
La terza serata del Festival di Sanremo si è conclusa e ci ha lasciati pieni di dubbi.
Le scelte di Carlo Conti si stanno rivelando controverse e, sera dopo sera, più che chiedersi chi vincerà ci si domanda “Ma perché?” o “Ma come ha fatto?”
Ad esempio: perché ha scelto la Pausini a co-condurre il festival?
La Laura nazionale canta benissimo, è donna di spettacolo ma, sera dopo sera, sta dimostrando di non essere una presentatrice. Però le perdoniamo le tante incertezze, d’altra parte lei, sul palco dell’Ariston, sta facendo pratica e, sera dopo sera, migliora. Non le si possono perdonare, però, gli abiti: la Pausini non si veste, lei si maschera.
Ha iniziato la sfilata carnevalesca apparendo vestita da Morticia Addams, poi da Frozen ed infine da Sirenetta. Ha chiuso la seconda serata vestita alla Iva Zanicchi, con quel bel cappottone intarsiato che all’Aquila di Ligonchio starebbe benissimo. Ma è in terza serata che ha dato il meglio, aprendo la diretta vestita da struzzo, sfoggiando poi un costume da Uniposca giallo fluo (i capelli neri erano il cappuccio perfetto) e terminando inguainata in un simil latex sado-maso rosso.
Ce n’è solo una, per ora, che ad abbigliamento ha fatto peggio della Pausini: Pilar Fogliati, così simpatica, così esile, ha deciso di indossare un abito composto da una giacca squadrata di quattro taglie più grande, che sarebbe stato a pennello al gobbo di Notre-Dame, se fosse stato un trans. Perché lo hai fatto, Pilar? Da quando ti ho visto, deformata in quell’abito, continuo ad immaginare Quasimodo, affacciato dal campanile, che si compiace delle perle sulla gobba.
Ma Conti, non pago di una Pausini, ha deciso il raddoppio con le comparsate di una finta Pausini (il comico Vincenzo De Lucia), sulla cui riuscita umoristica siamo in tanti ad essere estremamente perplessi.
Che la parte comica del festival sarebbe stata un problema si era capito dalla scelta, poi naufragata, di Pucci. Ed oggi viene da chiedersi se non sarebbe stato il male minore.
Una buona idea, però, c’era stata: invitare sul palco Gianna Pratesi, 105 anni di energia e l’orgoglio di aver votato nel 1946 per la Repubblica. E mentre la signora parlava, sul video alle sue spalle troneggiava la parola REPUPPLICA e no, non è un errore di stampa: è un errore del festival. Ma come hanno fatto? Non c’è nessuno che rilegga i titoli?
Ci sarebbero tanti altri interrogativi, tipo perché nessuno ha fatto l’orlo ai pantaloni di Lillo? Perché D’Argen Daminco si è vestito da tenda indiana? Perché Ditonellapiaga si chiama Ditonellapiaga… no, questo lo ho capito ascoltando la canzone, un dito nella piaga.
Ma l’interrogativo più grande serpeggia da ieri sera, dall’apparizione di Irina Shayk.
Irina, top model nota per essere stata testimonial di Intimissimi, è bella. Punto. Per il resto, non parlando italiano, il suo contributo alla conduzione non poteva che essere puramente estetico… anni ed anni di lotte femministe bruciati così, insieme ai reggiseni che Irina non ha mai indossato.
Che la Shayk avrebbe sfoggiato un guardaroba da calendario di officina meccanica si era capito dalla conferenza stampa: indossava una camicia da notte bianca, o qualcosa che le somigliava molto. Ma questo è spettacolo e ci sta.
Ci sta un po’ meno che mentre l’Ucraina affronta il quarto anno di guerra dall’invasione russa, mentre gli sportivi russi sono banditi dalle competizioni sportive mondiali, Carlo Conti abbia deciso di invitare (e pagare) proprio la russa e filo putiniana Irina Shayk, per esteso Irina Valer’evna Šajchlislamova.
A poco vale aver aperto il festival con un appello contro la guerra, Irina sul palco è un’offesa e non solo al buon gusto nel vestire.
Il direttore artistico, però, va dritto per la sua strada, il suo obiettivo è condurre il festival con rigore, rispettando i tempi della scaletta. E non sgarra di un minuto, anzi: nel corso della serata riesce a recuperare 15 minuti di ritardo accumulati per un guasto tecnico e conclude la puntata addirittura in anticipo. Se non ha progetti futuri, il ministero dei trasporti avrebbe tanto bisogno di lui.
Image by SAIYED IRFAN A from Pixabay
https://www.inliberta.it/author/valentina-clavenzani/
Umbè, tu rimandi all’articolo,come dire: ma l’avete letto?
Purtroppo perseverando in questo modo, sta trascinando tutta la rivista in una triste figura. Il caporedattore, certo, non se ne accorge, ma gli altri autori? La direzione? Possibile che nessuno dica nulla? È assurdo che uno che vive tra Londra e Manhattan si comporti come la mia nonna di Soverato CZ, incollata al Festival di Sanremo davanti a un televisore con sette canali. Qualcosa davvero non quadra.
Sfigata leonessa da tastiera, sappiamo chi sei