
Maurizio Belpietro aggredito. Ieri sera poco prima delle 23 di ritorno da Roma, e scortato come accade da 8 anni, giunto a casa si richiude la porta alle spalle; ma poco dopo avverte prima delle voci sul pianerottolo e di seguito degli spari. “ Saranno state le 11 meno un quarto. Più o meno l’orario solito in cui torno a casa dopo aver chiuso il giornale. Un quarto d’ora più tardi perché arrivavo da Roma. L’agente di scorta mi accompagna in ascensore, ci salutiamo ed entro in casa…”. Il resto dell’episodio coinvolge in prima persona l’agente che lo scorta, un fumatore, che preferendo per tale motivo le scale si ritrova faccia a faccia con un uomo sui 40 anni, alto circa 1.80 che senza esitare gli punta una pistola che fortunatamente si inceppa. Così l’attentatore fugge; mentre l’agente esplode alcuni colpi e lo insegue; ma senza successo, perché l’aggressore sembra aver studiato bene il palazzo di Belpietro e sa esattamente dove dirigersi per fuggire. Scatta subito l’allarme, ed una caccia all’uomo che si rivela però vana. “Non so che dire commenta ancora Belpietro, la sensazione è che quella persona stesse aspettando il mio ritorno a casa. E se il mio caposcorta avesse preso l’ascensore per scendere, e non le scale, non so come sarebbe andata”. E un ulteriore sensazione di Belpietro è anche quella che l’uomo conoscesse fin troppo bene le sue abitudini: “Io torno sempre più o meno verso le 22,30 e ieri sera ho ritardato di un quarto d’ora. Non era necessario che sapesse del mio arrivo da Roma”. Antonio Bel Pietro, abituato alle continue minacce e la cui incolumità è stata attentata solo qualche mese fa nella redazione di Porta Venezia, con l’ingresso di un uomo che voleva aggredirlo, poi fermato in tempo dalla scorta, è visibilmente scosso dall’accaduto soprattutto perché il suo pensiero è rivolto ai familiari: “ Non vivo solo, c’è la mia famiglia. Mia moglie e due figlie piccole».

