Via Flaminia, una gita domenicale a Sacrofano e poi a Falerii Novi

via flaminia

Il percorso di questa gita inizia dal piazzale di ponte Milvio. Si prende poi il Viale di Tor di Quinto, sino a congiungersi con la Via Flaminia, un paio di chilometri prima del Raccordo Anulare. Al 19° km della consolare, prendiamo la Via Sacrofanese per altri 7,5 km. Attraversiamo quindi un paesaggio di valloni che s’incastonano nel tufo del monte Musino. Trattasi di un contrafforte dell’antico vulcano Sabatino.

Il primo paese che incontriamo è Sacrofano. Fu fondato in epoca alto medioevale con il nome di Scrofano. Sembra, per le numerose femmine di maiale che vi pascolavano allo stato brado. Nel 1928 ha assunto il nome attuale, che ci riporta a un sacrum fanum, forse riferito a un culto realmente esistente. Lo comproverebbe la dedica di un altare del 148 d.C., rinvenuto nei boschi circostanti. Essa è infatti riferita a Giove Tonante e a Ercole Musino.

Dalla Via Flaminia deviamo per la Sacrofanese

La località è comunque citata come Sacrofanum già in un documento dell’VIII sec. d.C. Del medio evo sopravvive la struttura dell’antico borgo, con le strette stradine e i suoi saliscendi. Dalla fine del XIII sec. agli inizi del XIV sec., Sacrofano fu dominata dalla famiglia Nardoni. Nella metà del XIV sec. fu conquistata dagli Orsini e, nel 1662, fu ceduta ai Chigi.

Poco esteso, il paese è racchiuso in una cerchia di mura che si confonde con le pareti delle case. Si accede al centro storico attraverso la porta Romana, comprendente due torri cilindriche congiunte da un arco. Esso è ornato dallo stemma cittadino nel quale si riconoscono il patrono S. Biagio e una scrofa.

Il paesino comprendeva, un tempo, anche un minuscolo ghetto ebraico. Nei giorni nostri ne rimangono le tracce in un’iscrizione altrimenti incomprensibile. È posta sotto il simbolo della croce, a ridosso di un edificio religioso, forse una sinagoga. Vi si legge: “La donna che oltrepassi questa croce sia scomunicata per sempre!”. Brr… meglio dirigersi appena fuor di porta e rallegrarsi con il vino bianco Capena DOC. Per poi gustarci la cacciagione di una caratteristica trattoria locale!

Riprendiamo la Via Flaminia e ci dirigiamo a Falerii Novi

Ritorniamo sulla Via Flaminia e percorriamola in direzione Civita Castellana, che raggiungiamo dopo circa undici chilometri. Prendiamo poi la SP 27/Via Falerina per circa cinque chilometri, in direzione Fabrica di Roma. Ivi il cartello, sulla destra, ci indica i ruderi di Falerii Novi.

Per raggiungere l’area archeologica è necessario percorrere a piedi un lungo tratto di strada sterrata in mezzo ai campi. Il progressivo appressarci all’antica città abbandonata ci permette la scoperta poco alla volta della sua cinta muraria. Le torri sono realizzate in grandi blocchi di tufo, in opera quadrata. Il superamento del fossato difensivo, grazie ad un agreste ponticello ci desta suggestive sensazioni. Così come l’attraversamento della porta Bove, caratterizzata dal concio superiore sagomato a testa di bue.

Una città abbandonata che appare poco alla volta tra i campi

La città fu edificata dai romani nel 241 a.C. deportandovi la popolazione dell’antica Faleria (i falisci). Nelle sue mura si aprono nove porte, difese ai lati da torri sporgenti. All’interno dell’abitato s’identificano ancora gli assi del decumanus e del cardo. Quest’ultimo sull’antico percorso della consolare Amerina, proveniente da Sutri per poi congiungersi alla Via Flaminia. Estesi tratti sono ancora segnato dall’antico basolato. Intorno, sono visibili le tracce dell’abitato, del teatro e, fuori le mura, dell’anfiteatro.

Qui sorse un’abbazia benedettina, poi trasformata in cistercense e la chiesa romanica di S. Maria in Fàlleri (XII sec.). I due edifici religiosi si stagliano ancora tra gli antichi ruderi e sono visitabili. La chiesa consta di ben cinque absidi e tre navate. Sono divise da pilastri e da colonne di marmo, con capitelli recuperati da monumenti romani. Il portale, aggiunto in un secondo momento, è opera dei Cosmati.

Negli anni bui dell’alto medio evo, gli abitanti di Falerii Novi abbandonarono progressivamente il presente sito. Ripopolarono poi l’antico il centro (Falerii Veteres), sito sull’attuale Via Flaminia, e lo ribattezzarono Civita Castellana. Oggi Falerii Novi, questo gioiellino di area archeologica, è poco conosciuto. Sicuramente il lettore, così come chi scrive, dopo la visita, si scoprirà in perfetta solitudine tra le rovine. In un poetico naufragar così somigliante all’infinito leopardiano.

Fonte foto: wikipedia.org – pubblico dominio

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