#StopCasteller – Dalla parte degli orsi del Trentino

“Smontiamo la gabbia. Dalla parte della resistenza animale” è lo slogan del corteo nazionale che si svolgerà oggi, domenica 18 ottobre, a Trento, per gli orsi rinchiusi nella struttura del Casteller. Il corteo, organizzato da Assemblea Antispecista, Centro sociale Bruno, Coordinamento Studenti medi Trento Rovereto e Fridays for Future Trento, intende manifestare la solidarietà agli orsi prigionieri e, soprattutto, contestare le politiche generali sugli orsi della provincia autonoma trentina.

Probabilmente molti di noi avranno fatto il tifo per l’orso M49 e sperato nella sua fuga e ritrovata libertà, almeno una volta. Scappato dal recinto del Casteller lo scorso luglio, di M49 si è sentito raramente parlare nei mesi successivi, fino al giorno della sua cattura. M49 viene preso il 7 settembre con l’ausilio di un tubo trappola, sedato e rinchiuso in un’area piccolissima all’interno del Casteller, chiamata “tana”: un angusto spazio di circa 0,7 ettari che veniva inizialmente presentato come un grande recinto nel verde. 

#StopCasteller

Il Centro di recupero fauna alpina Casteller è un punto di soccorso e ambulatorio per animali selvatici, immerso nel bosco, a pochi minuti di auto da Trento. Si apprende dalla pagina web del centro: “dopo che gli animali sono stati curati, se in grado di sopravvivere da soli, vengono nuovamente rilasciati in natura; se questo non è più possibile, gli animali trovano una nuova casa in grandi recinti del centro di cura”.

Ma Casteller è anche altro. Nel tempo, quello che era nato come un ambiente prevalentemente naturale volto al loro recupero, è diventato, all’occorrenza, una prigione per animali, almeno per quelli “problematici”, ritenuti pericolosi per l’uomo.

È questo il caso di M49 e come lui, di M57, così come dell’orsa DJ3, reclusa da ben 9 anni, e di altri orsi ancora che, prima di loro, hanno avuto come unica colpa quella di seguire il loro istinto e comportarsi semplicemente da orsi.

Cosa sta accadendo agli orsi in Trentino?

Forse non tutti sanno che gli orsi, in Trentino, sono stati reintrodotti dall’uomo ormai più di venti anni fa. Nel 1996 nasceva Life Ursus, progetto finanziato dall’Unione Europa, con l’obiettivo di salvare l’esigua popolazione di individui autoctoni ormai prossimi all’estinzione.

La fase operativa del progetto è iniziata nel 1999 con la liberazione dei primi due esemplari importati dalla Slovenia: Masun e Kirka. Tra il 2000 e il 2002 sono stati liberati altri 8 individui, per un totale di 10 orsi, tracciati con radiocollare. 

Il Progetto Life Ursus è terminato nel 2004; da quella data è iniziata la gestione ordinaria del parco. L’obiettivo era consentire la costituzione di una popolazione vitale di almeno 40-60 orsi adulti nell’arco di qualche decina di anni. Risultato raggiunto a quanto pare: il nucleo di orsi è oggi stimato in circa 50 esemplari.

“Dal 2000 in poi, tuttavia, le norme non sono più state seguite – spiegano gli organizzatori del corteo – Forse, se fossero state applicate le misure che erano state appositamente previste per garantire la sicurezza tra gli orsi e gli abitanti, non ci si troverebbe nella situazione attuale, dove si cerca di catturare gli orsi perché ritenuti un pericolo per la vita umana e per i cacciatori”.

Errori politici

Il 14 settembre scorso, su indicazione del Ministero dell’Ambiente, l’ISPRA – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – e i Carabinieri effettuano un sopralluogo all’interno del Casteller. Le autorità dichiarano che gli orsi versano in una severa condizione di stress psicofisico, dovuto alla forzata convivenza di tre esemplari di grandi dimensioni all’interno di uno spazio di fatto piccolissimo per una specie abituata a percorrere anche 20 km in una sola notte.

