
Notoriamente quando si parla del Messico si hanno nella mente paesaggi esotici, spiagge e mari pulitissimi, alberghi e servizi raffinati. Ma il vero Messico non è quello dei percorsi turistici come Playa del Carmen, Tulum, Cancun, Acapulco ma una nazione ben diversa, che evidenzia una forte dicotomia tra un lusso, modernità e raffinatezza ed una immensa povertà.
La sanità (farmacie, medici di base, specialisti, laboratori di analisi) è efficiente e i servizi sono godibili anche nei giorni di festa o di notte, ma solo chi lavora ed è in regola ha diritto all’assistenza gratuita. Disoccupati, inabili e stranieri debbono pagare ogni tipo di prestazione.
Le città sono pulite ed i rifiuti vengono prelevati porta a porta ma non esiste la raccolta differenziata e tutto finisce in discarica.
Gli autobus passano ogni due minuti su tutte le linee e costano solo mezzo euro, tutti i mezzi, e sono gestiti da privati, i cui autisti corrono come matti per accaparrarsi più clienti possibili lungo il tragitto; i mezzi, però, hanno più di 50 anni, carrozzeria a pezzi, porte inesistenti, sono rumorosissimi e sono ben lontani dall’essere ecologici. I passeggeri viaggiano spesso aggrappati ai predellini, come accadeva sui mezzi del nostro dopoguerra.

Le spiagge sono pulitissime, il mare cristallino ma alle loro spalle, in molti posti, come a Tampico, vi sono raffinerie che bruciano idrocarburi inondando la città di fumi neri e tossici nella indifferenza totale di autorità e cittadini. L’acqua corrente in casa non è potabile, ha un odore e sapore di cloro talmente intenso che tutti comprano acqua minerale in bottiglia.

Accanto a grattacieli o a belle palazzine moderne e ben tenute ci sono migliaia di case non terminate, come se i lavori fossero stati interrotti all’improvviso; i marciapiedi e le strade secondarie sono spesso in terra, costellati da carcasse di auto abbandonate e sovrastati da un assurdo formicolio di cavi elettrici che passano su pali fatiscenti e pericolanti.

Vi sono centri commerciali modernissimi e negozi di marche famose ma sono molti di più i negozi privi di vetrine e male illuminati dove si esercitano mestieri che in occidente sono ormai scomparsi: lustrascarpe, venditori di ghiaccio, di acqua, di amuleti. Ed ovunque girano, su tricicli a pedali o su carretti tirati da muli, venditori ambulanti di generi alimentari. L’attenzione all’igiene non è di certo una priorità.

Insomma, seppure la povertà è diminuita (scesa dal 41% al 29%, come dichiarato dalla Tv messicana in questi giorni), ed è vissuta con molta dignità ed allegria, e pochi sono i “barboni” che si incontrano per strada, inoltrandosi nelle periferie o visitando i centri urbani minori si scopre un Messico ben diverso da quello patinato e lussuoso proposto dalle agenzie di viaggio.
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