L’Italia tra diritti umani e libertà di stampa

mappa-2013È stato presentato oggi il rapporto annuale di Human rights watch (Hrw) con particolare attenzione alla situazione del Nordafrica attraversata negli ultimi mesi da quella che i media hanno ribattezzato come ‘primavera araba’.

In questi stati, secondo il rapporto dell’Hrw, “l’entusiasmo dei primi giorni ha lasciato spazio alla frustrazione per i pochi cambiamenti in atto” ed i governi si triovano oggi di fronte alla sfida di avviare un reale processo democratico.

Nel rapporto dell’Hrw spicca la situazione della Russia: secondo Hugh Williamson “Il 2012 è stato l’anno peggiore per i diritti umani in Russia”, Putin ha infatti portato avanti negli ultimi anni, con una serie di leggi miranti a reprimere il dissenso, quella che Internazionale definisce come  “la peggiore repressione nei confronti della società civile dalla caduta dell’Unione Sovietica”, portando a limitazioni sulla libertà di espressione, di associazione, e di recente anche sulla libertà sessuale con le leggi contro la “propaganda omosessuale”.

L’Hrw ha duramente bacchettato i paesi dell’unione Europea per il mancato rispetto della Ccarta europea dei diritti fondamentali, soprattutto in materia di diritti degli emigranti, in particolare secondo il rapporto: “i paesi europei non sono ancora riusciti a trovare una risposta comune alla crisi dei rifugiati siriani”.

Il rapporto dell’Hrw denuncia in particolare la situazione occupazionale ed il livello di istruzione generalmente molto basso destinato in Italia agli immigrati.

Tuttavia quello dei diritti umani non è l’unico picco di bassezza tristemente raggiunto dall’Italia negli ultimi giorni, una menzione d’onore è stata infatti guadagnata anche all’interno della classifica annuale di Reporter senza frontiere dedicata alla libertà di stampa.

L’Italia infatti guadagna quest’anno qualche posizione passando dal 62° al 57° posto e piazzandosi dopo, tra gli altri, Niger e Botswana. Non c’è dunque nulla di cui essere orgogliosi per la stampa italica, secondo l’ex presidente della Federazione nazionale della stampa “nonostante il passaggio dal governo Berlusconi a quello Monti, restiamo ben lontani dalla gran parte delle democrazie dell’Europa occidentale, perché la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente leggi-bavaglio.

“La Classifica della Libertà di Stampa 2013 pubblicata da Reporter senza frontiere non prende in considerazione diretta il tipo di sistema politico; risulta chiaro tuttavia che le democrazie offrono una migliore protezione alla libertà al fine di produrre e far circolare notizie e informazioni accurate, rispetto ai Paesi dove i diritti umani vengono spesso sbeffeggiati”, ha dichiarato il segretario generale di RSF Christophe Deloire.

“Nelle dittature, gli organi di informazione e le famiglie dei rispettivi staff sono esposti a rappresaglie spietate, mentre nelle democrazie i media devono fare i conti con le crisi economiche del settore e i conflitti di interesse. Le loro situazioni non sono sempre confrontabili, ma dovremmo ad ogni modo rendere omaggio a tutti coloro i quali resistono alla pressione, sia essa aggressivamente concentrata, individuale o generalizzata”.

Non è un caso dunque se troviamo ai primi posti, confermando le classifiche degli anni passati, democrazie forti come Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi, e non è neppure un caso se troviamo invece agli ultimi posti Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord.

A sorpresa la Nigeria ha risalito quest’anno ben 75 posizioni all’interno della classifica, mentre il Brasile, dove quest’anno sono state tre le morti tra i giornalisti, scende di 41 posizioni.

Forse dovremmo chiederci, tra diritti umani e libertà di stampa, in che tipo di democrazia ci troviamo a vivere.

di Claudia Durantini

foto: rsfitalia.org

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