
Ci troviamo in un locale dove la musica è alta. Proviamo a parlare con la nostra partner ma stenta a sentirci anche quando alziamo il volume della voce. Stessa scena in un film, tuttavia qui i due protagonisti non fan fatica a capirsi mentre la musica è presente ma in sottofondo. Ora ci troviamo in strada circondati da migliaia di rumori: clacson di auto, rombi delle moto, il tacco di una signora, il cinguettio degli uccelli, cantieri in lontananza. Stesso panorama in un film: tutto è dosato e se il protagonista sta parlando non sarà mai sovrastato da alcun suono ambientale. Infine a casa, seguiti dal brontolio del computer, il brusio della lavatrice, i passi di chi sta al piano superiore, il gocciolio del lavandino. Raramente questi suoni vengono riportati integralmente su pellicola. Eppure quando guardiamo una scena non dubitiamo che ciò che appare sullo schermo sia reale. Invece è solamente realista.
La colonna sonora
I rumori, assieme alla musica e alle voci, compongono la colonna sonora di ogni film. Proprio come la musica, non sono messi a caso ma sono scelti e impostati. È importante che siano presenti ma che non ostacolino il procedere dei personaggi. In una scena ambientata in cucina il tintinnio di pentole e stoviglie non deve cadere contemporaneamente ai dialoghi, però deve essere presente poiché uno sfondo vuoto verrebbe percepito come asettico. Il suono di un oggetto che cadendo si rompe difficilmente viene registrato nel vivo del momento, è più efficace riprenderne il momento e poi aggiungere il rumore di fracasso che meglio si adatti all’esigenza. In alcuni casi i rumori bisogna proprio inventarli da zero.
Rumoristi
I primi film muti non avevano ovviamente alcun tipo di sonoro. Tuttavia durante alcune proiezioni era possibile la presenza in sala di musicisti che eseguivano piccoli brani accompagnando le scene. Questi professionisti potevano anche improvvisare suoni e rumori che apparivano sullo schermo, in modalità già eseguite nei teatri di prosa e d’opera dell’epoca. È così che andarono a codificarsi tutta una serie di oggetti per riprodurre determinati contesti: il battere fra di loro delle noci di cocco per imitare gli zoccoli dei cavalli, lo sferragliare del metallo per proporre la pioggia e il temporale, dei flauti riempiti con dell’acqua per simulare il canto dei merli. Oggi nei film tutto ciò è proposto dalla figura del tecnico del suono che elabora ormai digitalmente qualsiasi rumore richiesto. Non solo, parte del suo lavoro è crearne di completamente nuovi: il ruggito di un dinosauro, il rombo dell’armatura di Iron-Man, lo scontrarsi delle scintille magiche in Harry Potter. Sembra banale accostare un suono a un determinato personaggio o impulso, invero, dietro ci hanno lavorato degli esperti il cui fine è farci percepire realismo a ciò a cui stiamo assistendo.
Per creare il silenzio
Nella realtà quotidiana il silenzio totale è un evento raro e difficilmente riproducibile. Chi ha sperimentato l’estrema tranquillità di una perfetta camera anecoica (priva di qualsiasi eco e riverbero) riferisce di una sensazione straniante e poco piacevole. In una proposta filmica davvero realistica l’unico ambiente realmente silenzioso è lo spazio; qui il suono non si può propagare. C’è chi si è adeguato in toto a questa evidenza come Christopher Nolan nell’esplosione in Interstellar dove vediamo uno dei moduli saltare in aria ma non lo sentiamo. C’è chi ha preferito l’approccio più d’effetto come George Lucas nei primi Guerre Stellari facendoci sentire i ronzii e i motori delle astronavi e i colpi sparati da queste. Quei suoni non possono essere reali, comunque sono accettati dallo spettatore senza il minimo dubbio della loro natura.
Il silenzio quindi non è possibile. Allora si può creare? Come segnalato all’inizio, siamo circondati da miriadi di suoni, un microfono li percepirebbe tutti senza distinzioni e la voce sarebbe solo uno di essi. Quindi il silenzio può essere facilmente suggerito proprio facendo emergere la sfera dei rumori su tutto il resto. All’inizio di L’eclisse di Michelangelo Antonioni udiamo Monica Vitti eseguire una miriade di piccoli rumori mentre né lei né Francisco Rabal parlano. Sono colpi dei tacchi delle scarpe, l’accostare le tende, lo spostamento di soprammobili e il brusio continuo di un ventilatore; tutto concorre a farci avvertire il silenzio della stanza che qui serve a esprimere la tensione fra i due protagonisti.
Immersività
Passando dal cinema ai videogiochi, i rumori diventano necessari per sottolineare la qualità di un videogioco. Non si tratta solo di realismo come nel cinema, ma anche di immersione. Il giocatore viene avvolto dai rumori ambientali che contraddistinguono lo scenario e anche da quelli emessi da altri giocatori dando corpo a combattimenti, scambi e azioni. Il realismo e la messa in diretta di un determinato rumore si riversano nella percezione del momento. Più l’immersività è alta e più il giocatore si sentirà avvolto nel gioco; ciò non è permesso dalla musica o dalle voci quanto invece dai rumori.
Foto di Iván Tamás da Pixabay
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