Il futuro dell’insegnamento ibrido. Intervista a Giuseppe Modugno

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Quante volte la distanza ha reso impossibile la partecipazione a eventi o masterclass di rinomati docenti? Oggi, in una società sempre più tecnologica e interconnessa, si stanno sviluppando numerosi progetti educativi grazie al supporto di sistemi innovativi: il Disklavier della Yamaha Corporation rappresenta, in questo campo, un esempio significativo. Ne abbiamo parlato con il pianista bolognese Giuseppe Fausto Modugno, nato nel 1960, direttore del Conservatorio “Vecchi-Tonelli” di Modena, presente alla trascorsa edizione di Cremona Musica.

Lei ha partecipato alla tavola rotonda Il futuro dell’insegnamento ibrido del pianoforte con la tecnologia Disklavier. Quali riscontri ha ricevuto da questa esperienza?

L’incontro è stato organizzato con il contributo del mio Conservatorio, e sono stato affiancato da Roberto Prosseda, Christoph Sischka, Yon Seen Lee ed Elyane Laussade. Da remoto hanno partecipato anche Wang Qiu e Kuei Pin Yeo. Coinvolgendo l’azienda Yamaha, abbiamo creato un network internazionale di istituzioni statali e private, per esplorare gli aspetti pedagogici, tecnologici e culturali dell’insegnamento pianistico ibrido con i Disklavier. Abbiamo anche assistito a due esempi di lezione a distanza, collegandoci in via streaming con due insegnanti a Perth (Australia) e Pechino. Il risultato è stato entusiasmante e costruttivo. Un mio grande sogno è favorire una rete produttiva a livello mondiale.

In che modo il sistema innovativo di Yamaha può agevolare l’ambito pedagogico e quali mezzi occorrono per una lezione online?

Ritengo che studiare in modo ibrido permetta un risparmio economico negli spostamenti, mantenendo una didattica di notevole qualità: il suono dello strumento è udibile con una fedeltà eccezionale. Se i Conservatori, le Accademie o altri enti mettessero a disposizione i Disklavier, il cui costo è circa un 30% in più di un pianoforte acustico classico Yamaha, si moltiplicherebbero i contatti e l’apprendimento fortificherebbe il linguaggio musicale di ogni studente. Al Conservatorio di Modena ne abbiamo due, entrambi a coda. Sono convinto che l’alternanza di lezioni in presenza e da remoto possa sviluppare maggiormente i rapporti instaurati e migliorare la qualità del lavoro svolto. I mezzi necessari per un incontro online sono una stanza con ADSL potenziato, il pianoforte Disklavier collegato a un mixer, una cuffia e un microfono. Questo permette di confrontarsi con artisti di grande prestigio anche senza viaggiare.

Quali sono i prossimi progetti che coinvolgono questa tecnologia?

Per me sono fondamentali i rapporti di fiducia reciproca, e ciò mi sta permettendo una bella connessione con Islanda, Stati Uniti d’America e Australia, primo Stato che ha sfruttato la tecnologia nel campo didattico. Con il progetto EduNext, che coinvolge 35 Università e Conservatori italiani, ho in mente di sviluppare dei corsi online gratuiti, aperti a tutti con piattaforme apposite, dando la possibilità di formazione a distanza con il Disklavier. Inoltre, mi piacerebbe costruire una macchina per decriptare i nastri dei pianoforti automatici Welte-Mignon: inserendoli in una chiavetta nel pianoforte, sarebbe possibile ascoltarli dal vivo. Ho tante altre idee e, grazie al supporto di professionisti del settore, spero possano prendere vita e forma, per raggiungere obiettivi sempre più concreti!

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