
Guerre prossime venture. Le situazioni di attrito tra le nazioni che potrebbero sfociare in guerra nel 2025 sono direttamente collegate all’esito delle guerre attualmente in atto. Iniziamo a parlare della guerra in Ucraina. Le trattative sono in atto già da tempo dietro alle quinte. I contendenti però preferiscono trattare – secondo una battuta di Dario Fabbri – “con la pistola sul tavolo”. Le parti cioè, continuano a ricercare posizioni di vantaggio nella trattativa per evitare di cedere territori all’avversario.
Questa è soprattutto la posizione di Putin, a cui è necessario mantenere lo status quo, che lo favorisce tatticamente, per dimostrare di “aver vinto la guerra”. In realtà lo status quo non lo avvantaggia al 100%. Questo perché l’Ucraina si è addentrata nel territorio russo nella zona di Kursk. La Russia, perciò, non può chiedere di tornarne in possesso senza contropartite nel Donbass.
Né può chiedere l’abolizione delle sanzioni senza cedere territori. Sanzioni che solo ora stanno avendo un certo effetto, con il rublo in caduta libera. E con Gazpron che è stata costretta a licenziare il 50% dei propri dipendenti.
Trattative condotte ‘con la pistola sul tavolo’
Gli Stati Uniti – che trattano per conto di Kiev – non si fanno scrupolo, inoltre, di far pesare un’altra carta sulle trattative. Fanno rilevare, infatti, che il possesso dei territori ucraini conquistati è controbilanciata dalla perdita della Siria da parte dei Russi. E qui entrano in gioco i riflessi della situazione attuale sulle guerre prossime venture. La perdita della Siria e l’imminente evacuazione delle ultime due basi siriane fa prevedere un incremento dell’azione russa in Cirenaica.
In Libia, infatti, è in vigore un cessate il fuoco tra il governo riconosciuto dall’ONU e quello supportato dalle milizie del generale Haftar. Il primo si estende su poco meno della superficie della Tripolitania ed è difeso dall’esercito e dalla marina turca. Il secondo su gran parte della Cirenaica e alcune fette di Tripolitania. Haftar è stato a suo tempo ampiamente armato dall’Egitto e dalla Francia di Macron. Sino a quando ha consentito l’ingresso dei mercenari e di alcuni reparti dell’esercito russo.
Guerre prossime venture, incremento dell’impegno russo in Africa
La Russia al momento dispone di una grossa base militare a Tobruk. Con tutta probabilità questa ospiterà anche le navi militari provenienti dalle ex basi siriane. Dispone inoltre di altre 4 basi ai confini del territorio controllato da Haftar. Due rivolte verso la Tripolitania, una verso il sud della Libia (Fezzan) e una verso il Ciad. Molti osservatori ritengono che presto si aprirà un nuovo conflitto libico per inglobare il Fezzan nel territorio controllato da Haftar. Con l’intervento concreto dell’esercito russo.
Ma anche la base russa ai confini del Ciad può essere utile a Putin per espandere la sua influenza verso l’Africa centrale. E, chiaramente, tali possibilità saranno fatte pesare sui colloqui di pace (con gli USA) per l’Ucraina. L’Africa, insomma, continuerà a essere culla di guerre dimenticate da dove scappano centinaia di migliaia di potenziali immigrati verso l’Europa.
Guerre prossime venture, con l’Iran i conti non sono ancora chiusi
La tregua in atto a Gaza fa prevedere a molti che, presto, anche questo conflitto avrà termine. Sono pie illusioni. Israele non se ne andrà mai da Gaza. Hamas ha accettato la tregua per riorganizzarsi durante i 42 giorni accordatigli per il rilascio degli ostaggi. Non ce la farà e, al primo attentato, Israele farà piazza pulita dell’organizzazione terroristica palestinese. Chiaramente, non in breve tempo.
Nel frattempo, però, anche Israele avrà tempo di concentrarsi su altri obiettivi, funzionali alla sua alleanza con i paesi arabi “moderati”. Cioè Arabia Saudita, Emirati, Giordania ed Egitto. Tenendo conto, poi, che la situazione in Siria non si è affatto stabilizzata. Qui, Israele ha rafforzato la sua posizione sulle alture del Golan che dominano visivamente la Capitale Damasco. Inoltre, mentre il dittatore Assad scappava, Israele provvedeva a distruggere la flotta siriana e le basi iraniane in Siria.
La distruzione definitiva delle potenziali installazioni nucleari in Iran sembra il prossimo obiettivo di Israele. La sponsorizzano in tal senso il nuovo Presidente USA Donald Trump il cui genero è ebreo e anche la figlia si è convertita. La spinge in tal senso soprattutto l’Arabia Saudita, per stipulare anch’essa i “Patti di Abramo” che sicuramente Trump vorrà estendere.
Guerre prossime venture, la minaccia degli Houthy
A breve/medio termine gli osservatori prevedono un’azione israeliana anche verso gli Houthy, alleati dell’Iran in Yemen. Dalle loro basi, gli Houthy minacciano il traffico navale diretto verso il Canale di Suez, il Mediterraneo e l’Europa. Sono una minaccia anche per l’Egitto. In caso di blocco di questa rotta navale, infatti, perderebbe il suo ruolo di “guardiano” di parte del commercio mondiale.
In cambio della messa in sicurezza di tale rotta, l’Egitto potrebbe accettare di assorbire qualche centinaia di migliaia di profughi da Gaza. Ciò sarebbe funzionale agli interessi di Israele che non si sogna nemmeno di ripetere il suo errore del 2006. Quando consegnò Gaza all’autorità palestinese per ritrovarsi sotto casa i terroristi di Hamas armati fino ai denti.
Siria da spartire e Palestinesi da ‘espatriare’
Come detto, poi, la situazione in Siria non è affatto stabilizzata. Anzi, non esiste più la Siria. Un buon 30% è controllato da un’entità semiautonoma di Curdi. Nel deserto, esistono ancora scampoli dello Stato islamico-ISIS. Il nord del paese può ormai essere considerato un’appendice della Turchia. E, nonostante i proclami, Erdogan ha tutto l’interesse a rimanervi anche lasciando i palestinesi al loro destino. Israele, tacendo, è pronta ad acconsentirlo.
La Capitale Damasco, sede del nuovo governo siriano, è sempre stata un sogno della dinastia tuttora regnante in Giordania. Non è quindi affatto peregrino prevedere, quanto meno a medio/lungo termine, un coinvolgimento della Giordania in Siria. Chiaramente, con tutto il supporto possibile da parte di Israele. In cambio, Israele potrebbe ottenere da Amman l’assorbimento di almeno un milione di profughi palestinesi di Cisgiordania. Sarebbe la fine del sogno palestinese della costituzione di un loro Stato indipendente.
Israele proporrà all’Autorità Nazionale l’indipendenza su una sola parte della Cisgiordania, escludente gli insediamenti coloniali presenti e futuri. Ma, stavolta, sarà veramente un “prendere o lasciare”. Perché, dopo i Patti di Abramo “allargati”, nessun governo mediorientale avrà voglia di muovere un dito in favore della Palestina. Come, d’altronde, già sta avvenendo.
Foto di Mohamed Hassan da Pixabay
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