Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, agente segreta e fotografa

virginia oldoini

Virginia Oldoini Contessa di Castiglione. Ci è tornato tra le mani un libro di alcuni decenni fa del biografo Massimo Grillandi. Ce lo regalò proprio l’autore, ospite della TV privata romana dove abbiamo iniziato la nostra carriera giornalistica. La protagonista è Virginia Oldoini, contessa di Castiglione e, per quell’opera, Grillandi vinse il premio Bancarella. Fu proprio grazie a questo libro che la Castiglione, dimenticata per quasi un secolo, ebbe finalmente il giusto riconoscimento storico.

Virginia Oldoini nacque a Firenze nel marzo 1837 da nobile famiglia. Suo padre, Filippo era segretario d’Ambasciata del Regno di Sardegna a Lisbona. Suo cugino, nientemeno che Camillo Benso Conte di Cavour. Il titolo di contessa però, pervenne alla Oldoini quando, a nemmeno diciassette anni, sposò Francesco Verasis, conte di Castiglione. Fu Massimo D’Azeglio a suggerire a quest’ultimo di chiederla in sposa. Per l’occasione la definì, pur ancora adolescente: “la più bella donna d’Europa”.

Con il futuro marito Virginia fu chiarissima: «Ti sposo a tuo rischio e pericolo, perché non ti amo!». Francesco, infatti, non era stato il primo e, secondo Grillandi, fu seguito almeno da altri 43 amanti. Tutti appartenenti all’élite politico diplomatica o nobiliare europea. Tra i primissimi: il conte Alexandre Walewski, figlio naturale di Napoleone I e futuro ministro degli esteri francese.

Per l’alleanza con Napoleone III, Nigra disse a Cavour: ‘Mandiamogli tua cugina Virginia!’

Dopo il matrimonio, la Castiglione si trasferì a Torino, residenza del marito che era scudiero di Vittorio Emanuele II. Divenne madre nel marzo 1855. Poi iniziò a frequentare intimamente anche Costantino Nigra, Capo di Gabinetto di suo cugino Camillo Cavour. Sembra che già allora abbia concesso le sue grazie al Re di Sardegna, che pur preferiva le “popolane”. La svolta nella sua carriera si ebbe quando Cavour rappresentò a Nigra la necessità che Napoleone III supportasse la causa italo-piemontese. Nigra fu lapidario: «Mandiamogli tua cugina! Chi meglio di lei ha gli argomenti adatti per convincerlo?». Anche il re ne fu informato e non fece obiezioni.

Fu così che la contessa di Castiglione fu investita della missione forse decisiva per l’Unità d’Italia. Divenne un’agente segreta del Regno di Sardegna a Parigi, con tanto di cifrario per comunicare in codice. Obiettivo: sedurre l’Imperatore francese e convincerlo ad allearsi con il Piemonte contro l’Impero Austriaco. Il già indebitatissimo marito fu costretto ad accompagnarla ma poi preferì tornare in Italia e separarsi definitivamente da lei.

L’ingresso di Virginia di Castiglione alle Tuileries provocò un trambusto indescrivibile

Il primo incontro di Virginia con Napoleone III avvenne il 10 gennaio 1856, a un ballo organizzato da Matilde Bonaparte, cugina dell’imperatore. In quell’occasione, non sembra che la contessa abbia avuto modo di farsi particolarmente notare. Recuperò ben presto terreno. In un successivo ballo alle Tuileries, attese sino alle due del mattino il ritiro dell’imperatrice. Poi vi apparve vestita seminuda come una dea dell’antichità. Dando il braccio a due accompagnatori provocò un tumulto indescrivibile. Tutti i presenti sgomitavano e spingevano per poterla ammirare da vicino. Gli uomini ne rimasero estasiati. Le dame dimenticarono le regole dell’etichetta e salirono sulle poltrone e sui divani per poterla meglio osservare.

Napoleone fu letteralmente sedotto e cadde in balia della Contessa di Castiglione. Fatto sta che già tra il febbraio e l’aprile 1856, il Piemonte fu ammesso con le grandi potenze al Congresso di Parigi. In tale sede, una sessione fu dedicata alla “questione italiana”. L’avvicinamento della Francia all’Italia si trasformò poi nell’alleanza che sfociò nella vittoriosa II Guerra d’Indipendenza. Tutto ciò, nonostante che Napoleone III, nell’aprile 1857, fosse costretto ad espellere dalla Francia la Castiglione. La gelosissima imperatrice Eugenia, infatti, aveva allestito una “congiura” con la quale si dimostrò inequivocabilmente che la Oldoini era stata una spia al servizio del Piemonte.

