
Dopo oltre 25 anni di negoziati intermittenti l’Accordo di libero scambio tra l’Unione europea ed il Mercosur (il blocco commerciale sudamericano comprendente Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) sottoscritto lo scorso 17 gennaio sembra giunto alle sue battute finali anche se dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo e dai Parlamenti dei Paesi membri dell’Unione e si è aggiunto un ulteriore passaggio alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un parere legale.
Per le dimensioni dell’Accordo, che coinvolge circa 780 milioni di consumatori, 60 mila imprese europee ed il 25% del PIL globale, la sua sottoscrizione è sicuramente un evento epocale tanto più rilevante in un periodo caratterizzato da una crisi delle relazioni internazionali e dalla ripresa della politica dei dazi e delle corrispondenti misure di ritorsione.
Non sorprende, quindi, che, a livello europeo, vi siano perplessità sui suoi effetti, soprattutto perché se appare sicuramente vantaggioso per l’industria manifatturiera europea, suscita invece preoccupazione, in taluni soggetti sfociata in vera e propria contestazione, da parte del comparto agroalimentare che teme l’invasione di prodotti a basso costo (frutto di una minore tutela dell’ambiente e del lavoro nei Paesi del Mercosur) e l’accesso ai nostri mercati di prodotti meno sicuri dal punto di vista sanitario e non rispettosi del benessere animale.
Ad aggravare la situazione vi è il giudizio non lusinghiero che la maggioranza dei cittadini europei riserva alla Commissione europea ed in particolare alla Presidentessa Ursula von der Leyen.
Il contenuto dell’Accordo per il comparto agroalimentare italiano
L’Italia, dopo un lungo periodo di contrarietà, risulta oggi, dopo l’accoglimento di alcune istanze, tra i Paesi sostenitori dell’Accordo anche se non mancano le divisioni sia nell’attuale maggioranza di governo sia tra le forze di opposizione.
Tra i vantaggi dell’Accordo vi è certamente la protezione dei nostri prodotti, ben 57, ad indicazione geografica (c.d. Dop economy), favorendo l’esportazione di alcuni prodotti strategici come il vino e i formaggi, mentre si teme il notevole incremento dell’importazione a basso costo di alcuni prodotti «sensibili» per il comparto nazionale: carne bovina, pollame, zucchero, riso, miele, uova, aglio ed etanolo, oltre che di cereali ed ortofrutta.
I meccanismi di salvaguardia
L’Accordo prevede innanzitutto una sorta di «freno a mano» per i prodotti «sensibili», con la possibilità di per l’UE di aprire un’indagine (che può portare alla sospensione dell’esenzione dai dazi e non può durare più di 4 mesi con misure provvisorie adottabili entro tre settimane) qualora si verificasse un aumento del 5% dei volumi delle importazioni o un calo del 5% dei prezzi all’importazione.
Parallelamente, a tutela di consumatori e delle stesse imprese nazionali virtuose, è prevista l’applicazione del c.d. «principio di precauzione» che vieta l’importazione di prodotti che presentino rischi per la salute, mentre l’obbligo di indicazione in etichetta del Paese di origine per i prodotti ortofrutticoli, il miele, le uova e tutti i tipi di carne dovrebbe aumentare la consapevolezza dei consumatori.
Le ragioni della contestazione
Se si vanno ad esaminare le singole, articolate, posizioni di coloro che si oppongono strenuamente all’Accordo è possibile cogliere due diversi orientamenti che, per semplicità, è possibile definire, rispettivamente, ideologico e pragmatico.
Il primo mira ad evidenziare che l’apertura del mercato europeo potrebbe peggiorare le condizioni di lavoro e ambientali dei Paesi del Mercosur privilegiando i prodotti più appetibili per l’esportazione a scapito del mercato interno, dell’ambiente e dei lavoratori.
Esattamente com’è avvenuto per la Quinoa nelle zone andine e per gli Anacardi nel sudest asiatico.
Il secondo, invece, teme soprattutto le possibili falle nel sistema dei controlli europei e la mancanza di automatismi nelle politiche di salvaguardia che porterebbe ad adottarle quando, sostanzialmente, il danno maggiore al comparto agroalimentare si sarebbe realizzato e guarda con diffidenza alle misure compensative promesse nell’ambito della PAC (Politica Agricola Comune) che non inciderebbero realmente sui problemi strutturali del comparto.
I pericoli per i consumatori italiani
I maggiori pericoli dell’Accordo per i consumatori italiani risiedono, in realtà, nella sfavorevole congiuntura economica interna ed internazionale che, a fronte di una sostanziale stasi, o addirittura di un decremento, delle retribuzioni, registra nel nostro Paese un incremento medio, secondo un trend che sembra inarrestabile, di circa il 25% del prezzo dei prodotti agroalimentari.
Il rischio, quindi, che un numero crescente di persone non si possa più permettere prodotti agroalimentari «virtuosi» sia dal punto di vista salutistico sia sotto il profilo della salvaguardia ambientale è reale ed è ipotizzabile che questi soggetti siano, comprensibilmente, quelli più vulnerabili rispetto a prodotti a basso costo e d’incerta produzione e quelli meno inclini a comprendere le proteste che rischiano di essere viste solo come uno strumento corporativo volto sostenere i prezzi nel mercato interno.
L’Accordo, che nelle sue intenzioni appare coraggioso in un contesto di conflittualità globale, rappresenta quindi un banco di prova forse decisivo per la credibilità di tutti gli attori coinvolti.
Per l’Unione europea, innanzitutto, chiamata a dimostrare con i fatti che le misure di salvaguardia non sono solo lettera morta ed uno specchietto per le allodole per i consumatori e i produttori virtuosi.
Per i Paesi del Mercosur, che, grazie all’abolizione dei dazi, avranno la possibilità di conformare le loro produzioni agli standard di sicurezza, lavorativi ed ambientali europei.
Per i produttori nazionali virtuosi, chiamati a denunciare le elusioni delle misure di salvaguardia.
Per gli organi di vigilanza che dovranno far sì che l’incremento dei controlli all’importazione previsto dall’Accordo sia effettivo ed i controlli efficaci.
Per gli stessi consumatori a cui s’impongono scelte allo stesso tempo economiche ed etiche.
L’Accordo Ue-Mercosur potrebbe essere quindi allo stesso tempo l’occasione per la nascita di un nuovo atlantismo, pacifico e volto al benessere reciproco, o l’ennesimo fallimento.
Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay
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