbe tornare a dipendere dal gas russo. Con tutte le implicazioni che ne conseguono nel sistema dei rapporti di politica estera.

L’accusa era quella di aver realizzato un’opera deturpante dell’ambiente. Parallelamente erano state diffuse notizie secondo cui la costa salentina in questione, con l’arrivo del gasdotto, sarebbe divenuta un’area industriale. A scapito delle attività turistiche e balneari. Niente di tutto ciò. Per il semplice motivo che il Tap si interra ad alcuni km dalla costa. L’attraversa a 8 metri di profondità e poi procede oltre. A maggior tutela dell’ambiente, la società costruttrice aveva poi provveduto a spostare gli ulivi interessati. E, per inciso, sono stati tra i pochi ulivi pugliesi salvati dalla xilella.

Si erano infine diffuse notizie che il gas trasportato fosse cancerogeno anche da 8 metri sottoterra. Dimenticando che trattasi dello stesso gas che usiamo normalmente nelle nostre case. Per non parlare delle manifestazioni, a volte violente, che hanno messo in pericolo la sicurezza degli onesti lavoratori del cantiere. Ecco, questa è stata un esempio di “ambientalismo cattivo”, dannoso e inconcludente.

Casi oggetto di ambientalismo buono e di ambientalismo cattivo

Passiamo ora al caso del termovalorizzatore di Roma, previsto nell’area industriale di Santa Palomba. È stata aggiudicata in via definitiva la sua realizzazione. L’investimento è pari a 1 miliardo di euro. L’apertura dei cantieri è prevista entro l’estate 2025. Il nuovo impianto sarà in grado di trattare 600mila tonnellate all’anno di rifiuti indifferenziati e non riciclabili. La Capitale potrà finalmente beneficiare di uno smaltimento dei rifiuti a un costo inferiore rispetto a quello attuale.

Il termovalorizzatore è inserito in un “Piano rifiuti” che punta al raggiungimento del 70% di raccolta differenziata. Nonché a ridurre a zero il ricorso alle discariche. È stato infatti progettato per integrarsi in modo funzionale con l’intero ciclo della raccolta. Saranno costruiti anche altri quattro impianti ausiliari. Il primo sarà utilizzato per il recupero delle ceneri pesanti. Gli altri saranno un impianto fotovoltaico, una rete di teleriscaldamento e un sistema sperimentale per la cattura della Co2.

Il futuro termovalorizzatore di Roma

Le tecnologie adottate garantiranno un impatto ambientale estremamente contenuto. Le emissioni saranno nettamente inferiori ai limiti fissati dalle direttive europee. L’impianto produrrà energia termica ed elettrica (65 MW complessivi) sufficiente ad alimentare circa 200mila famigliee permetterà il recupero di circa 10mila tonnellate di acciaio, 2mila di alluminio e 1.600 di rame ogni anno.

Il futuro termovalorizzatore metterà la Capitale nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata. Nonché di trattare in modo sicuro la frazione residua con tecnologie all’avanguardia. L’impatto ambientale del ciclo dei rifiuti sarà infatti ridotto del 90%. La problematica era stata invece oggetto del cosiddetto “ambientalismo cattivo”.

Le precedenti amministrazioni della Capitale avevano prima chiuso la discarica privata di Malagrotta. Poi, al suo posto, avevano introdotto un sistema inefficiente ed inquinante. I rifiuti indifferenziati di Roma (il’70% del totale) venivano trasferiti in discariche lontane, anche all’estero. Tali trasferimenti risultavano assai costosi per il bilancio AMA. Il tutto a spese del contribuente romano.

Foto di Mystic Art Design da Pixabay

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