Variante contro vaccini: una gara di velocità

varianti covid

I coronavirus evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro RNA. Una mutazione è un errore nella incorporazione dei nucleotidi, i componenti fondamentali dell’RNA, che avviene durante la copia, e che viene tradotta in un amminoacido diverso da quello previsto nella proteina (che è una catena di amminoacidi) codificata. Infatti ricordiamo nel codice genetico ogni tripletta di basi corrisponde ad un amminoacido.

I tassi di mutazione dei virus sono più elevati di ogni altro organismo vivente, e insieme ai brevi tempi di riproduzione e alle grandi dimensioni della popolazione, consentono ai virus di evolversi rapidamente per adattarsi all’ambiente ospite. Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha conseguenze, qualcuna può dare al virus un vantaggio, ad esempio attraverso una maggiore trasmissibilità o la possibilità di aggirare l’immunità acquisita da un individuo o per infezione o per vaccinazione.  

Alti tassi di mutazione creano molte varianti virali: i tassi di mutazione si misurano in numero di mutazioni per genoma replicato. Più replicazioni significano più mutazioni, quindi maggiore probabilità di nuove varianti, e maggiore probabilità che alcune di esse siano pericolose.

Le mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia, ma con il progredire della capacità di analisi, e grazie a programmi di sorveglianza, è sempre più frequente la loro individuazione. Tre sono quelle attualmente più preoccupanti. I nomi derivano dai luoghi dove sono state individuate per la prima volta. In tutti e tre i casi, il virus presenta mutazioni sulla proteina Spike posta sulle caratteristiche “punte” delle singole particelle virali. Spike è capace di legarsi all’enzima ACE-2, presente sulle cellule dell’epitelio polmonare dove difende i polmoni da infezioni e infiammazioni, e grazie a questo legame il virus entra nella cellula e la costringe a riprodurre il suo RNA. I vaccini producono anticorpi contro la proteina Spike.

Variante inglese

È la prima ad aver allarmato la comunità scientifica. Si chiama B.1.1.7. Si è diffusa molto in fretta da novembre 2020 in poi. Questa variante presenta maggiori capacità di legarsi al recettore ACE-2 umano e rende più semplice la propagazione del virus. I dati indicano che è più contagiosa, ma non più virulenta. E sembra possa essere neutralizzata dagli attuali vaccini anti-Covid.

Variante sudafricana

Si tratta della versione ‘501.YV2’ di Sars-CoV-2. A metà novembre 2020 rappresentava il 90% dei genomi sequenziati dagli scienziati sudafricani. Come la variante inglese, sembra più contagiosa ma non più pericolosa. Anche in questo caso gli scienziati concordano che i vaccini anti-Covid dovrebbero essere efficaci. Tuttavia sembra che sia meno sensibile alla terapia con anticorpi monoclonali. 

Variante brasiliana

È la variante B.1.1.28 – P1 riscontrata più recentemente in un caso di reinfezione in Brasile, ma anche questa rapidamente si sta diffondendo rapidamente. Questa variante contiene mutazioni preoccupanti: una, in particolare, cambierebbe la forma della proteina spike in un modo che potrebbe renderla meno riconoscibile al sistema immunitario rendendo più difficile il compito degli anticorpi. Si sta studiando se questa variante possa rendere inefficaci gli attuali vaccini.

Quindi da dove vengono le varianti? Si producono nei contagiati e da essi si diffondono. Ogni persona infetta è una possibilità in più per il virus di mutare, aumentando la probabilità che emerga una nuova variante in grado di aggirare l’immunità. 

Non possiamo pensare che il Sudafrica o il Brasile siano lontani da noi, perché nessun luogo è abbastanza lontano, e quando si scopre una nuova variante, ce ne sono già molte copie in circolazione. Anche chi è già stato vaccinato o contagiato potrebbe reinfettarsi con una nuova variante, magari in modo lieve o asintomatico, e diffondere il contagio. 

È una gara di velocità, varianti contro vaccini. Non possiamo velocizzare le vaccinazioni perché non abbiamo abbastanza vaccini, quindi dobbiamo rallentare le varianti. Come? Limitando il contagio. Whatever it takes.

*Biochimico, direttrice del  Laboratorio Rischio Agenti Chimici dell’INAIL 

Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay

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