Il primo attacco hacker della storia: i fratelli Blanc nella Francia del 1834

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La cybersecurity è un tema di grande attualità per i governi di tutto il mondo basti pensare che, in Italia, già nel primo semestre del 2022 si è registrato un numero di attacchi informatici superiore a quello dell’intero anno 2021. 

Eppure il primo hackeraggio della storia avvenne ben prima dei computer e d’Internet, esattamente nella Francia del 1834 per mano dei fratelli François e Joseph Blanc.

I due, che avevano una società d’investimento a Bordeaux, idearono un metodo per bucare la rete delle telecomunicazioni al fine di sapere in anticipo le notizie che giungevano dalla borsa di Parigi. Un vantaggio non di poco considerato che le informazioni ufficiali impiegavano cinque giorni per arrivare nel sud del paese tramite diligenza postale.

Quale sistema escogitarono i fratelli Blanc?

Bisogna fare una piccola premessa.

Nel XIX secolo, la Francia si affidava per le comunicazioni al telegrafo ottico di Claude Chappe.

Si trattava di una linea di torri, poste a distanza di 10/15 km l’una dell’altra, composte da due bracci mobili collegati da una traversa che potevano assumere posizioni diverse sulla base di 196 combinazioni possibili. 

Quando una stazione inviava un messaggio, questo veniva copiato da quella seguente e così via lungo tutto il percorso. Se c’era una buona visibilità, un operatore riusciva a replicare anche tre simboli in un minuto raggiungendo centinaia di chilometri di distanza in breve tempo.

La prima linea era stata realizzata nel 1792 tra Parigi e Lilla per poi estendersi rapidamente in tutta la Francia tant’è che, negli anni successivi, furono costruite più di 500 stazioni per una copertura totale di 3.000 miglia.

Napoleone in persona ne aveva favorito la diffusione intuendone la grande utilità: trasmissioni più veloci assicuravano, infatti, un miglior coordinamento militare e politico. 

C’è da dire che il telegrafo ottico era destinato al solo uso governativo e i messaggi erano criptati. Esclusivamente gli alti funzionari delle grandi città avevano il manuale dei codici che permetteva di decifrare i simboli; in genere solo la torre di partenza e quella di arrivo conoscevano il reale contenuto del dispaccio. Gli operatori delle stazioni intermedie si limitavano ad abbinare i bracci secondo la configurazione del semaforo precedente.

Era una sorta di crittografia end-to-end.

C’erano però alcune posizioni note a tutti poiché corrispondevano a dei segnali di controllo. In particolare, il simbolo backspace indicava la presenza di un errore nella trasmissione dunque avvisava le altre stazioni d’ignorare il messaggio che, pur arrivando al capolinea, non veniva trascritto nei registri. 

I fratelli Blanc individuarono in questo sistema una vulnerabilità e decisero di sfruttarla.

Il piano era semplice ma ingegnoso: un complice a Parigi osservava i movimenti del mercato e li comunicava a un operatore corrotto del telegrafo di Tours che aveva il compito d’inviare lungo la rete un messaggio, seguito da backspace, contenente le ultime notizie finanziarie. Un terzo uomo, appostato nei pressi della torre di Bordeaux, teneva d’occhio tutto quello che arrivava a destinazione.

Di fatto i Blanc si stavano servendo della steganografia per nascondere informazioni segrete all’interno di una comunicazione consentita che, alla luce del sole, sembrava un banale messaggio di errore. Nessuno poteva sospettare che il simbolo prima del backspace contenesse in realtà dettagli sulla borsa di Parigi.

Così in due anni guadagnarono 100.000 franchi e, di certo, avrebbero continuato indisturbati se in punto di morte l’operatore del telegrafo non avesse confessato.

Per rimorso di coscienza o per reclutare un sostituto? Fatto sta che furono tutti arrestati e giudicati colpevoli.

Ed ecco un nuovo colpo di scena.

A quell’epoca non esistevano leggi sull’uso improprio del telegrafo pertanto i fratelli Blanc non subirono grandi conseguenze rimanendo di fatto liberi. Certo è che la Francia iniziò a lavorare per vietare l’uso privato delle reti semaforiche. 

Occorrerà aspettare il 1991 per vedere la prima persona –Robert Morris– condannata ai sensi del Computer Fraud and Abuse Act tuttavia, già il caso del 1834, aveva ampiamente dimostrato l’importanza di proteggere la rete delle telecomunicazioni.

Tom Standage, vicedirettore del quotidiano “The Economist”, scrisse che «il racconto dei fratelli Blanc è anche un promemoria che con qualsiasi nuova invenzione, le persone troveranno sempre un modo per farne un uso malizioso. Questo è un aspetto senza tempo della natura umana e non è qualcosa che ci si può o ci si dovrebbe aspettare che la tecnologia risolva».

I modi e i mezzi possono cambiare ma alcuni parametri rimangono inalterati nel tempo, in primis l’attività dell’uomo che generalmente è l’anello più debole della catena di sicurezza.

Il telegrafo ottico utilizzava la crittografia e un metodo apparentemente sicuro eppure una singola vulnerabilità permise agli hacker d’infiltrarsi nella rete piegandola a proprio vantaggio.

Proprio come accade oggi laddove un piccolo difetto può compromettere un intero sistema. D’altronde, le torri di Chappe furono antesignane delle moderne reti di dati ed applicarono modelli tuttora usati, seppur rivisitati, nei protocolli digitali.

Insomma, una sfida quanto mai attuale.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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