Lotta all’ultimo vaccino

Com’è che si diceva lo scorso anno, quando il mondo si era fermato a causa del Covid-19 e non sapevamo che ne sarebbe stato di noi? “Andrà tutto bene”, giusto? E anche “da questa tragedia uscirà un mondo migliore”. La pandemia ci sarebbe servita per aprire gli occhi davanti alla distruzione che stiamo operando del nostro pianeta, ci avrebbe fatto capire che siamo un unico popolo su questa Terra e che dobbiamo proteggerla e difenderla insieme. E tutti a parlare di clima, di economia sostenibile, di rispetto dei fragili. Bellissimi propositi. 

È finita che ci stiamo facendo la guerra per il vaccino. 

Attualmente in Europa ed in UK sono utilizzati i vaccini Pfizer ed AstraZeneca (in Gran Bretagna anche Moderna).

Le case produttrici sono in ritardo sulle consegne all’Europa per dichiarati problemi di produzione; AstraZeneca ha addirittura ridotto del 60% le consegne all’UE. 

E, ovviamente, sta succedendo il pandemonio.

Un calo nella distribuzione così massiccio rischia di inceppare completamente i piani vaccinali di tutti i paesi europei ai quali i vaccini, acquistati dall’Unione, vengono distribuiti secondo quote stabilite.

L’Europa è furibonda: sostiene, all’incirca, che AstraZeneca abbia falsamente dichiarato problemi di produzione ma, in realtà, la drastica riduzione sarebbe determinata da ben altre ragioni. Si sospetta, infatti, che i vaccini prodotti in Europa e destinati alla UE siano stati spediti ai britannici, i quali avevano sottoscritto un accordo con l’azienda tre mesi prima di quello firmato dall’Unione Europea.

Occorre precisare che, secondo le disposizioni contrattuali, i vaccini prodotti in Europa devono essere destinati alla UE, anche perché l’Unione si è sobbarcata buona parte del costo per la produzione. È, quindi, del tutto irrilevante il fatto che i britannici abbiano sottoscritto un contratto per primi perché a loro spettano solo i vaccini prodotti a casa loro.

AstraZeneca ha negato di aver violato i patti ed anzi, il suo Amministratore Delegato, Pascal Soriot ha precisato che “non c’è alcun obbligo verso l’Ue. Nel contratto con gli europei c’è scritto chiaramente: ‘Best reasonable effort’. Ossia: ‘faremo del nostro meglio’”. 

Secondo Soriot, insomma, la trattativa tra ditta farmaceutica e lo stuolo degli avvocati dell’Europa, che concordavano di pagare gli impianti di produzione e trattavano sul quantitativo da consegnare, era andata più o meno così:

“Allora, in Europa siamo circa 450 milioni…”

“Ammazza quanti siete!” deve aver subito messo le mani avanti AstraZeneca.

“Eggià, e ci siamo appena tolti di mezzo oltre 60 milioni di britannici se no superavamo il mezzo miliardo.”

“Sì, sì, i britannici sono fuori” avrà risposto AstraZeneca, magari facendo pure l’occhiolino come a dire ‘peggio per loro’.

“Allora”, avranno ripreso i legali, “in quanto tempo potrete consegnare le dosi necessarie? Possiamo dire che è veramente questione di vita o di morte.”

“E sì, lo capiamo” avrà risposto AstraZeneca, “Sentite, scriviamo così: faremo del nostro meglio!”

“Perfetto, proprio quello che volevamo sentirci dire! Firmiamo un accordo o basta una stretta di mano?”

La vicenda fa ridere ma il problema è serio.

In realtà la dicitura “best reasonable effort” c’è (l’accordo è stato reso noto ieri) ma il suo significato non è quello inteso da Soriot: si tratta di una formula utilizzata nei contratti che, all’incirca, inverte l’ordine della prova. Vuol dire che, nel caso AstraZeneca non rispetti le consegne, sarà l’Europa a dover fornire la prova della sua colposa o dolosa inadempienza.

Per questo la Commissione Europea sta investigando ed ha richiesto una verifica dei registri doganali per controllare se vi siano stati invii di vaccini al Regno Unito in violazione degli accordi.

I britannici hanno fatto i britannici: inizialmente non sono intervenuti nella diatriba, non era un problema loro ed in effetti hanno brexato proprio per non sentir più parlare dell’Europa. Poi, quando si è vociferato di destinare all’Europa parte dei vaccini che AstraZeneca produce in UK, l’empatico Segretario di Stato Michael Gove, uno di quelli che basta guardarlo per capire che a lui del mondo non gliene frega niente, ha detto, all’incirca: non se ne parla proprio, il vaccino è mio e me lo tengo io.

Non ha considerato, però, che AstraZeneca si è contrattualmente impegnata a fare il best reasonable effort nella produzione utilizzando i siti di produzione sparsi sia in Europa che in UK (art. 5.4 dell’accordo).

Per questo Ursula von der Leyn ha minacciato di azionare l’art. 16 del Protocollo dell’Irlanda del Nord, ossia di chiudere la frontiera tra l’Europa e l’Irlanda del Nord, unico varco rimasto aperto sulla base degli accordi di Brexit per consentire il veloce passaggio delle merci senza procedure doganali.

Una dichiarazione di guerra, insomma, in risposta al disinteresse britannico.

Al di là delle valutazioni etiche, gestire la vaccinazione con questo egoismo nazionalistico sarebbe controproducente per la stessa Gran Bretagna: sin tanto che il mondo combatterà con i contagi, la crisi economica colpirà tutti gli Stati perché i paesi sono economicamente connessi. I problemi dell’Europa, pertanto, si rifletteranno sull’economia britannica. Per non dire che questo atteggiamento di disinteresse davanti ad una situazione sanitaria così grave, fratturerebbe la relazione con la Comunità Europea e rischierebbe di isolare ancor di più la UK: che piaccia o no ai britannici, Brexit non li ha resi autonomi ma solo bisognosi di nuovi accordi.

La vaccinazione di massa, inoltre, è fondamentale per fermare l’avanzata del virus nel mondo. I britannici, forse, si immaginano liberi e soli a girare per il pianeta, vaccinati, felici ed immuni ma gli scienziati li hanno avvertiti che la prospettiva, in assenza di una vaccinazione globale, sarebbe ben altra: fin tanto che il virus continuerà a circolare, ad esempio, potrebbero prodursi varianti sempre più aggressive e, potenzialmente, resistenti al vaccino. I britannici, quindi, potrebbero trovarsi vaccinati, chiusi dentro “e tutto il mondo fuori”, per dirla con Vasco. Il beneficio che si trarrebbe da una vaccinazione limitata ai confini nazionali sarebbe poca cosa ed anzi, rischierebbe di dissolversi in poco tempo, travolto da una variante.

Deve aver fatto le stesse considerazioni Boris Johnson perché Downing Street ha parzialmente ritrattato le esternazioni di Gove, dichiarando di non escludere la possibilità di inviare vaccini all’Europa, non appena in UK sarà terminata l’immunizzazione dei più vulnerabili.

Grazie, molto gentili. Sì, di questo passo andrà proprio tutto bene.

Image by Frauke Riether from Pixabay 

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