La Contessa di Castiglione fu anche un genio della fotografia

In Italia, sembra che la Oldoini proseguisse con gli stessi metodi la sua attività di spionaggio. Probabilmente anche a titolo personale. Nel corso della II Guerra d’Indipendenza divenne infatti l’amante del cugino del re, Eugenio di Carignano. Poi di Henri de La Tour d’Auvergne alto funzionario dell’ambasciata francese. Strinse per anni una relazione con il banchiere Rothschild. Grazie a ciò iniziò a speculare in Borsa e a conseguire importanti guadagni, sia a servizio della Banca ma, soprattutto nel proprio interesse. Quando tornò in Francia fu riammessa a corte, anche se in posizione un po’ defilata. Tanto che preferì stabilirsi nella località marina di Dieppe.

Nel periodo francese non si può trascurare l’attività artistica della Castiglione nel campo della fotografia. Pur affidando la tecnica esecutiva a fotografi professionisti, la contessa può essere considerata co-autrice o “regista” dei suoi ritratti. Era ella stessa a decidere questioni tecniche quali l’angolatura dello scatto, l’inquadratura e il tipo di luce da utilizzare. Soprattutto, si deve alla Oldoini la scelta delle scene da rappresentare, le ambientazioni, gli abiti da indossare. Si fece riprendere in pose feticistiche di zone erotiche: mani, piedi, gambe, lo sguardo e le spalle scultoree.

Secondo taluni critici, la Castiglione precedette maestri come Man Ray e Marcel Duchamp per il surrealismo e il concettualismo delle sue foto. Oggi tali foto sono esposte nella sezione fotografia del Museum of Modern Art (MOMA) di New York.

Virginia, Vittorio Emanuele, il Papa e Bismarck

È certo che dopo il 1867, la Castiglione riprese a frequentare la camera da letto di Vittorio Emanuele II. Stavolta semi-ufficialmente, tanto che beneficiò di un appannaggio di 12.000 franchi l’anno. Quello a suo tempo accordatogli da Napoleone III ammontava a 50.000. Contemporaneamente aveva sedotto anche Ferdinand De Lesseps, il realizzatore del canale di Suez. Convinse addirittura De Lesseps a intercedere per lei presso il re d’Italia. Ottenendo così un appartamento di dodici stanze in Piazza Pitti, a Firenze.

Allo scoppio della guerra franco-prussiana (1870) fu incaricata di un’altra importante missione. Stavolta presso Papa Pio IX. Lo convinse che non sarebbe stato necessario fuggire da Roma perché il Piemonte non avrebbe mai invaso lo Stato Pontificio. Come abbia fatto, non si sa. Ma, con l’ingresso dei bersaglieri a Porta Pia, al Pontefice non restò che rifugiarsi in Vaticano. Se la Castiglione non fosse riuscita, oggi Roma non sarebbe più la sede del cattolicesimo.

Alla sua morte, gran parte del carteggio di Virginia fu dato alle fiamme

Lo stesso anno intraprese una missione personale per conto della neonata Repubblica francese. I tedeschi, infatti, erano giunti a Parigi e Napoleone III era stato costretto ad abdicare. Castiglione contattò il cancelliere Bismarck affinché fosse clemente con la Francia. Anche stavolta la missione riuscì. Bismarck, infatti, si accontentò solamente dell’Alsazia e della Lorena e ritirò le sue truppe. Del servigio fu riconoscente lo stesso neo-Presidente della Repubblica Francese Adolphe Thiers. Le scrisse, infatti: «Non dimenticherò mai cosa avete fatto a Firenze nell’interesse della nostra povera Francia malridotta».

Negli ultimi anni ebbe sempre numerosi amanti ma anche alcuni lutti. Non tanto quello dell’ex marito (1867) o del figlio Giorgio (1874) che non aveva mai particolarmente amati. Quanto quello della bellissima madre, Isabella Lamporecchi, che assistette amorevolmente sul letto di morte. Suo padre, marchese Filippo aveva lasciato molti creditori e i suoi beni messi all’asta. La contessa si precipitò dalla Francia e riuscì a riacquistare i possedimenti di famiglia e a pagare tutti i creditori.

Con lo sfiorire della bellezza, perse anche gradualmente la salute. Fu sconvolta dal fatto che alcune sue lettere segrete erano state bruciate furtivamente. Venne meno a Parigi a soli 62 anni (1899) e, con l’occasione, i funzionari dell’ambasciata italiana provvidero a bruciarne altre. Tutto ciò che sappiamo di lei e delle sue memorie, infatti, lo sappiamo dalla corrispondenza sfuggita ai servizi segreti del Regno d’Italia. A domanda: «Hanno contribuito maggiormente alla storia umana, gli uomini o le donne?». Il suo biografo Grillandi ci rispose senza esitare: «Soprattutto le donne!».

Fonte foto, di dominio pubblico: wikimedia.org

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