Dalla relazione del veterinario che ha seguito l’evolversi delle loro condizioni di salute si apprende che: M49, a poche ore dalla cattura, ha smesso di alimentarsi e scarica le sue energie contro le saracinesche della sua cella cercando disperatamente una via di fuga; M57 sviluppa movimenti ripetitivi – sintomo di forte stress – provocandosi lesioni per i continui sfregamenti; l’orsa DJ3 è la sola rimasta nei recinti esterni ed è terrorizzata dai due maschi, non si avvicina alla tana né si alimenta.

Il centro Casteller è per giunta in fase di ampliamento; i lavori e il continuo viavai di operai rendono gli orsi molto suscettibili. Sedarli appare la scelta più sensata; questo significa tuttavia lasciarli storditi per buona parte del tempo.

Progetto fallito

“Gli orsi detenuti al Casteller vengono definiti problematici. Questa, tuttavia, non è una definizione etologica, bensì politica – spiega uno degli attivisti e promotori della manifestazione – Se andiamo a vedere i dati, negli ultimi 20 anni, ci sono stati solo 4 incidenti nella relazione uomo-orso. Se facciamo un paragone, in un solo anno, nell’arco alpino, avvengono 110 incidenti con bovini, che portano alla morte di 6 persone ogni anno. Nessun politico però si appella alla sicurezza dei cittadini andando a discapito degli interessi degli allevatori. Perché questa attenzione nei confronti di un orso che si comporta da orso? Perché politicamentei il solo animale ‘buono’ è l’animale che produce reddito. L’orso incarna l’emblema di libertà, non piace alla legge dell’ordine, piace solo quando è in prima pagina come immagine di copertina per dare una tintura green alla regione”.

Come gli stessi militanti antispecisti evidenziano: forse i milioni di euro spesi per il Progetto Life Ursus sarebbero stati più efficaci se usati per finanziare progetti di educazione nelle scuole, formazione di operatori turistici, sensibilizzazione naturalistica e informazione a residenti e turisti per una convivenza pacifica.

Quali errori sono stati commessi nel caso del progetto Life Ursus? Quali elementi sono stati trascurati?

Vi è traccia di uno studio di fattibilità effettuato prima della realizzazione del progetto, così come di un trovato consenso da parte dell’opinione pubblica. I documenti disponibili riportano risultati incoraggianti: circa 1700 km2 dell’area individuata risultavano essere idonei alla presenza dell’orso e più del 70% degli abitanti si erano detti a favore del rilascio di orsi nell’area (Parco naturale Adamello Brenta).

Pur essendo stato realizzato con buone intenzioni e considerando i vari risvolti del caso, probabilmente non tutte le potenziali ricadute del progetto erano state calcolate. Ad esempio, la mancanza di un rigoroso monitoraggio delle nascite potrebbe aver impedito la tracciabilità dei nuovi nati. L’incremento del nucleo, inoltre, può aver avuto come diretta conseguenza la necessità per questi ultimi di aumentare la ricerca di cibo, anche in prossimità dei centri abitati, arrivando quindi ad attaccare allevamenti (M. Corti, Università degli studi di Milano).  

Convivenza possibile?

La questione uomo-orso in Trentino, che potremmo riassumere nello slogan #StopCasteller, tuttavia va ben oltre l’obiettivo di sviluppare un turismo locale e sostenibile, e deve andare oltre una volontà che – vista sotto più punti di vista – resta comunque prevalentemente antropocentrica.

Ciò che importa considerare, ad oggi, è il risultato del progetto e delle sue indesiderate conseguenze, i cui effetti incombono principalmente sulla vita di orsi innocenti e di per sé innocui.

In 20 anni, 34 orsi sono stati inseriti nel territorio trentino, poi abbattuti o imprigionati. Ciò che conta, pertanto, è ancora altro da noi: M49, M56, DJ3 e i loro compagni non hanno bisogno di una voce che parli per loro, né di una gabbia che li protegga. Glo orsi non chiedono che venga concesso loro più potere, nè più comfort; chiedono solo di essere lasciati liberi di crescere e morire naturalmente a casa propria, tra quelle che sono anche le loro montagne.

Foto di Free-Photos da Pixabay

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