
Ha comprensibilmente destato l’attenzione dei media internazionali la pubblicazione delle nuove «Linee guida dietetiche per gli americani 2025-2030» frutto del lavoro congiunto del Dipartimento della Salute guidato da Robert F. Kennedy, Jr. e di quello dell’Agricoltura guidato da Brooke L. Rollins.
Il documento, infatti, non rappresenta solo il risultato di un tavolo tecnico, su cui peraltro si stanno stendendo le ombre di un potenziale conflitto d’interessi (visto che secondo alcuni osservatori la metà degli esperti coinvolti avrebbe legami finanziari con le industrie farmaceutiche e del comparto della carne e dei latticini) ma è un vero e proprio manifesto politico.
Sia la parola d’ordine scelta per la diffusione delle linee guida (quel «Make America Healthy Again» che richiama sfacciatamente il «Make America Great Again» di Trump), sia il contenuto delle Linee guida suonano in effetti come palese rivendicazione della leadership mondiale degli Stati Uniti anche in campo alimentare.
Quella leadership che il lavoro di Ancel Keys sintetizzato nel bestseller «Eat well and stay well» (Mangia bene e stai bene) aveva negato tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni ’60 a favore di uno stile di vita e di alimentazione tipicamente mediterranei.
«Mangia cibo vero»
Ai più avanti negli anni non sarà certo sfuggito che lo slogan «Mangia cibo vero» scelto da Robert F. Kennedy, Jr. per accompagnare le Linee guida sembra fare il verso alla «roba sana, sostanziosa» dell’improbabile intruglio confezionato da Nando Mericoni in «Un americano a Roma» con alimenti che, in effetti, sono privilegiati nella nuova piramide alimentare proposta dall’Amministrazione Trump in una sorta di revival dei magnifici anni ’50 in cui l’America era prospera, sana e dominava il Mondo.
Novità e contraddizioni delle Linee guida
La cosa che colpisce maggiormente nelle Linee guida è lo sdoganamento delle carni rosse e del latte vaccino, uniti alla parificazione all’olio d’oliva del burro e del sego di manzo (tallow) come grassi ritenuti sani.
Parallelamente, peraltro, le Linee guida, oltre a consigliare il consumo di frutta, verdura e cereali integrali suggeriscono la drastica riduzione di alimenti altamente trasformati, ricchi di carboidrati raffinati, zuccheri aggiunti, eccesso di sodio, grassi nocivi e additivi chimici.
Meno severo è invece il rapporto con gli alcolici con la generale raccomandazione ad un consumo moderato mentre per quanto riguarda i metodi di cottura ci si limita a suggerire di sostituire la frittura con la cottura al salto, alla griglia o al forno.
Le contraddizioni con la letteratura scientifica che mette in guardia dai rischi del consumo delle carni rosse, dell’abuso di proteine e dell’arrostimento trovano ancora una volta giustificazione nel carattere politico delle Linee guida che, sin dalla loro prefazione, invocano la necessità del ritorno alle origini, alle basi della cultura alimentare tipicamente americana.
Non una novità assoluta nel panorama gastronomico mondiale, visto che già Marco Porcio Catone nel suo «de agri cultura» predicava il ritorno al cibo degli antichi e la nostra stessa cultura spesso invoca il ritorno alle origini, vere o presunte, della cucina italiana.
Semmai colpisce la circoscrizione di queste basi, vere o presunte, della cucina americana agli alimenti tipici dei bianchi ed in particolare dei bianchi di origine anglosassone: il latte, il burro, i latticini, la carne ed il sego di manzo.
Nessun accenno, ma ci si sarebbe stupiti del contrario, alle altre culture culinarie, altrettanto virtuose e originarie, che popolano gli Stati Uniti: da quella creola alla italiana passando per la cucina ispanica e sudamericana.
La diffidenza per il mondo vegano
Le Linee guida dedicano una specifica sezione all’alimentazione vegetariana e vegana, ma non lo fanno per esaltarne le virtù salutistiche, quanto, piuttosto, per evidenziare i rischi sia in termini di consumo di alimenti ultra-processati, sia soprattutto per mettere in guardia dai «nutrient gaps» di quegli stili alimentari, le lacune nutrizionali di cui si raccomanda il monitoraggio periodico di fatto assimilando il veganesimo ad una malattia da tenere sotto controllo medico.
I possibili riflessi sulla nostra cultura culinaria
Se è vero che la cucina americana, come attesta il successo tra i giovani ed i giovani adulti della cottura al barbecue con l’uso di salse tipicamente statunitensi e la diffusione dei termini anglosassoni per indicare i tagli di carne bovina, ha ancora influenza sulla nostra cultura culinaria, va detto che assai difficilmente le Linee guida avranno un impatto significativo da noi.
Il mito americano, tanto caro ai nostri migranti, è ormai un retaggio del ‘900 e ad oggi un personaggio come il Nando Mericoni di Alberto Sordi verrebbe sicuramente trattato quantomeno come un eccentrico.
Agli occhi della Vecchia Europa, che a livello di regole ha ancora fortunatamente il livello più avanzato di sicurezza e salute alimentare, le Linee guida di Kennedy Jr. appaiono piuttosto come un rigurgito di sovranismo made in USA buono, forse, per tranquillizzare la base trumpiana ripetendole ossessivamente, anche dal punto di vista alimentare, di essere dalla parte giusta della Storia.
Foto di Agustín Barrios da Pixabay


