Ezio Bosso, una vita spesa per la Musica

“La mia vita l’ho spesa a condividere le mie conoscenze con gli altri attraverso quello che purifica tutto, che sta sempre in alto: la Musica. Io voglio solo fare musica, nient’altro”

Dopo anni di sofferenza per colpa di una malattia degenerativa, si è spento oggi a Bologna all’età di 48 anni il grande direttore Ezio Bosso, un vero lutto nel mondo della musica classica e non solo.

Il sorriso contagioso di Ezio Bosso e la sua carica d’energia sono le caratteristiche che forse ricorderemo di più assieme a quel suo senso dell’umorismo innato. Un grande uomo che ha saputo trasmettere il suo immenso amore per la Musica nella semplicità più disarmante.

In un bellissimo intervento tenutosi il 29 settembre 2019 all’interno della manifestazione Cremona Musica 2019 il direttore d’orchestra, assieme al pianista Roberto Prosseda, ci ha donato parte del suo grande mondo interiore, sempre con grande umiltà.
“La musica” disse il Maestro, “libera, mi ha liberato dalla mia condizione sociale e da tante altre cose. Si fa musica per educare e per permettere a tutti di accedere alla Bellezza.”

E poi quell’idea, quella scommessa di portare la musica nelle case delle famiglie italiane trasformatasi poi in realtà grazie al palinsesto Che storia è la musica, un programma che riscosse un notevole successo su Rai3. La novità consisteva nel diffondere la musica classica a tutti donandoci un modo nuovo di concepirla. Con la sua orchestra portò in prima serata la Quinta e la Settima sinfonia di Beethoven, secondo Ezio il primo ad aver detto “non abbiate paura della musica perché la musica siamo noi.” Beethoven fu sicuramente un compositore molto caro a lui: affermò che “Chiedere qual è il tuo compositore preferito è come chiedere ad un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà; io so solo che il papà è Beethoven!”

La televisione è sempre stata per Bosso il primo mezzo di comunicazione, uno dei tanti altri luoghi dove poter fare musica. A partire dal telegiornale, essa ha un ruolo sociale fondamentale nel nostro paese in quanto primo strumento educativo. Ed è per questo che con il tempo è diventato un mezzo indispensabile per diffondere la cultura; l’unione che forma l’organizzazione perfetta, un lavoro svolto con grande impegno da ogni singola persona per realizzare qualcosa che sicuramente non si era ancora visto prima, ovvero musica classica presentata in prima serata e in un modo talmente travolgente da coinvolgere tutti. “La televisione ha una cosa bella che è l’altro, la persona che sta dietro allo schermo: è bello perché ci sei anche tu. Anche la televisione per me è un’altra casa, un altro posto dove fare la musica. Io voglio solo fare la musica, nient’altro. ”

E’ nella natura della musica condividere il sapere e non far pesare il sapere, esser egocentrici. La musica unisce, ci pone sullo stesso piano, non permette divisioni interne ed esterne perché non è nata per questo, e Bosso non ha smesso mai di ricordarcelo.
Commovente era anche il suo rapporto con l’ orchestra, la quale nel mentre che suona si espone mettendosi a nudo e, di conseguenza, a rischio: “Si deve sempre rischiare per trovare il suono perché se non rischiamo abbiamo sbagliato mestiere. Il mondo della condivisione che esiste in orchestra è quello che troviamo nella società”. Per Bosso il rispetto delle competenze che porta alla fiducia nell’altro era alla base di ogni cosa, è una delle parte fondamentali nell’orchestra. “Siamo in un paese che tende a far sempre vedere l’incompetenza da qualche parte. Quando riconosci l’esperienza dell’altro è lì che davvero hai la fiducia per arrivare in fondo.”

Vi era in lui la necessità di far conoscere la musica agli spettatori, sebbene fosse consapevole degli aspetti negativi che può presentare un simile mezzo di trasmissione. Sempre a Cremona Musica conferma: “Io in quelle cose lì barbare non ci vedo la televisione, ci vedo l’inseguire l’aggressione verbale, e ciò diventa quasi un bullismo, questo continuo gridarsi addosso per dimostrare che uno ha ragione più dell’altro. Ma nella musica classica nessuno può essere più bravo di Beethoven! Noi facciamo la musica per migliorare la vita delle persone non per esser più fighi noi, è questo il punto! E la funzione mia di direttore è quella di migliorare l’orchestra e non di muovere solo la bacchetta, quindi devo sforzarmi il doppio!
A me piace molto la parola filos, mi piacciono i filantropi, i musicofili, non i mecenati. Il musicofilo è colui che ama la musica; è come un virus che dobbiamo propagare agli altri.”

Infine, rimane quel suo grande desiderio dell’insegnamento della Musica sin dalla tenera età: “L’amore, l’entusiasmo che si ha per qualcosa è impossibile, specialmente a dei ragazzi che sono ancora spugne, che non arrivi. Se tu ami quello che fai chi sta davanti a te ama quello che fai”.

Addio ad un grande Uomo e Musicista.

Fonte foto: huffingtonpost.it

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