Eros: tutte le facce di Amore secondo i greci

Il greco antico utilizza diversi termini per definire la parola “amore

Cosa è l’amore? 

L’amore è un concetto vago e complesso. Un tema senza tempo, sempre contemporaneo, che ha una dimensione cosmica.

Oggi, con questa unica parola indichiamo sentimenti e pulsioni molto diverse tra loro. Cosa pensavano gli antichi greci della questione?

Eros, l’amore greco

Per gli antichi greci, Eros era un dio antichissimo.

Secondo Esiodo (700 a.C. circa, Eros  era un dio creatore. Il primo Dio, nato dal Caos primordiale contemporaneamente a Gea (la Terra) e al Tartaro (l’Abisso o gli Inferi). Senza lui nessuno degli altri Dei sarebbe sorto. 

Il Simposio di Platone spiega chi è Eros, qual è l’essenza dell’amore e cosa ne deriva

1) Nel suo discorso, Agatone (Simposio di Platone) afferma che Eros è il dio più felice, più bello, buono, giovane delicato e leggiadro.

Possiede le quattro virtù cardinali (giustizia, temperanza, sapienza, coraggio) in sommo grado ed essendo bello in sommo grado dona tutto al sommo grado.

2) L’amore non è bello o brutto, può solo essere fatto in modo bello o non bello. Può essere sano o malato, a seconda di come amiamo.

Sarebbero gli amanti “volgari”, (quelli che si concentrano solo sulla sfera fisica della scala platonica) ad abbassarne il livello. Mentre l’amore “raffinato”, quello che si trova nel piano più alto della scala (il cosiddetto “amore platonico”) è l’unico che ci eleva.

3) L’amore è mancanza, cioè ricerca dell’altra meta che ci manca, il tentativo di risanarla.

Cosa cerca dunque Eros? 

Le cose belle e buone.

La trama logica è che, siccome Eros è mancante delle cose belle e buone, non è bello e buono, ma non è neanche brutto e cattivo, è intermedio fra bello e buono brutto e cattivo, ecco perché cerca la completezza fra gli opposti sia in senso verticale e orizzontale.

In senso verticale, è un demone del piacere che unisce il fisico al metafisico, in senso orizzontale è la contrapposizione delle opposizioni del diverso. 

Eros chi è? È dunque sintesi di due cose opposte.

La nascita di Eros

Per capire meglio, ci soffermeremo sul racconto della nascita di Eros, riportando il dialogo del Simposio. A parlare è Diotima.

“Il giorno in cui nacque Afrodite, gli Dei si radunarono per una festa in suo onore. Tra loro c’era Poros, il figlio di Metis. Dopo il banchetto, Penìa era venuta a mendicare, com’è naturale in un giorno di allegra abbondanza, e stava vicino alla porta. Poros aveva bevuto molto nettare (il vino, infatti, non esisteva ancora) e, un po’ ubriaco, se ne andò nel giardino di Zeus e si addormentò. Penìa, nella sua povertà, ebbe l’idea di avere un figlio da Poros: così si sdraiò al suo fianco e restò incinta di Eros. Ecco perché Eros è compagno di Afrodite e suo servitore: concepito durante la festa per la nascita della dea, Eros è per natura amante della bellezza – e Afrodite è bella.

Proprio perché figlio di Poros e di Penìa, Eros si trova nella condizione che dicevo: innanzitutto è sempre povero e non è affatto delicato e bello come si dice di solito, ma al contrario è rude, va a piedi nudi, è senza casa, dorme sempre sulla nuda terra, sotto le stelle, per strada davanti alle porte, perché ha la natura della madre e il bisogno l’accompagna sempre. D’altra parte, come suo padre, cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, risoluto, ardente, è un cacciatore di primo ordine, sempre pronto a tramare inganni; desidera il sapere e sa trovare le strade per arrivare dove vuole, e così cerca la sapienza per tutto il tempo della sua vita, è un meraviglioso indovino e ne sa di magie e di sofismi. E poi, per natura, non è né immortale né mortale. Nella stessa giornata sboccia rigoglioso alla vita e muore, poi ritorna alla vita grazie alle mille risorse che deve a suo padre, ma presto tutte le risorse fuggono via: e così non è mai povero e non è mai ricco”.

Eros ha dunque una duplice natura della madre e del padre . Della madre ha la caratteristica di essere sempre accompagnato da indigenza e dal bisogno , dal padre ha tratto invece energia.

