Sarah Susanka e la Tiny House: la nuova frontiera dell’ecologia economica

main2Piccola e mobile, ecologica ed economica. Il boom della tiny house e la scelta di vivere low cost ed eco-friendly senza abbandonare le comodità. Questo il frutto della filosofia di Sarah Susanka, “to build better, not bigger” (“costruire meglio, non in grande”), e del lavoro di architetti americani come Jay Shafer.

Il movimento delle tiny house (ovvero “case molto piccole”) nasce in America in contrasto con la crescita esponenziale della metratura della casa tipica americana; metratura che cresce di decennio in decennio, nonostante il numero del nucleo familiare medio si stia lentamente riducendo.

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Sarah Susanka, architetto inglese naturalizzato statunitense e autrice di nove best-seller, è una degli ideatori di questo movimento; grazie alla sua collana di libri The Not So Big House, espone la sua teoria della scelta qualitativa su quella quantitativa per quanto riguarda la progettazione e la costruzione delle case, preferendo il risparmio e l’ecologia delle più piccole (non oltre i 98 mq) agli sprechi inutili delle enormi ville americane – che dal 2013 arrivano in media a 250 mq -.

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Ma che cos’è, in sostanza, una tiny house?

Con questo termine ci riferiamo a delle piccolissime case prefabbricate che si adattano perfettamente su quattro o più ruote: case in movimento di una grandezza che varia dai 30 ai 50 mq, che permettono una vita più libera e con meno restrizioni burocratiche (l’uso di energie sostenibili permette l’annullamento dei contratti di luce e gas). Nonostante la ristretta metratura, queste abitazioni offrono tutto l’occorrente necessario per vivere seguendo le norme ecologiche: sfruttano, infatti, pannelli solari ed elettricità, e grazie a materiali ecosostenibili e ad un corretto metodo di fabbricazione permettono di minimizzare l’emissione di carbonio.

Il costo di queste “casette” si aggira tra i 25,000 e i 50,000 euro, con il prezzo che cambia in base alla scelta della società edile, alla grandezza e ai materiali di costruzione.

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Anche l’architetto italiano Renzo Piano si è interessato all’argomento, progettando delle micro case di 2,4 mq di superficie per 3,2 mt di altezza: costruite in legno di tiglio e alluminio, hanno tutte le necessità, compresa una toilette biologica e un angolo cottura elettrico. Le ha chiamate Diogene, dal nome del filosofo greco che, per sfuggire dalla vita convenzionale, decise di rifugiarsi e vivere in una botte.

Una soluzione dovuta alla crisi del mercato immobiliare, a una maggiore consapevolezza ambientale e a una cattiva economia? Forse. A prescindere dalle cause, l’interesse verso questo stile di vita sta aumentando.

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