Il Governo di Buridano

Il Presidente della regione Piemonte Chiamparino ci è andato giù duro, ma era inevitabile poiché l’ennesima  “trovata” del governo gialloverde sulla ( o sul) Tav ha lasciato tutti, se non scontenti, sgomenti. 

Nemmeno questa volta si è avuto il coraggio di affrontare sul serio la questione e di assumersi le proprie responsabilità, preferendo ricorrere  ai cavilli giuridici dell’avvocato del popolo Giuseppe Conte, che ha trasformato i bandi in “avvisi”, gli appalti in “inviti” e l’affaire del treno ad alta velocità nella favola dell’Asino di Buridano. Quello che per non decidere da quale mucchio di fieno alimentarsi, alla fine morì di fame. 

Faremo anche noi la stessa fine? 

Per ora stiamo solo confondendo il Paese e non soltanto sulla costruzione di quest’opera che può piacere o non piacere, ma in generale sull’andare avanti o tornare indietro, sulla concretezza e le fantasie, sul progresso e il regresso, sulla crescita e la decrescita: felice per gli uni e infelice per gli altri.

Il fatto è che  siamo fermi ai preliminari, agli stuzzichini, all’essere o non essere, al si fa o non si fa, all’inizio del tema o al continuum del dubbio: vedremo, faremo, analizzeremo, decideremo… senza tener conto dei trattati internazionali e di quelli bilaterali, dei fondi stanziati, dei finanziamenti perduti, del lavoro e delle penali. 

Si naviga a vista, se mai qualcuno di coloro che ci dirige sapesse governare una barca. 

Nemmeno il “Capitano ”, nonostante il piglio da condottiero, sa più che pesci pigliare e a forza di contorsioni e giravolte, nella rete c’è caduto pure lui. 

Scegliere in politica vuol dire  avere il coraggio di governare, dimostrando libertà e, qualora ce ne fosse bisogno, di saper guidare, di assumersi responsabilità e rischi ma anche d’impugnare un martello, di giostrare con una cazzuola e produrre occupazione, benessere e sviluppo  per tutti. 

Siamo invece al palo, alla  recessione conclamata e al di sotto di tutti i parametri di crescita che ci avevano magnificato. Con l’incombenza di  una seconda manovra finanziaria che sarà di lacrime e sangue poiché partiamo da un debito di una quarantina di miliardi di euro già accumulati.  

Nonostante ciò, remiamoda mesi nell’evanescente, nel mondo del  probabile, del possibile, dell’insondabile, attaccati ai forse, ai vedremo, alla centesima analisi costi/benefici e  alla luna di miele di un “contratto” matrimoniale che nessuno aveva chiesto né previsto, mentre i Cinque stelle ci dicono che il progetto Tav è bloccato e la Lega che si va avanti spediti. 

La verità? Nessuno la sa. 

Oggi è così ma domani “è un altro giorno e si vedrà” cantava Ornella Vanoni. Ma siccome non si tratta solo di canzonette, quell’invettiva del Governatore piemontese, quell’accorato: “Repubblica delle banane” ci sta e non saranno gli azzeccagarbugli di manzoniana memoria a modificare la situazione. 

Come l’asino di Buridano  abbiamo deciso di non decidere in barba  all’impegno con la Francia e l’Europa, alle brutte figure, agli imprenditori in crisi, alle penali, ai cantieri bloccati, alla disoccupazione, al declino industriale e pure agli abitanti della Valle che aspettano di sapere se sono carne o pesce, agli 800 milioni di finanziamenti  europei che prenderanno altre strade,  alla credibilità e alla fiducia perdute.  

Per ora pasteggiamo a caviale e champagne con il vento in poppa dei sondaggi elettorali e fino alle europee quel fieno resterà lì  in attesa di potercelo mangiare prima che ammuffisca,  evitando di dover per forza morire di fame per stoltezza e caparbietà.

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