La storia di Diotima sulla nascita di Eros, figlio di Poros e Penia conferma che il linguaggio, come l’amore, non può possedere il suo oggetto come qualcosa di presente, ma solo sempre in una fragile bilancia tra presenza e assenza, tra oblio e memoria, tra conoscenza e ignoranza.

La classificazione dei tipi di amore per i Greci

Ma veniamo alla classificazione dell’amore al tempo di Platone:

  • Agape (αγάπη) è amore puro, incondizionato, anche non ricambiato, spesso con riferimenti religiosi: è la parola usata nei vangeli. Al di là delle forze umane, i confini, le dimensioni, senza aspettativa. Il tipo di emozione che ti toglie e ti dà allo stesso tempo, come un farmacon: veleno e antidoto.
  • Philia (φιλία) è un sentimento tra chi condivide le stesse esperienze ed emozioni. È l’amore fatto di affetto e piacere. È amicizia profonda, fatta di lealtà e fiducia reciproca, non puoi solo amare ma anche essere amato.
  • Eros (έρως) definisce l’amore sessuale, passionale, carnale, irrazionale, che fa perdere il controllo. Non per forza nei confronti di una persona.
  • Anteros (αντέρως) è l’amore corrisposto. La leggenda narra che Afrodite si lamentò con la Dea Temi del fatto che Eros non crescesse; la Dea le disse che Eros non sarebbe cresciuto fintanto non avesse avuto l’amore di un fratello. I fratelli crebbero insieme, ma ogni volta che Anteros si allontanava da Eros, quest’ultimo ritornava fanciullo.
  • Himeros, figlio di Afrodite e fratello di Eros, è la personificazione dell’amore folle. La passione del momento, il desiderio fisico presente e immediato, quello primitivo e impulsivo che chiede di essere  soddisfatto. Alcune leggende narrano che Afrodite fosse incinta di due gemelli Eros e Himeros. Anche Himeros, come i suoi fratelli Pothos ed Eros è raffigurato con arco e frecce necessarie per creare il desiderio e la lussuria nelle persone.
  • Pothos è uno degli altri fratelli di Eros, figlio di Afrodite e Crono. È il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo. È l’amore degli adolescenti, nostalgico, irraggiungibile, idealizzato che si esplica nel soffrire e nel cercare l’anima gemella.Photos è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo.
  • Stοrge (στοργή) è l’amore tra parenti e consanguinei (“stergo”- amare teneramente). È ciò che si prova per un figlio genitore, fratello, che si ama sempre, a prescindere da tutto e tutti.
  • Thelema (θέλημα) è il piacere di fare qualcosa: per il proprio mestiere, per le passioni. Non è e non può essere quindi nei confronti di una persona, ma solo verso una cosa. 
  • Philautia, amore di sé. Per Aristotele è egoismo positivo, rapporto che si ha con sé, modo per perfezionarsi, non per gli altri ma per stare meglio con noi.
  • Pragma: implica amare senza dover per forza ricevere. Il contrario dell’Agape, ma non negativo. Può essere l’amore di una persona adulta, non più amata dal partner, che sceglie di cessare la relazione o continuare ad amare nonostante tutto, per non rovinare tutto ciò avuto insieme. 
  • Mania: è il desiderio incondizionato di amare e possedere, quello tossico, si considera il partner come un oggetto proprio. Si vive solo per quell’amore.
  • Charis, è l’amore idilliaco. Quello che reca in sé la gioia fisica e spirituale. Può esistere solo se entrambi i partner si amano allo stesso modo, concedendosi fisicamente e spiritualmente. Questo amore contiene tutti gli altri.

La relazione “perfetta” è quella che ci permette di sviluppare il nostro massimo potenziale attraverso la presenza fondamentale dei tre dei volti dell’amore: Anteris, Pothos e Himeros, creando le basi di un rapporto di coppia solido e duraturo.

Conclusioni 

In un epoca come la nostra, in cui è portata alle strenue conseguenze la dissociazione di Eros, il vero Eros non è forse quello che porta dalla dimensione puramente fisica a quella metafisica? Non ha forse ragione Platone, quando nel Simposio dice che  Amore è quella forza spirituale che da all’anima le ali per volare sempre più in alto?

Umberta Telfner (2015) “Esiste la possibilità di due persone che sono in grado di incontrarsi proprio perché rimangono due esseri separati. In questo caso le persone restano due, e c’è la possibilità di vivere il nuovo perché uno dei due o tutti e due lo portano fuori e lo ricercano dentro di sé, e perché insieme esplorano. L’amore necessita della libertà. In coppia si è comunque di più di due, la relazione è il terzo della danza.”

Foto di Pexels da Pixabay

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