Ricordando Chris Rea: “Shamrock Diaries”(1985)

Chris Rea
BJK195 British singer and songwriter Chris Rea performing live in the concert hall at the KKL in Lucerne, Switzerland, Europe

Ci ha lasciato, a 74 anni, dopo un periodo di malattia, il cantautore e chitarrista britannico Chris Rea. Origini italiane da parte del padre (proveniente da Arpino, in provincia di Frosinone) e irlandesi da parte della madre, era dotato di un approccio chitarristico non accademico, uno stile che rifuggiva da eccessi virtuosistici ma che considerava la propria chitarra come un’estensione della propria voce, una vocalità roca, ruvida e allo stesso tempo ricca di espressività e malinconia pacata.

Di formazione jazz-blues, esordisce negli anni ‘70 suonando in una band denominata Magdalene, che vince un concorso nazionale nel 1975 ma senza essere contrattualizzata. Nel 1978 pubblica il suo primo album solista, “Whatever Happened To Benny Santini?”, in riferimento al suo nome d’arte usato durante il periodo con il gruppo Magdalene. Dopo alcuni risultati altalenanti comincia ad avere successo verso i primi anni ‘80, successo che culminerà con la celebre hit “Josephine”, contenuta nell’album “Shamrock Diaries”, che vi faremo scoprire oggi con la nostra macchina del tempo musicale.

In scaletta troviamo 10 ottimi brani che stupiscono per arrangiamenti e sonorità straordinarie. Pur essendo un lavoro di stampo soft-rock, oppure AOR, che dir si voglia, la sua chitarra non dimentica le radici blues, in quanto mantiene un approccio alla tecnica slide, dimostrandosi cantilenante, calda, malinconica, appunto vicina al blues. Sono composizioni che si fanno apprezzare per la loro accessibilità melodica e tra queste sono degne di nota la traccia iniziale “Steel River”, con la presenza di cori di ispirazione gospel e con un pianoforte jazzato dopo il secondo refrain, e la celebrata “Josephine”, brano dedicato alla figlia appunto così chiamata. Imperdibili anche l’altro singolo portante, “Stainsby Girls”, pezzo di ispirazione springsteeniana, oltre che “All Summer Long” e la chicca nascosta finale del disco, “Hired Gun”, in cui Chris Rea eccelle alla chitarra, una composizione caratterizzata da una sorprendente e avvincente soluzione armonica, 8 minuti di musica articolata, complessa e accessibile allo stesso tempo.

Dopo quest’ottimo lavoro Chris Rea continuerà a donarci altra musica all’insegna della qualità con album come “On The Beach”(1986), contenente la splendida title-track, il singolo “Driving Home For Christmas”(1988), “The Road To Hell”(1989), tanto per citarne alcuni. Oltre ai problemi di salute, con l’avvento del terzo millennio, seguiranno lavori in cui, dopo aver conquistato le classifiche, si riapproprierà con risultati interessanti delle sue radici jazz-blues.

Il suo stile, il suo approccio alla chitarra, che rifuggono dalla velocità tecnica e dai vari virtuosismi, collocano Chris Rea tra gli outsider della musica internazionale. È un suono con una personalità riconoscibile tra tante, fatto di silenzi, di spazi, di attese, che più che aggiungere note ne sottrae e allo stesso tempo sa creare tanti brani ben differenziati tra loro. Ed è proprio il non-tecnicismo che ha reso Chris Rea un artista singolare e capace di comporre negli anni ‘80, suo periodo di grande successo nelle classifiche, una musica raffinata e di grande incisività, radiofonica, ma non per questo scontata.

Anche il suo approccio al music-business è stato originale. Chris Rea ha rifiutato la grande sovraesposizione mediatica lasciando che siano la sua arte, la sua voce e la sua chitarra a parlare per lui, preferendo i teatri e i palazzetti come luoghi di esibizione ai grandi tour americani, per un contatto diretto col pubblico. “Shamrock Diaries”, trascinato dal ben noto singolo “Josephine”, è un ottimo punto di partenza per celebrare e ricordare l’arte di un artista come Chris Rea, che in quei periodi ha saputo dare dignità e elevare artisticamente il soft-rock più radiofonico e da classifica.

Fonte foto: profilo Facebook dell’artista

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