Il naso rosso che abbassa i Kalashnikov

Eppure li puoi vedere ridere. Eppure li puoi vedere correre. Capita ancora. Anche chi non può farlo fisicamente prova con il cuore, con gli occhi, con le mani. Come se quei bambini, ai quali la guerra ha attentato l’infanzia, scoprissero di avere un paio di ali che non hanno mai potuto spiegare. Quel naso rosso sembra proprio miracoloso. E il clown Pimpa è in grado di farlo brillare nei reparti oncologici degli ospedali italiani, così come tra le macerie di Aleppo, tra gli attentati di Baghdad, tra le bombe di Gaza.

Claun Pimpa

Marco Rodari, in arte Claun Pimpa, si racconta a “Facce da P”, appuntamento live su Facebook tenuto da tre papà, Francesco Cannadoro, Giuseppe Lamberto, Marco Fagnani, quotidianamente impegnati a scacciare nuvole e temporali dal cielo dei proprio figli, uno dei quali gravemente disabile. Ringraziamo questi fantastici babbi per lo spazio che hanno voluto riservare a uno straordinario operatore umanitario come Marco Rodari, riportandone alcuni estratti.

Marco Rodari è un clown, un animo nobile con il naso rosso, un cappellino con l’elica e un dono: restituire i sorrisi. E menomale. “Menomale sa far ridere la gente”. Menomale lui, che da circa 10 anni passa 6 mesi l’anno tra le vittime della guerra e tutti gli anni desidera tornare ad abbracciarle con l’entusiasmo e l’umiltà della sua prima volta. L’ultima ruota del carro, l’ultima spiaggia: arriva dopo i medici e gli psicologi, quando tutti hanno provato, ma nessuno è riuscito a ricucire quella piccola anima tutta brandelli. Allora il clown: se bene non riuscirà a fare, di certo non potrà nuocere. Così arriva lui, il Pimpa, in punta di piedi e con il cuore spalancato. Anche lui, come il famoso scrittore e poeta, Gianni Rodari, sa fare le capriole.

In generale, nei reparti pediatrici, la clown-terapia ha una ricaduta fisiologica: attiva la persona, mira ad alzare l’energia di un individuo; nel momento in cui essa raggiunge il culmine, il clown esce dalla stanza. Occorre attivare il bambino e poi sparire perché quest’ultimo continui da sé; se il paziente rimanesse ancorato all’operatore, l’energia non si riverserebbe nell’ambiente come invece si spera avvenga. Quello del clown è un lavoro delicato e difficilissimo, di estrema precisione; quel naso rosso deve imparare a essere luminoso e discreto allo stesso tempo, la persona che lo indossa deve farsi più piccola del bambino al quale si rivolge.

“Perché dietro un sorriso, c’è sempre speranza”

Un silenzio assordante accolse il Pimpa, la prima volta che si recò a Mosul, in Iraq, dopo 3 anni di regime ISIS. Ad attenderlo vi erano fanciulli immobili, ordinati in un silenzio irreale. «Vivere sotto ISIS significa condurre una vita vietata – spiega Marco – Non si tratta di abitudine alla guerra, non ci si abitua alle bombe, si tratta bensì di un elettrocardiogramma delle emozioni piatto. Quando mi capita di andare nelle case di riposo italiane, incontro ottantacinquenni che hanno vissuto alcuni bombardamenti a Milano; non hanno mai dimenticato. Queste cose non si tirano via. Io non riesco a tirarmi via le situazioni brutte che ho vissuto lì, eppure ho psicologi, ho tante persone vicino che mi aiutano. Con alcune cose ci devi convivere.

Avendo vissuto una guerra pesantissima a Gaza, nel 2014, dopo 51 giorni senza riposo poiché ogni ora e mezza bombardavano, ho perso un ciclo normale del sonno. Ancora oggi, quando sono a casa, in Italia, alle 3 o alle 4 del mattino circa, mi capita spesso di sentire le bombe e svegliarmi. Pensate ai bambini, che invece da lì non se ne vanno mai: pur essendo consapevoli di andare a vivere una cosa bella come quella di giocare con un clown, ricordano quello che hanno vissuto, sia di giorno che di notte. E ISIS non radunava mai per annunciare o fare qualcosa di bello».

Tutti i bambini che hanno vissuto la guerra sono bambini feriti, ma sono anche i primi a riprendersi. E questo il Pimpa lo sa bene. Quando la curiosità torna, quando la meraviglia si riaccende, anche le giovani vittime della guerra tornano a essere quello che dovrebbero essere, ovverosia bambini. «E quando la loro gioia porta a sorridere anche qualche anziano o una persona adulta, allora quello è un momento di rinascita», commenta Il Pimpa. «Una persona che ha qualcosa di bello da fare, difficilmente decide di fare la guerra. Tra decidere di fare della guerra e combatterla, tante cose invece passano nel mezzo». Certo è che la maggior parte della gente che vive in quei luoghi non ha voluto guerra alcuna.

Un bambino a cui hai regalato la meraviglia, sarà un portatore sano di pace

Gli stranieri che possono andare in quei posti sono veramente pochi, perciò per quei bambini si tratta di un contatto nuovo, vero, reale. La prima volta che il Pimpa andò Siria, fu scortato dall’esercito sino ad Aleppo. «É stato sorprendente il lavoro fatto per portare un clown ai bambini; vuol dire che c’è un grande senso di rispetto nei confronti dell’infanzia. Questo naso rosso è in grado di abbassare anche i Kalashnikov, senza esagerare – incalza Il Pimpa – Il clown non deve avere politica, né religione; i bambini sono la sua religione».

La giornata tipo di Pimpa incomincia solitamente alle 7 del mattino e finisce verso le 16, in un luogo sicuro come può essere una scuola militarizzata e sorvegliata: preziosissime ore trascorse in un sorriso, tra i bambini della guerra, come egli stesso racconta nel suo libro “La Guerra in un Sorriso”.

Per la gente che vive lì invece, in una città come Baghdad, “sempre incasinata allo stesso modo” – nelle parole de Il Pimpa – la quotidianità è qualcosa che forse non esiste realmente. «Quando c’è la guerra tutto finisce, ogni cosa viene sospesa – non si va a scuola, nessuno gioca più, non si lavora e non si è tranquilli in casa. I militari vanno avanti con il loro mestiere, per quanto è possibile, a volte non si muovono neanche loro. Poi c’è il personale medico, che prova a fare di tutto», riporta Claun.

L’associazione Claun Il Pimpa

Su iniziativa di Marco Rodari, nel marzo del 2015, nasce l’Associazione “Per Far Sorridere il Cielo” – Claun il Pimpa – Odv, allo scopo di portare un sorriso a tutti i bambini. Al momento sono attivi con progetti in Siria, Gaza, Iraq, Egitto, Italia.

Il progetto “Claun X Gaza” permette a 300 persone (adulti e bambini) di ritrovarsi quasi tutte le domeniche per una giornata di gioco (oratorio); “Claun d’Egitto” ha permesso di realizzare nei pressi di Alexandria una cucina, un refettorio, un’aula ludico scolastica, la risistemazione dell’intero terreno, dove vivono in 30, fra bambini e ragazzi, e 10 disabili. Il progetto “Baghdad Claun” ha fatto nascere una scuola di magia pagliaccia frequentata dai ragazzi della parrocchia, che intende formare dei validi animatori per le attività oratorie e per il divertimento dei bambini disabili della casa di Madre Teresa di Baghdad.

“Tutto per far sorridere il cielo, perché il sorriso di un bambino vale una vita”.

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