Global Sumud Flotilla, “l’immaginazione al potere” che si scontra con la dura realtà politica

Global Sumud Flotilla

Global Sumud Flotilla. Il rappresentante USB dei camalli 1), Riccardo Rudino ha parlato alle folle esprimendosi in favore dell’azione della Global Flotilla. Trattasi di una flotta di decine di navi di dimensioni medio-piccole con a bordo attivisti, artisti e civili impegnati per la causa dei palestinesi di Gaza. Ha levato gli ormeggi da Barcellona, Genova e presto anche da Tunisi per rifornirli platealmente di generi alimentari.

Il “camallo” ha dichiarato che l’USB è pronta a paralizzare il porto di Genova qualora Israele blocchi la Flotilla prima che sbarchi sulla costa di Gaza. Ha poi precisato che, per ritorsione, i camalli non avrebbero più caricato i 13-14 mila container/anno diretti verso Israele. Poi si è lasciato prendere la mano è ha affermato che il blocco del porto di Genova significherebbe anche il blocco dell’Europa.

Ma sulla Global Flotilla c’è posto per le casse di cibo e medicinali?

Ora, non sappiamo quanto seguito possa avere il sindacato USB tra i portuali di Genova (a nostro parere abbastanza minoritario). Conosciamo però la reazione delle compagnie di portacontainer quando Genova è stata veramente bloccata dal crollo del ponte “Morandi”.  Hanno supplito all’inconveniente scaricando (e caricando) a Marsiglia e a Livorno. Oppure, se provenienti dall’Atlantico, dirigendosi direttamente a Rotterdam e ad Amburgo senza far scalo a Genova. Così reagirebbe anche Israele e il resto d’Europa per il carico/scarico dei propri container.    

Personalmente, avremmo anche qualche dubbio che la Global Sumud Flotilla possa sfamare per qualche settimana o mesi il popolo Gazawi. Le barchette sono tutte di piccola dimensione e stracolme di dimostranti. Mentre invece per sfamare oltre due milioni di persone bisognerebbe veramente caricare viveri sui portacontainer.

A chi importa qualcosa del popolo palestinese?

Ora, pur ammettendo di capire molto poco di politica internazionale, secondo il cronista a nessuno importa veramente qualcosa del popolo palestinese. Non importa ai tre “grandi” della terra: Trump, Putin e Xi Jinping. Il primo perché mira a fare di Gaza un altro paradiso per i suoi investimenti privati. Gli altri due perché, sinora, non hanno mosso un dito in favore dei palestinesi. Né importa alcunché al Presidente turco Erdogan, nonostante i proclami. Essendo impegnato a guerreggiare in Libia e in Siria per procura USA, con il solo limite di non toccare i Curdi siriani e iracheni.

Non importa a Egitto e Giordania che, stipulando gli accordi di Oslo e Camp David hanno scaricato il problema a Israele. E poi hanno tappato le frontiere per non accogliere i profughi palestinesi nemmeno se in fuga dalle bombe. Non importa ai governi occidentali. Anche se taluni hanno riconosciuto l’inesistente Stato palestinese. Lo hanno infatti palesemente fatto per ripicca verso gli americani, soprattutto dopo l’imposizione dei dazi di Trump.  

Global Sumud Flotilla come Green Peace

Non importa alla Lega Araba, alla quale non pare vero che Israele possa finalmente eliminare Hamas, Hezbollah, Jihadisti e quant’altro. Anche sulla pelle del popolo palestinese. Non importa nulla ad Hamas e all’Iran che lo finanzia. Infatti Hamas usa i palestinesi come scudi umani, i loro ospedali come deposito d’armi e si appropria del 90% degli aiuti umanitari. Non importa veramente ai sindacati (USB compresa) e ai partiti di sinistra europei. I quali se organizzano manifestazioni di piazza lo fanno per distogliere l’attenzione dai recenti fallimenti elettorali e la loro attuale impotenza politica. Non importa alle ong che trovano una fruttuosa fonte di sopravvivenza nella loro “missione umanitaria”.

Non crediamo nemmeno che interessi alla Global Flotilla e alla sua leader Greta Turnberg. La cui reale intenzione è quella di provocare la marina israeliana (e soprattutto americana). Per ottenere, magari grazie a un incidente, un’ulteriore rilevanza mediatica. Almeno questo è il parere di chi scrive. Che, pur non ritenendosi un grande esperto di politica internazionale, imbiancando i capelli ha assorbito anche una notevole dose di realismo.

Detto tra noi, non ci sembra nemmeno che – a parte i parenti – a qualcuno degli attori citati importi qualcosa degli ostaggi israeliani ancora prigionieri di Hamas. Per la loro liberazione Hamas chiede il completo ritiro di Israele da Gaza e Netanyahu fa orecchie da mercante. Nell’indifferenza generale.

La Global Sumud Flotilla e il probabile destino di Gaza

Ammesso che la Global Flotilla riesca a giungere a largo di Gaza, essendosi già trovata in difficoltà alla prima tempesta, l’esito della sua azione sarà probabilmente deludente. Indipendentemente da ciò il destino dei Gazawi e dei 47 ostaggi di Hamas ancora in vita non appare roseo. La guerra, a nostro parere, sarà ancora lunga e, probabilmente, Netanyahu proseguirà sino alla eliminazione di Hamas dal territorio di Gaza. Preceduta dalla morte cruenta di tutti i 47 ostaggi.

Senza avere la palla di vetro, pensiamo che ci vorrà ancora almeno un anno o due di guerra. Con il raddoppio dei morti già passati a miglior vita. Unica chance è che la protesta dei parenti degli ostaggi (e le vicissitudini giudiziarie) riesca a travolgere Netanyahu. Diversamente solo a guerra finita l’esercito israeliano potrà essere autorizzato a tornare sui propri passi.

Escludiamo che Israele possa a quel punto riconsegnare la “striscia” all’Autorità Nazionale Palestinese. Lo ha fatto nel 2005 e dopo un solo anno si è ritrovata Hamas alle porte. Probabilmente si accorderà con i più importanti governi della Lega Araba (Egitto, Arabia, EAU, Qatar). I quali, insieme agli USA (cioè Trump), provvederanno alla ricostruzione o meglio allo sfruttamento economico di Gaza. Magari elargendo vantaggiosi indennizzi ai Gazawi che vorranno (o saranno costretti a) trasferirsi altrove.

  1. Sono detti “camalli”, in dialetto genovese, gli scaricatori portuali.

Foto di Antonio Cansino da Pixabay

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