Love is Love. Il Gay Pride sfila per Londra

A Londra ha sfilato la Gay Pride Parade e non era una parade qualsiasi: era quella del Giubileo, la cinquantesima da quella prima, disperata rivolta di New York quando gli avventori dello Stonewall Inn, noto locale gay, si ribellarono all’ennesima retata della polizia. Non che lo Stonewall fosse del tutto in regola: pare, infatti, che vendesse alcolici senza averne la licenza, oltre ad avere un sommario rispetto delle norme igieniche. Ma non era certo l’unico locale di New York a violare i divieti, solo che lo Stonewall era anche un noto luogo d’incontro gay.

Nel 1969 essere gay, in America, non era più reato, era reato solo avere rapporti omosessuali, un bel passo avanti, eh? Però le retate allo Stonewall continuavano: la polizia entrava ed arrestava gli avventori, magari con il pretesto dell’alcol. E spesso, il giorno dopo, i nomi degli arrestati apparivano sui giornali, chè la legge sulla privacy ancora non c’era. Così, quella sera del 28 giugno 1969, vai a capire chi cominciò, forse un trans esasperato che lanciò una bottiglia contro la polizia, scoppiò una rissa pazzesca tra avventori e forze dell’ordine. Ci vollero ore per sedare la rivolta ma di nuovo, nelle notte seguenti, gli scontri continuarono fino a che, i primi di luglio, oltre 1000 persone si radunarono davanti allo Stonewall Inn: dateci il nostro diritto di essere, chiedevano. Niente di più. Era nato il Gay Pride.

Da allora, in tutto il mondo, anzi no, in tutti i paesi del mondo dove essere omosessuale non è vietato come, magari, è vietato fumare, la comunità LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Trans) organizza colorate sfilate in memoria di quella prima rivolta di liberazione del 1969. 

Certo, sono passati ben 50 anni ed il mondo ha avuto il tempo per cambiare. Dal 1990, ad esempio, l’omosessualità non è più considerata una malattia mentale così, finalmente, abbiamo potuto riabilitare Giulio Cesare e Saffo: ‘sto fatto che provassero attrazione per persone dello stesso sesso non ci aveva dato pace.

Dai primi del 2000, Alabama, Oklaoma, Florida e molti altri stati americani hanno abrogato il reato di sodomia ma non si trattava di una discriminazione sessuale, gli americani sono giusti: il sesso era lecito, per tutti, uomini e donne, soltanto utilizzando parti del corpo naturalmente deputate ad esso e, mi spiace, pare che uomini e donne ne abbiano solo una – e differente per maschi e femmine – di parte deputata allo scopo. D’altra parte le femministe mica hanno mai manifestato per avere la piena gestione di quell’altro, no? “Il cuxx è mio è lo gestisco io” non si è mai sentito, ci sarà un motivo? Per questo il suo eventuale utilizzo era punito nella Carolina del Nord con la reclusione fino a 10 anni, roba da aver paura anche solo a proferire la tipica minaccia romana “mo me te ‘ncuxx”, sai ma che veniva vista come un tentativo e ti beccavi 5 anni.

Oggi in buona parte del mondo si è liberi di amare chi si vuole e, in molti paesi, anche di coronare questo amore con il matrimonio. 

Resiste strenuamente l’Irlanda del Nord dove le unioni omosessuali non sono previste. Non stupisce poi molto in un paese, la Gran Bretagna, che nel 1952 arrestò e condannò Alan Turing alla castrazione chimica: aveva la colpa gravissima di essere omosessuale. Quando lavorava per decifrare il codice Enigma i suoi gusti sessuali non erano un problema ma, a quanto pare, il suo impegno e la sua devozione, grazie ai quali la Germania nazista è stata sconfitta, non gli sono serviti da scriminante nè da attenuante. No, nemmeno decidere le sorti di una guerra in favore del proprio paese poteva giustificare gusti sessuali non conformi alle normative in vigore.

Sono passati quasi 70 anni dalla condanna di Turing ed esattamente 50 dalla rivolta di Stonewall, il mondo si è evoluto e la Gay Pride Parade è diventata, per alcuni, solo un fenomeno commerciale e una sfilata carnevalesca. In effetti è anche questo: gente mascherata in ogni modo, gadget con i colori dell’arcobaleno stravenduti. Ma non è solo questo.

Nel 2017 una rappresentanza della Royal Navy, la marina militare britannica, ha sfilato perchè, come aveva spiegato Mike Hill, l’ufficiale organizzatore, “è importante prendere parte a questi eventi per mostrare alla gente che essere lesbica, gay, bisessuale o trangender non è una barriera per appartenere alle Forze Armate e  servire il nostro paese. Ed è importante mostrare ai nostri che li valutiamo sulla base del loro contributo; il loro orientamento sessuale non ci interessa”.

Respect each other“, continua Hill, è la sola cosa che conta. Rispettarsi a vicenda.

In UK, intanto i crimini contro gli omosessuali sono aumentati del 27% nell’ultimo anno; ed a Birmingham ci sono state forti proteste contro l’introduzione della educazione sessuale nelle scuole: “my child my rigth” mio figlio è un mio diritto, “exploiting children’s innocence” si frutta l’innocenza dei bambini si leggeva sui cartelli dei genitori in protesta. Certo, delle relazioni omosessuali non si deve parlare, è roba sporca.

Sì, forse il Gay Pride è una carnevalata.

Però, forse, ce n’è ancora tanto bisogno.

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