
Agli amici cicloturisti
Sono uno di voi e in questi giorni di primavera inoltrata voglio invitarvi a riflettere sulla nostra esperienza di “ciclisti della domenica” che, superando il momento di sport e di svago, sanno apprezzare appieno l’incredibile bellezza delle strade che percorriamo, dell’ambiente naturale in cui ci immergiamo, in un assortimento ricchissimo di forme e di colori. I cicloturisti sono quelli che hanno scelto il mezzo ideale per godere del paesaggio, in quanto la bici consente la velocità e i tempi più adatti. Il trekking, pur apprezzabile, si esaurisce in 10, massimo 15 chilometri; la gita in auto attraversa campi e città rapidamente e mostra il mondo nella stretta cornice d’un parabrezza o d’un finestrino; i cicloturisti possono percorrere distanze maggiori, evitando lo stress della gara o lo sforzo intenzionale dell’allenamento, senza l’ossessione della media, del ritmo di pedalata, della scelta dei rapporti, del “tenere la ruota”, del peso minimo o del tempo massimo.
La campagna romana
Noi ciclisti romani siamo particolarmente fortunati perché la campagna laziale, e quella sabina in particolare, sono in questi giorni di primavere luoghi privilegiati per la straordinaria armonia che si crea fra la vegetazione spontanea e le colture agricole, fra i profili dei borghi e i tracciati delle strade, fra le forme addensate dei boschi e le geometrie ordinate degli uliveti e dei vigneti. Di pianura ce ne è poca, ma la grande variabilità altimetrica cambia a vista il territorio, arricchendolo di curve e dossi, creando scorci ed affacci, alternando ondulazioni collinari e distese prative, il tutto vivacizzato da una tavolozza incredibile e varia.
La tavolozza dei colori
Il verde degli alberi passa per tutte le gradazioni possibili e su di esso spiccano le imprevedibili variazioni delle fioriture spontanee che occhieggiano tra le erbe, orlano i bordi delle strade, lambiscono l’asfalto, con il bianco delle pratoline, il giallo della camomilla e il violaceo della borragine. Tra poco esploderà il rosso dei papaveri accanto al dorato del coltivato della colza: nulla da invidiare al fiorire dei tulipani in Olanda, la famosa Keukenhof. È il trionfo dei fiori di campo di cui Gesù disse che “nemmeno Salomone nel suo splendore fu mai adornato così”. Essi spuntano fra le pietre, sporgono dai muretti, si insinuano fa le colture. E ti sorprendono con presenze insospettate come quella del falso fagiolo che si addensa in lunghe siepi dal giallo canarino come ad anticipare la comparsa della ginestra.
Ma non si fermano qui le sorprese che ci attendono
Un giorno sulla via Braccianese, lungo una coltura di broccoletti gialli, io e il mio gruppo di amici cicloamatori, sentimmo come un lontano rumore di segheria dalla costanza e dalla natura inspiegabili. Sembrava sorgere dal terreno. Incuriositi, ci fermammo e a piedi ci inoltrammo fra le piante. E qui vedemmo una nube immensa di api che suggeva il nettare di fiori ed emetteva il suo corale ronzio, così forte da sentirsi dalla strada.
Un’altra volta, sul fontanile prossimo alla chiesa di San Giovanni in Argentella, ancora le api vedemmo abbeverarsi, in parte sospese in aria sul pelo dell’acqua, in parte ancorate con le zampine ai bordi del costrutto petroso.
Meno straordinario é l’incontro frequente coi cosiddetti “cicoriari”, non contadini ma semplici abitanti dei paesi vicini che, memori dell’antica fase frugivora della nostra evoluzione, raccolgono con competenza invidiabile le verdure spontanee, e oltre alla citata cicoria l’ortica, la ruta, la borragine, la vitalba.
Ad uno di noi, fermo per una foratura, riempirono lo zainetto di un campionario di vegetali. Il nostro, commosso dalla generosità, non mancò di ringraziare ma chiarì che gli sarebbe stata più utile una camera d’aria…
Sorprese sgradite
Ci sono è vero anche gli incontri sgraditi. I cani randagi che scambiano i ciclisti per prede in fuga. Non sono poi così pericolosi, basta fermarsi e urlare.
Cosa che non basta con gli automobilisti.
Essi appartengono ad un’altra umana categoria. Non sono solo pericolosi, sono incivili.
Cito una notazione del giornalista Ambrosini: “Gli automobilisti se si incontrano si ingiuriano, i pedoni si ignorano, i ciclisti si salutano.”
Altre meraviglie
Con questa citazione mi congedo dai miei lettori ciclisti non senza la raccomandazione di non lasciarsi sfuggire l’ammirazione, sia pure da lontano, dei borghi che sorgono dalle pareti boscose, si affacciano alti sui colli, sulle pianure coltive, si ergono come rustici castelli a difesa di possibili insidie (che in passato erano le zanzare e i Saraceni).
La scenografia di paesi come Artena, Toffia, Rocchette e Calcata lascia sbalorditi: vale la pena di concedersi una pausa caffè al cospetto di queste meraviglie.
E allora pedaliamo con fiducia ed allegria, senza timori di incidenti o brutte sorprese. All’occorrenza, rivolgersi al poco noto san Baronto, patrono dei ciclisti.
Ci sarebbe anche la Madonna del Ghisallo ma temo che privilegi gli scalatori.
Image by Fernando Northpak from Pixabay
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