Intervista a Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega

Premio Strega, vince Helena Janeczek, con 196 voti per “La ragazza con la Leica”Secondo Marco Balzano con “Resto qui“, 144 voti, terza Sandra Petrignani con “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg“, con 101 voi.

Helena Janeczek, è nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca e vive in Italia da oltre trent’anni.

Nel 1997 pubblica con Mondadori, Lezioni di tenebra, la sua prima opera di narrativa in italiano che affronta, a partire dall’esperienza autobiografica, il tema della trasmissione di madre in figlia di una memoria tabù segnata dalla deportazione della madre a Auschwitz. Vincitrice di diversi premi letterari, dal Premio Bagutta Opera Prima al Premio Berto, al Premio Napoli, al Premio Sandro Onofri, ha partecipato anche a diverse opere collettive.

La ragazza con la Leica” (Guanda, 2017) è il suo terzo romanzo ed è tra le dodici opere finaliste al Premio Strega 2018.

Helena Janeczek è cofondatrice del blog letterario Nazione Indiana. Ha collaborato con Nuovi Argomenti, Alfabeta2 e Lo Straniero e scritto per giornali come La Repubblica, L’Unità, il Sole 24Ore e Pagina 99.

Ha lavorato nell’editoria come consulente per la narrativa straniera. A Gallarate, dove vive con suo figlio e due gatti, organizza il festival letterario SI Scrittrici Insieme.

Helena, scrittrici si nasce o si diventa?

Lo si diventa, anzitutto essendo lettrici appassionate e voraci,  proprio come io sono stata. Mi sono sempre divertita a “cercare le parole”.

Ecco, a proposito, quali libri ti hanno “segnata” fin da quando eri una giovane lettrice?

Anzitutto il caro Emilio Salgari di cui ho letto tutto il ciclo dei pirati della Malesia (anche la sottoscritta n.d.r.), essendo una grande appassionata di romanzi di avventura. Poi sono passata a Tolkien e al giovane Holden e poi ho virato verso i cosiddetti libri “pesanti”: Kafka, Camus, Virginia Woolf.

Hai avuto guide in questo percorso? Magari qualche insegnante…

Ho avuto ottimi insegnanti quando studiavo in Germania. Ma la mia prima guida nella letteratura italiana è stato un amico di famiglia, un professore di italiano, latino e greco, il quale mi ha fatto leggere Gadda e Dante.

Il tuo libro “La ragazza con la Leica”racconta la biografia di Garda Taro, giovane fotoreporter tedesca che morì schiacciata da un carro armato a soli 26 anni, una ragazza ribelle che amava vivere e fotografare nella Parigi degli anni Trenta. È una biografia, un romanzo sentimentale, ma anche (o soprattutto) un romanzo storico, in cui si segnala l’ampia ed accurata documentazione. Helena, quanto lavoro c’è dentro ad un’opera siffatta?

C’è una grande mole di lavoro, un lavoro che finisce quando si consegna il romanzo. Io ho verificato, analizzato, approfondito e messo a fuoco  non solo il contesto relativo a Gerda – sulla quale esistono ottime e solide fonti – ma anche sui tre personaggi che ho scelto come narratori, a proposito dei quali ho fatto ricerche di mio pugno. Poi c’è da ricostruire il periodo storico nei suoi fatti principali ma anche nei particolari della vita quotidiana e tutto questo lavoro emerge solo in parte nelle pagine del libro.

Ti aspettavi di entrare tra i dodici finalisti del Premio Strega?

È stata una sorpresa come tutto il percorso di questo libro, in verità. Ha avuto un’accoglienza calorosa sia da parte della critica sia da parte del pubblico. Questo  mi ha dato enorme soddisfazione.

La tua giornata tipo è tutta dedicata alla scrittura?

Tutt’altro. Sono una persona normale con normali obblighi familiari, ho un figlio di diciassette anni. Scrivo quando riesco e posso, con molti rumori in sottofondo (Helena ride, n.d.r).

Sei nata a Monaco di Baviera, vivi in Italia da trent’anni, sei scrittrice ebrea, polacca, tedesca, italiana. Ti senti italiana? 

Ho appartenenze plurime, ma vivo in Italia da oltre metà della mia vita. Mi sento italiana.

Helena, che cosa vuoi fare da grande?

Riposare un po’ e viaggiare molto.

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