Crisi energetica, l’Italia può farcela ma deve compiere subito tre scelte

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Crisi energetica. Il precipitare degli eventi in Ucraina ricorda quello che è successo nel 1973 con il primo shock petrolifero. Le tensioni, peraltro in corso da quasi un anno, investono principalmente i mercati del gas. Guerra a parte, esse appaiono oggi come il principale problema energetico e di conseguenza anche geopolitico. Soprattutto in Europa, dove maggiore è la dipendenza da zone extra-europee per il suo fabbisogno di petrolio e gas.

Ora è vero che in Europa l’approvvigionamento energetico è tra i più differenziati e ben bilanciati al mondo. Esiste inoltre sul continente una interconnessione energetica tra le più articolate. Negli ultimi decenni però si è avuta una ridefinizione degli approvvigionamenti e dei fabbisogni. Con il risultato che i singoli paesi membri dell’Unione dipendono dal gas in maniera molto differente. Alcuni di essi, infatti, si trovano in una situazione di eccessiva dipendenza rispetto al resto dell’eurozona.

Crisi energetica, perché Germania e Italia ne soffrono maggiormente

Dopo la Germania, l’Italia è il paese europeo che importa più gas. Inoltre, Italia e Germania dipendono eccessivamente da gasdotti che arrivano da paesi extra-europei. In particolare, l’Italia dalla Russia, dalla Libia, dall’Algeria e dall’Azerbaijan via Turchia. Si è parlato che dalla Russia ne provenga il 27% del totale (contro il 40% della Germania). Nel nostro paese, poi, è scarsa la capacità di rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL). Un fattore che ha permesso alla Spagna di diversificare i propri approvvigionamenti con maggiore flessibilità e quindi maggiore sicurezza.

In un’intervista al Corriere della Sera, l’ad di Enel Francesco Starace ha individuato alcuni punti per consentire all’Italia di essere meno “fragile” in futuro. Contribuendo a rafforzare complessivamente la politica energetica europea. Tre sarebbero le scelte, secondo Starace, per modificare in senso favorevole la politica energetica italiana nel breve e nel lungo termine.

Si può superare la crisi riducendo la quota di gas necessaria per generare energia

Prima scelta. L’Italia può contenere la propria dipendenza dal gas, riducendo in maniera materiale il gas utilizzato per generare energia elettrica. La scelta è quella di incrementare la produzione e accelerare l’utilizzo delle energie rinnovabili. In tale settore, secondo Starace, il nostro paese ha una leadership a livello mondiale. Ritiene perciò alla nostra portata incrementare di circa 60 gigawatt/ora la produzione di energia rinnovabile nei prossimi tre anni. La nostra diffusa imprenditorialità già in passato ha dimostrato di poter realizzare balzi simili in questo campo.

Per tale obiettivo l’Italia è in grado di investire circa 80 miliardi di euro, non legati al PNRR, ma in aggiunta ad esso. Tutto ciò in pieno rispetto della appena varata tassonomia europea. Quindi, con diritto di accedere ai tassi europei agevolati. A fronte di questa scelta il consumo di gas si ridurrebbe di circa 18 mld di metri cubi (Bcm) il primo anno. Per giungere a una riduzione di ulteriori 5 mld nei due anni seguenti. Quasi azzerando, infine, il fabbisogno di gas a fini di generazione energia entro il 2030.

Sostituire le caldaie a gas con sistemi a pompa di calore

Seconda scelta. Per ridurre il consumo di gas ad usi civili la soluzione sarebbe la sostituzione graduale delle caldaie a gas per riscaldamento con sistemi a pompe di calore. L’Italia possiede la tecnologia necessaria per ridurre in maniera significativa il quantitativo di gas che si utilizza per usi civili. Ciò renderebbe più efficiente e sicuro l’uso dell’energia per riscaldamento.

I tempi di sostituzione dei macchinari, in questo caso, sarebbero più graduali. Tuttavia in un periodo di circa dieci anni il consumo di gas per usi civili si ridurrebbe di altri 10 Bcm circa. Inoltre, una misura come questa rafforzerebbe la già forte presenza industriale italiana nel mercato delle pompe di calore. Tale tecnologia, infatti, sta trovando spazi di crescita molto importanti in Europa.

Crisi energetica: un’occasione per diversificare l’approvvigionamento di gas

Terza scelta. L’Italia può inoltre realizzare almeno due terminali di rigassificazione di GNL, così come ha fatto la Spagna. Ciò permetterebbe di gestire in maniera più efficace e preventiva le eventuali crisi originate nei paesi dai quali provengono i gasdotti. La rigassificazione, infatti, ci permetterebbe di rifornirci anche da USA, Qatar, Australia e Canada.

La realizzazione di due terminali di rigassificazione comporterebbe un tempo rispettivamente di tre e cinque anni. L’investimento richiederebbe circa 1,5 miliardi di Euro. Questa scelta non ridurrebbe la dipendenza dal gas, ma la renderebbe meno vincolata e quindi negozialmente più sicura.

In conclusione, L’Italia può muoversi presto e bene. Attrarrebbe investimenti, migliorerebbe la propria bilancia dei pagamenti e ridurrebbe drasticamente i costi di acquisto di gas dall’estero. Creerebbe posti di lavoro e rafforzerebbe filiere industriali presenti. Inoltre, consoliderebbe una leadership negli importanti settori sopra indicati.

Foto di Erich Westendarp da Pixabay

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