I sogni impossibili di Madame Bovary  

parigi madame bovary

In letteratura il concetto di bovarismo consiste in un atteggiamento di evasione dalla realtà che porta a rifugiarsi in una dimensione alternativa costituita per lo più da sogni nutriti di letteratura. Emma Bovary — protagonista di Madame Bovary (1856), celebre romanzo realista di Gustave Flaubert da cui deriva il termine bovarismo — è una piccolo borghese di provincia a cui la propria vita non basta. I suoi sogni sono troppo grandi da realizzare nella tranquilla cittadina campagnola di Tostes. Troppo sfavillanti rispetto al matrimonio con un uomo mediocre e ottuso come il dottor Charles Bovary. 

Sogni giovanili

Da ragazzina, negli anni degli studi presso le Orsoline, Emma si reca spesso da una vecchia zitella di nobili natali che accomoda la biancheria. Ascolta le sue storie, le sue vecchie canzoni e si fa prestare da lei romanzi in cui «si trattava sempre di amori, di amate, di amanti, di dame perseguitate che svenivano in edifici solitari; […] di fosche foreste,  di cuori in tormento, giuramenti, singhiozzi, lacrime e baci». Modelli farciti di sensiblerie romantica che suscitano nella giovane Emma una serie di immagini patetiche, impossibili e irresistibili che definiscono il suo ideale di felicità. Si aggiungono poi le letture delle opere di Walter Scott, autore romantico per eccellenza, che la fa innamorare dei soggetti storici. 

Flaubert afferma: «[Emma] avrebbe voluto vivere in qualche vecchio maniero come quelle castellane dal lungo corsetto che passavano le giornate sotto i trifogli delle ogive, col gomito sulla pietra e il mento appoggiato sulla mano, a veder arrivare, dall’estremo orizzonte della campagna, un cavaliere dalla piuma bianca galoppante su un cavallo nero! Fu per lei il tempo del culto di Maria Stuarda e delle venerazioni entusiaste per le donne illustri o infelici». Nelle fantasie della giovane Emma, la felicità non coincide per forza con la gioia, bensì con una vita sublime anche al costo del dolore. Le passioni tempestose e tragiche diventano sinonimo di vita vissuta fino in fondo e anche l’attesa risulta eroica se ciò che si aspetta è il grande amore. 

Sognando Parigi

Le fantasie di Emma non ruotano intorno solo a determinate situazioni, ma anche a tempi e spazi precisi. Certi desideri infatti hanno bisogno della loro cornice ideale per realizzarsi («tutte le febbri della carne e i languori della tenerezza non si separavano mai nella sua fantasia dai grandi castelli pieni di agi»). Crescendo, i sogni di Emma abbandonando i chiaroscuri dell’epoca medievale  per concentrarsi sull’antitesi del paesaggio rurale:  la metropoli. Non una metropoli qualsiasi, bensì Parigi. Non la Parigi reale, ma quella ideale costruita sulle letture e sullo studio di una piantina con i quadratini bianchi al posto delle case. 

È una città che sta tutta in un nome capace di accendere la fantasia («Com’era Parigi? Che nome immenso!»); e che pur essendo «più vasta dell’Oceano», nella visione limitata di Emma, si esaurisce tutta negli ambienti lustri e suggestivi in cui si muovono ambasciatori, duchesse e intellettuali. Madame Bovary pensa davvero che questa Parigi possa esistere e invece di accettare lo scarto con il possibile si sente prigioniera di un’eccezione: «Tutto ciò che la circondava al presente, la noiosa campagna, i piccoli borghesi stupidi, l’esistenza mediocre, le pareva una eccezione nel mondo, un caso particolare nel quale si trovava imprigionata, mentre al di là si stendeva, a perdita d’occhio, l’immenso paese della felicità e delle passioni». Sarà proprio questa sua incapacità di saper distinguere il possibile dall’impossibile, la sua inettitudine a rassegnarsi al vivere impoetico, a portarla all’autodistruzione. 

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.