Collalto Sabino: un tuffo nel passato

collalto sabino

Collalto Sabino (Rieti) si trova tra il Lazio e l’Abruzzo ed è inserito nella riserva naturale Monte Navegna e Monte Cervia. Ha circa 400 abitanti ed è uno dei borghi più belli della regione: atmosfera d’altri tempi, architettura medioevale con vicoli e vicoletti, stupendo affaccio sul sottostante Lago del Turano poiché è situato a circa 900 metri di altezza su un promontorio montuoso, ricco di piccole gole, torrenti e boschi.

La storia

La conquista del luogo, prima dai Longobardi e poi dai Saraceni, indusse gli abitanti a pensare ad una primitiva fortificazione erigendo una torre di difesa attorno alla quale si costituì poi il nucleo abitato di Collalto Sabino. Nell’XI secolo divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa e venne costruito un monastero benedettino. Successivamente l’Abbazia cedette il borgo alla famiglia Berardi per poi diventare un polo strategico perché il paese si trovava al confine tra lo Stato Pontificio ed il regno normanno di Napoli.
Questo portò i proprietari e i nobili della zona ad erigere un castello. È in questo periodo che venne costruita una prima cinta muraria, in particolare dopo le battaglie di Benevento (1266) e di Tagliacozzo (1268), durante le quali il borgo di Collalto fu uno dei principali punti di controllo della valle del Turano e della piana del Cavaliere. Dopo decenni di lotte tra i confinanti per il possesso di questa ambita posizione, il borgo venne acquisito definitivamente dallo Stato Pontificio.

Con la conquista dell’Italia Meridionale da parte dei Mille e poi dell’esercito sabaudo, il paese e la zona circostante divennero la base operativa degli ultimi soldati dell’esercito borbonico, sotto il comando del Generale Saverio Luvarà, perché era in una posizione strategica facilmente difendibile e ben si prestava ad organizzare la guerriglia contro le truppe dei Savoia, dopo la resa di Re Francesco II di Borbone.
Queste truppe di rivoltosi arrivarono a contare oltre diecimila combattenti che diedero luogo ad una tenace resistenza contro i piemontesi lungo tutto l’arco appenninico meridionale, che durò per circa quattro anni. L’occupazione di Collalto fu uno dei primi episodi della resistenza civica (borbonica e papalina) all’avanzata delle truppe piemontesi, che venne definita poi dai contemporanei e dagli storici col nome di “brigantaggio”.

Cosa visitare

Il castello baronale che fu completamente restaurato e abbellito dalla nobile famiglia dei Barberini. Pregevolissime le stanze rivestite di marmi, pavimenti a mosaico e soffitti a cassettoni. Gran parte di questi arredi venne asportato dall’invasione napoleonica del 1798-1799. La guarnigione francese lasciò la fortezza l’11 aprile 1803 e, dopo la sconfitta di Napoleone, il castello tornò ai Barberini ma era ormai ridotto a rudere ed i nobili romani decisero di venderlo nel 1858.
Il castello passò nelle mani di vari proprietari sino ad arrivare al capitano dei carabinieri locali Ottavio Giorgi, il quale aveva sposato una ricca ereditiera americana, Claire Monfort, che fornì il denaro necessario per un totale restauro. Divenne residenza temporanea di Umberto di Savoia, poi di Umberto Nobile e di Ettore Petrolini. Dal 2013 il castello è di proprietà del gruppo finanziario e assicurativo maltese Global Capital.

La leggenda

Dalla Terra Santa vennero portate nella chiesa di San Giorgio due spine della corona che cinse il capo di Cristo il giorno della sua crocifissione, reliquie inestimabili se questa storia fosse dimostrabile, cosa di cui si occupò lo scrittore Antonio Menegon nel suo libro “Tolberto da Collalto la leggenda delle Sacre Spine”; vi si racconta quanto accaduto a partire dal 1138, anno in cui il conte Tolberto da Collalto si recò in Terrasanta al seguito della prima Crociata.
Ma vi è anche un’altra leggenda, quella di Bianca di Collalto che riguarda la famiglia proprietaria del castello. Essa narra di una giovane e bella ancella che sarebbe stata murata viva a causa della gelosia della sua padrona che sospettava una relazione tra suo marito e Bianca . Il suo fantasma si manifesterebbe ai componenti della famiglia Collalto vestito di bianco per annunciare gioie oppure vestito di nero per annunciare sciagure.


Come arrivare a Collalto

Da Roma prendere l’autostrada per l’Aquila sino all’uscita per Carsoli. Seguire le indicazioni per ”Le Campora” per poi imboccare via del Monte Calvario, quindi via Roma ed eccoci a Collalto Sabino. Il tempo di percorrenza sarà di circa due ore dalla capitale.

Per mangiare consigliamo la trattoria La Campagnola, che avrete incontrato su via Roma, salendo verso il castello, dove si gustano degli eccellenti ravioli ripieni ad un costo più che “appetibile”

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.