Ernia dello sportivo: cosa possiamo fare?

Gli atleti professionisti, ma anche molti di coloro che hanno la sana abitudine di svolgere con regolarità una attività fisica a livello non agonistico, conoscono la fastidiosa situazione di un dolore in sede inguinale che può diventare cosi importante da costringere alla sospensione delle proprie attività sportive. La cosiddetta “ernia dello sportivo” è una condizione di malattia fondamentalmente caratterizzata dalla presenza di un dolore in sede inguinale, spesso cronico e difficile da trattare,  più o meno importante a seconda dei casi,  e  con  alle spalle una serie di cause responsabili, diverse ma concatenate tra di loro. Sebbene siano stati descritti casi di malattia nella donna, questa è una situazione dolorosa tipica del sesso maschile, colpito nel 90% dei casi.  Interessa coloro che praticano sports nei quali sono richiesti rapidi scatti, spostamenti laterali improvvisi, salti e spinta sulle gambe, torsioni e quindi soprattutto calciatori, rugbisti e praticanti il football americano, scattisti e tennisti. Se il sintomo principale è il dolore, molte sono le cause e le condizioni presenti che lo determinano;  sulla regione inguinale e sul pube, l’osso al centro della parte inferiore dell’addome, scaricano tutte le forze e le tensioni dei muscoli della parete addominale (la famosa “tartaruga”) che utilizziamo per correre, saltare etc.. A lungo andare possono determinarsi in questa sede gradi diversi di danno, dalla banale infiammazione al cedimento completo di una parte del muscolo stesso, con formazione appunto di quella che viene chiamata l’”ernia dello sportivo”. La diagnosi della causa del “dolore cronico” non è semplice per la complessità della anatomia di questa parte del corpo, per la sovrapposizione di “sintomi simili”, per la variabilità nella presentazione della malattia. Il primo gradino è una corretta visita, da parte di un chirurgo esperto che sia capace di distinguere i diversi gradi di malattia ed  in via preliminare già indichi la presenza del danno più importante:   il cedimento del muscolo , l’ernia. L’ecografia  ha una accuratezza del 92% per documentare il cedimento del muscolo nelle situazioni in cui l’ernia non è rilevabile alla visita chirurgica; in alternativa fornisce utili informazioni per rilevare versamenti, inspessimenti ed infiammazioni di tendini e muscoli. Nei casi più complessi è stato proposto l’uso della Risonanza Magnetica (MR) e/o della Tomografia Computerizzata (CT); l’alto costo di questi esami diagnostici esclude che possano essere utilizzati routinariamente per l’inquadramento delle cause del “dolore inguinale cronico” e la sola MR ha una indicazione soprattutto nei casi di infiammazione dei tendini e dei muscoli della parete addominale. Il trattamento proposto varia naturalmente in funzione del danno più o meno esteso a carico dei muscoli e tendini coinvolti nella malattia e si basa su riposo, uso locale o generale di anti-infiammatori e corretta riabilitazione.  Ma nei casi in cui si è determinato un danno completo con cedimento della parete muscolare il paziente deve essere inviato alla riparazione chirurgica del danno stesso con l’uso di protesi sintetiche di rinforzo.  

Dott. Marcello Lania 

Responsabile Unità Operativa s. di “Flebologia Chirurgica”

U.O.C. di Chirurgia Generale

ASL RM H – P.O. “S. Sebastiano – Frascati

Nella foto, il rugbista Denis Dallan: www.air.it

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