
Domenica scorsa è andata in onda su Rai Uno la prima puntata dello sceneggiato di A. Sermoneta e G. Bisani “Sandokan”, tanto atteso da chi, giovane o meno giovane, aveva letto i libri del suo autore: Emilio Salgari. Sin dalla fine del 1800 l’autore veronese aveva scritto oltre cento romanzi di avventure, tra i quali oltre dieci aventi come personaggio principale appunto Sandokan che, nella narrazione fantasiosa dello scrittore, da principe malese divenne pirata per vendicare la sua famiglia sterminata dagli invasori inglesi di quelle terre orientali.
Le presentazioni di questa nuova opera televisiva erano state annunciate da tempo sugli schermi Rai e tutti si aspettavano un’opera all’altezza del personaggio, del suo autore e di una precedente edizione in varie puntate che la Rai mandò in onda negli anni ’70 a firma del regista Sergio Sollima, con attori del calibro di Kabir Bedi e Philippe Leroy, che appassionarono critici e pubblico per la narrazione e sceneggiatura fedeli alle storie originali e ai luoghi dove si svolgevano tali avventure.
Ebbene in questa prima puntata della nuova serie televisiva sia il soggetto, sia lo spirito dei personaggi, che la location si sono molto discostati dall’opera salgariana, al punto da farne una rappresentazione snaturata che ha fatto inorridire chi ne aveva letto i libri e chi, collezionista o esegeta, conosce bene le opere dello scrittore veneto, il quale aveva raffigurato Sandokan e il suo compagno di avventure Yanez come eroi appassionanti: coraggioso e difensore dei popoli oppressi il primo, arguto e pieno di trovate intelligenti in secondo.
Anche l’ambientazione riprodotta è risultata davvero discostata dalla realtà: le scene si sarebbero dovute svolgere nel Borneo o nella Malesia ed invece sono state girate in Calabria, Toscana o in teatri di posa, dove la verosomiglianaza con gli ambienti orientali è davvero diversa dalla realtà, senza nessun fascino esotico, con comparse europee che venivano spacciate per popolazioni malesi e scene d’azione consentite solo da un uso spropositato di Computer Generated Imagery e da ledwal.
I personaggi poi sono completamente falsati, oltre il limite del tollerabile, con un Sandokan, la “Tigre della Malesia”, armato di una ridicola spada, ben diversa dai “parang” o “kampilang” in uso in quei luoghi, con un stesso abbigliamento non verosimile e con fattezze comportamentali più simili ad un pupazzo manga giapponese. Anche Yanez risulta grottesco e sembra la caricatura del personaggio a suo tempo inventato da Salgari.
I natali di Sandokan sono stati stravolti: invece di essere di schiatta reale viene narrato come un trovatello, allevato da una prostituta e quindi privo completamente di carisma e spirito cavalleresco ben lontano dal pirata-giustiziere proposto da Salgari che era invece una specie di eroe contro l’invasione inglese dell’oriente di quell’epoca di fine ottocento, seguito da una schiera di “tigrotti” che apparivano eroi di quel “risorgimento” malese contro l’oppressore.
Marianna, invece della affabile e signorile lady inglese, figlia di un lord di quel paese, sembra più che altro una “sufragetta” appassionata entomologa ed animalista, indecisa se farsi corteggiare da James Brooke o dalla Tigre della Malesia, completamente diversa dalla trama originaria dove invece viene conquistata da subito dal fiero e coraggioso pirata, senza concedersi ad altri personaggi che invece nei libri salgariani detestava grandemente.
Che Salgari non venisse più letto da alcune generazioni era ormai cosa assodata ma che non fosse studiato, anche nei dettagli, da chi si appresta a cimentarsi in un serial televisivo è parecchio disdicevole proprio perché, tra svarioni e falsi storici, si sono commesse tali imprecisioni da rendere il prodotto finale inqualificabile ed inguardabile, come se fosse alla fine una parodia del racconto originario salgariano.
Fonte foto: rainews.it
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