Orti sinergici: meraviglie e segreti della singolare tecnica Zen

zc858_Ruby-TuesdayParliamo degli “Orti sinergici” splendide creazioni botaniche, in cui l’arte applicata all’ innovazione può fornirci una valida alternativa all’agricoltura tradizionale e al settore biologico.

IDEATORI

Il metodo è stato elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip e sostiene la coltura permanete ed eterna, in quanto “auto-rigenerativa e inesauribile”. Il primo a studiarne i benefici fu tuttavia l’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka, pioniere dell’agricoltura naturale o del non fare, che agli inizi del secolo scorso mise in relazione l’abuso-uso agricolo-meccanico-chimico da parte dell’uomo, con il progressivo impoverimento del suolo.

STRUTTURA DEGLI ORTI SINERGICI

Gli Orti sinergici sono dei bancali di terra a forma di cerchi concentrici, incorniciati da una struttura in muratura, ma anche di altri materiali.

Essa è realizzata con impasto di calce e canapa, che solidifica con passare degli anni rendendoli dei veri e propri monumenti permanenti, tanto che in gergo si parla di “permacultura”.

I bancali sono alti 60 centimetri e profondi 1,20 circa  e vi si possono piantare tutti i prodotti che madre natura ci offre.

Le piante devono essere piantate mantenendo una certa distanza fra di loro affinché non si soffochino a vicenda.

CARATTERISTICA DEGLI ORTI SINERGICI

Non necessita di aratura e zappatura

Non è necessario compattare il suolo

Non è necessario concimare

Si possono piantare insieme al massimo tre specie di piante diverse per ogni cerchio: almeno una leguminosa; una liliacea ed una verdura comune.

DIFFERENZE CON LA COLTURA TRADIZIONALE

Rispetto alla coltivazione tradizionale, in cui le piante vengono isolate artificialmente e disposte in filari destinati per lo più alla “monocoltura”, negli orti sinergici piante diverse interagiscono fra di loro appunto “sinergicamente”.

Le piante perenni convivono pertanto con quelle stagionali e la stessa pianta è presente in diversi stadi, anche decomposta, in quanto utile per nutrire gli altri esemplari.

Si parla di “autofertilità” del terreno, poiché la terra è resa fertile oltre che dalle piante, anche dai microrganismi, batteri, lombrichi e funghi.

Gli orti sinergici, come abbiamo accennato, non richiedono l’uso di fertilizzanti, diserbanti e pesticidi, né tantomeno di zappe, aratri, né di mezzi agricoli, consentendo di ottenere costantemente prodotti naturali senza fare il minimo sforzo.

Precisiamo che ognuno organizza il bancale a seconda della lunghezza delle proprie braccia, che si assesta dunque sui 20 cm. In questo modo non è necessario neanche chinarsi: basterà infatti flettere le gambe per raggiungere il centro del bancale e raccogliere i suoi prodotti.

Rispetto al biologico, che comunque utilizza i mezzi agricoli ed ha bisogno di terra, (sempre più spesso contaminata a causa delle falde acquifere), la terra utilizzata all’interno dei bancali non presenta agenti inquinanti, proprio perché è racchiusa all’interno dei “contenitori” in muratura.

Per mantenere in salute la struttura non deve mancare mai l’acqua, preferibilmente a temperatura ambiente, che viene applicata con la tecnica “ a goccia”.

Con essa si risolvono i problemi derivati dalla bagnatura della parte aerea delle piante (le foglie bagnate con il caldo perdono sali ) e si riduce anche lo choc termico dato sia dal caldo inteso causato dall’esposizione della pianta ai raggi solari, sia dal freddo dell’acqua.

Sul terreno viene disposto un tubo di 16 mm di diametro che circonda l’orto. Per ogni attacco idrico si pone una valvola per il controllo del flusso di acqua e una volta istallati, i tubi a goccia restano in loco perennemente. Nel caso in cui si otturino, basterà semplicemente fare altri fori.

I bancali e i corridoi devono sempre essere coperti di paglia, foglie secche e rametti naturali che mantengono al suolo l’umidità d’estate ed il calore d’inverno. (pacciamatura). La paglia in particolare decomponendosi produce miceli (filamenti vegetali, agglomerati filiformi di funghi) che proteggono le piante dagli aggressori microbiologici. Inoltre la cellulosa contenuta nella paglia, apporta carbonio utile ai microorganismi compatibili con la crescita delle piante e favorisce lo sviluppo di batteri benefici.

LA SPIRALE

Nulla nella realizzazione degli orti è lasciato al caso, neanche la tipica forma a spirale. Poiché si tratta di una tecnica basata su una concezione di vita “filosofica”  e appunto sinergica, si è pensato alla spirale perché essa, insieme con il sistema stellare intero ci trasmette un’energia grandiosa. Secondo i guru della meditazione orientale, se ci si mette al centro di una spirale, preferibilmente di notte, la nostra mente inizia a spaziare in mondi infiniti fino a raggiungere la Luce, fonte primaria di energia.

In particolare si applica il concetto  dell’agricoltura “Mu” ( il senza, il nessuno) nucleo dell’insegnamento del buddismo Zen. Per lo zen, l’Universo è in un costante flusso di cambiamento, in cui ogni cosa avviene spontaneamente. La tecnica del “lasciare agire” del “senza” consente al terreno di autoregolamentarsi in maniera non violenta, obbedendo ai suoi orologi interni, esterni, atmosferici, il cui vero motore è la Natura.

TECNICA ANTICHISSIMA

Sebbene solo oggi si parla con una certa assiduità di orti sinergici, essi risalgono ad epoche antichissime, quando l’uomo viveva in perfetta sintonia con l’ambiente, all’interno di giardini permanenti. Secondo i botanici degli orti, anche i famosi cerchi di grano inglesi, i “crop circle” non sarebbero messaggi alieni, come ipotizzato di recente, ma dei veri e propri orti sinergici.

BENEFICI

Ovviamente con questa tecnica, poiché si evitano le lavorazioni artificiali e si seminano una gran varietà di piante, la fertilità del terreno aumenta anno dopo anno.

i suoi prodotti sono eccellenti in termini di qualità e sapori e tutti potremmo nutrirci autonomamente in maniera salutare.

Insomma si potrebbero evitare veleni e anche la salute ne trarrebbe giovamento.

Bel risultato! Non resta dunque che provare.

di Simona Mazza

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