(Adnkronos) – “Stiamo vivendo una trasformazione profonda dell’organizzazione del lavoro.
Il modello basato su controllo e presenza non è più sufficiente: oggi la sfida è lavorare per obiettivi, responsabilizzando le persone e valorizzandone il contributo. In questo contesto, i manager hanno un ruolo decisivo: sono chiamati a guidare il cambiamento, ripensare i modelli organizzativi e utilizzare innovazione tecnologica e intelligenza artificiale come strumenti al servizio delle persone. L’Ai, in particolare, può liberare tempo da attività a basso valore, migliorare i processi decisionali e consentire alle persone di concentrarsi su creatività, relazione e innovazione”. Ad affermarlo, ad Adnkronos/Labitalia, Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio, Umbria e Sardegna.
“Questo approccio – spiega – non solo aumenta la produttività delle imprese, ma migliora anche il benessere organizzativo. Perché oggi competitività e qualità del lavoro devono andare nella stessa direzione. Questo è oggi necessario in assoluto, ma ancor più nelle pmi che si devono aprire all’ingresso di manager esterni alla famiglia dell’imprenditore, senza perdere il controllo ma per attuare una vera gestione manageriale e aumentare valore, produttività e capacità di innovare, competere ed evolversi”.
“Anche il ruolo delle parti sociali – prosegue – è chiamato a evolvere. La contrattazione collettiva non può limitarsi a regolare il lavoro esistente, ma deve accompagnarne la trasformazione. Oggi abbiamo bisogno di una contrattazione che favorisca organizzazioni più flessibili, lavoro per obiettivi, sviluppo delle competenze e utilizzo responsabile delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, è fondamentale garantire nuove tutele: non più solo legate al posto di lavoro, ma alla persona, alla sua occupabilità e alla qualità della sua vita professionale. In questo senso, sindacati e rappresentanze datoriali possono giocare un ruolo chiave nel costruire un modello di lavoro più moderno, inclusivo e sostenibile, capace di coniugare produttività e benessere”.
Per Tommaso Saso, “deve cambiare anche il modello culturale delle nostre imprese, soprattutto delle pmi con troppe microimprese (95,6%), pochissime grandi (0,1%) e poche piccole (3,7%) o medie (0,5%) e in generale sottomanagerializzate”.
“Questo il quadro delle imprese inel Lazio, che non si discosta gran che – fa notare – da quello di Roma e dell’Italia e ci vede impreparati ad affrontare sfide complicate come la transizione energetica, quella digitale e una crisi internazionale che si fa sentire e incide sulla capacità di innovare e competere. Proprio il tema della crescita e, quindi, la managerializzazione delle Pmi sono alcuni dei temi a che abbiamo messo al centro dell’Assemblea di Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna e Umbria che si e svolta lo scorso 7 maggio presso gli spazi del museo MAXXI di Roma”.
“In quest’ottica di favorire una maggiore crescita, nei mesi passati, abbiamo collaborato con la Regione Lazio alla realizzazione del bando da 5milioni di euro che favorisce l’inserimento di figure manageriali proprio nelle pmi. Oggi esistono figure come il fractional manager, temporary manager, figure che collaborano con più realtà imprenditoriali e che possono accompagnare le pmi sino a una crescita che consenta loro di poter ampliare gli organici e inserire stabilmente una o un manager in grado di garantire quel salto di qualità che oggi significa prima di tutto sopravvivenza nei mercati diventati sempre più globale”, conclude.
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