Dal vuoto primordiale alla nascita di una stella danzante: come cambia nel tempo il concetto di caos 

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Scrive Nietzsche in Così parlò Zarathustra: «Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante». In altre parole, non c’è cambiamento senza la rottura di un equilibrio, nessuna ricostruzione senza demolizione. Secondo la prospettiva del filosofo tedesco, il caos è una forza creatrice, fonte di una vitalità in grado di disegnare un ordine nuovo dopo il tramonto dei valori tradizionali. In questo senso il concetto di caos coincide con quello di crisi: entrambi rappresentano l’interruzione dolorosa di una continuità come prezzo da pagare per il rinnovamento. 

Il caos dell’origine 

Anche l’inizio degli inizi, la nascita dell’universo, coincide con una fine: quella di qualsiasi cosa l’abbia preceduto. Gli antichi identificavano questo qualcosa con il caos stesso, poiché solo l’abisso del suo mistero può giustificare il vuoto di conoscenza che gravita intorno all’origine. Scrive Esiodo nella Teogonia: «All’inizio fu Chaos e poi Terra dall’ampio seno, per sempre sede perenne degli dei che abitano il nevoso Olimpo, e Tartaro buio nelle viscere della terra oscura». Dunque dal chaos — inteso come abisso originario — viene l’ordine universale, e in particolare l’elemento che più ne rappresenta la stabilità: la terra. 

Nel Timeo, Platone descrive il caos come l’informe materia primigenia da cui il Demiurgo ha attinto per plasmare il mondo sensibile. Non più spazio aperto, dunque, ma materia rozza a cui è necessario dare un ordine. Un’idea simile viene espressa anche dal poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi: «Prima che il mare e la terra e il cielo che copre ogni cosa fossero, un unico volto ebbe in tutto il cosmo natura, quello che dissero caos: una grezza massa indistinta e nulla più che un gravame inerte». 

Il caos entra nel mondo e nell’uomo 

Diversa è l’idea sul caos di Eraclito. Nei suoi frammenti troviamo la frase: «Armonia nascosta è migliore di quella manifesta». Queste parole suggeriscono che il mondo, pur apparendo confuso o caotico ai sensi, è governato da una struttura razionale non immediatamente visibile. Si parla quindi di un caos apparente, che non consiste più in una fase primordiale da superare, ma che si configura come una dimensione strutturale e permanente della realtà, inseparabile dall’ordine. Con Eraclito, l’irrazionalità del caos e la razionalità della logica iniziano a convivere nella vita dell’universo, e in seguito questa coesistenza verrà rintracciata anche all’interno dell’uomo. 

Nel pensiero medievale, il caos si inserisce in una dimensione etica e spirituale. Oltre a rappresentare lo stato primordiale precedente i famosi sette giorni in cui Dio creò tutte le 

cose, esso viene associato al male e al peccato. Assume spesso i connotati di un disordine interiore che può essere superato soltanto con un progressivo avvicinamento a Dio e con l’accettazione dell’ordine da Lui stabilito. Come scrive Sant’Agostino nelle Confessioni: «Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». Ed è proprio nel cuore che, nella prospettiva cristiana, Bene (ordine) e Male (disordine) si affrontano in una lotta tesa, cruenta come quella tra San Giorgio e il Drago. 

La rivalutazione del caos 

Nel corso dei secoli la concezione del caos si evolve, ma un vero e proprio ribaltamento di prospettiva si ha solo in età contemporanea. Con Nietzsche, il caos interiore acquisisce una valenza positiva. Il trionfo dello spirito dionisiaco, ovvero della percezione del mondo come dominato dall’irrazionalità, diventa precondizione per lo scaturire della creatività e dell’autenticità. 

Non bisogna dominare le passioni, ma esprimerle. Bisogna smettere di sottomettersi al dominio secolare dello spirito apollineo, ma prendere atto che il tentativo di poter controllare la realtà è un’illusione, perché di fatto essa è incontrollabile. Per Nietzsche quindi bisogna creare un uomo nuovo, che reagisca alla tragicità del reale in modo caotico e irrisorio, farebbe come l’ebbro dio Dioniso. 

Caos come complemento dell’ordine 

Nietzsche a parte, nel corso dell’età contemporanea la contrapposizione manichea tra caos e ordine si fa, in generale, meno rigida. Il caos non è più concepito come una dimensione da combattere e superare, ma diventa un elemento costitutivo dell’essere umano. Lo dimostra anche Freud quando constata nella psiche un conflitto costante tra le caotiche pulsioni istintive e le ordinate istanze razionali e sociali. Scrive nel saggio L’io e l’Es: «Il rapporto dell’Io con l’Es potrebbe essere paragonato a quello del cavaliere con il suo cavallo: il cavaliere deve tenere a freno la forza superiore del cavallo, ma spesso è costretto a guidarlo dove il cavallo vuole andare». 

Caos e ordine razionale quindi sono complementari ed entrambi necessari nel determinare il destino umano. Accettare il caos senza esserne travolti significa riconoscere la natura dinamica dell’esistenza e saper scorgere la complessità della stella danzante di nietzschiana memoria, frammento di luce generato dal buio. 

Foto di Büşra Akpolat da Pixabay

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