Dopo esserci soffermati sugli eventi della Pasqua, la liturgia ci ha proposto ancora diversi momenti della vita di Gesù e della Chiesa; vogliamo contemplare l’immagine di Gesù che ritorna al Padre e quella dello Spirito Santo che prende dimora nel cuore degli uomini. Oggi la chiesa, invece, ci presenta ciò che Papa Benedetto XVI definì “la Famiglia di Dio”, cioè la SS.ma Trinità.
Tantissimi studiosi dell’antichità, grandi teologi e filosofi, hanno cercato di sbriciolare con parole semplici questo grande mistero; sono soprattutto i PP. della Chiesa: S. Agostino, S. Ambrogio, S. Tommaso d’Aquino, S. Anselmo ed altri. Il Padre crea, il Figlio redime, lo Spirito Santo santifica; e ancora: il Padre ama il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo è l’amore tra il Padre e il Figlio. Con S. Agostino completiamo: “Il Padre è la mente che pensa, il Figlio è la Parola del Padre che si esprime, lo Spirito Santo è il fiato, l’alito”. Tutte immagini suggestive queste, che ci riconducono ad un’unica ed autentica realtà, l’Amore. La Trinità, dunque, è amore, effusione di amore; oggi la Chiesa universale celebra la festa dell’Amore, quell’amore a cui attinge e a cui fa sempre riferimento il vero amore umano.
Dinanzi a questo incredibile ed infinito Mistero di Amore, vogliamo esprimere tutto il nostro stupore con le parole del salmista: “O Signore, nostro Dio, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra”. (Sal 8). Ciascuno di noi ha il suo posto nel cuore di Dio, tutti, nessuno è escluso. E siamo tutti prediletti di Dio, lo siamo così tanto che Gesù ci invita a chiamarlo Abbà, cioè “papino”. Prediletti di Dio, noi, che siamo peccatori. Questa dimensione è ricordata ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, quando il sacerdote rivolge all’assemblea il saluto iniziale della S. Messa: “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, sia con voi”. Un augurio che rende l’uomo simile alla Trinità, un saluto che richiama la grandezza di colui che, non solo nasce dalla mamma ma che è concepito anche dal disegno di amore che Dio ha predisposto per lui sin dall’eternità. Siamo davvero così grandi agli occhi del Padre e, forse, non ne siamo coscienti.
Troppe volte l’uomo diviene una merce da usare per il proprio tornaconto, per l’economia, per la politica. Oggi l’uomo è equiparato spesso ad un oggetto: non vale per ciò che realmente è ma vale per ciò che realmente produce. Nella mentalità del profitto egli è uomo solo se è capace di produrre. Laddove regna l’odio e la violenza, nei paesi in guerra, qual è l’identità dell’uomo? Meditando sull’amore che Dio nutre per ciascuno di noi, penso al dramma di tanti figli che a causa della piaga della separazione o del divorzio non sanno più chi sia il loro papà o la loro mamma. Eppure ogni volta che incontriamo un uomo, una donna, un bambino dovremmo vedere in essi l’immagine vera, concreta di Dio. Abbiamo dimenticato di essere stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e tale dimenticanza, purtroppo, è la radice di tutti i mali del pianeta, a partire dall’inquinamento, facendo riferimento alle grandi catastrofi umane, per arrivare all’uomo stesso e alla fame nel mondo. L’uomo ha dimenticato di essere simile a Dio, questa è la terribile realtà della nostra epoca così tanto travagliata. Quando scompare la dignità dell’uomo scompare anche Dio e l’uomo smarrisce il suo orientamento, non vede più la sua luce, non scorge più il suo orizzonte.
Nonostante tutto, Dio non smette di amarci e di avere cura di noi. I primi momenti della nostra vita sono stati inaugurati dalla celebrazione del Battesimo che ci ha resi figli di Dio; poi ci siamo accostati per la prima volta al suo corpo e al suo sangue, accogliendolo nel cuore nel giorno della nostra prima comunione; successivamente, ricevendo il Sacramento della Cresima, siamo stati ricolmati dei doni dello Spirito Santo; insomma, siamo figli di Dio in pienezza e a tutti gli effetti: abbiamo un Padre che ci ama, ci ascolta e ci accoglie; tocca a noi, adesso, nella ferialità della vita, custodire la dignità dei figli, costruire la nostra santità che poi si traduce nel vivere la bellezza non di una vita qualunque, a volte priva di senso, ma la bellezza di una vita piena di gioia e di entusiasmo: una vita che va oltre la morte, il dolore, la sofferenza. Chi, almeno una volta al giorno, non fa il segno della croce o non recita la preghiera del Padre nostro? Gesti che indicano la nostra naturale appartenenza a Dio, il quale vuole renderci divini, come Lui. E questo i Santi lo avevano compreso benissimo, vivendo la loro stessa vita incarnando il modello dell’amore trinitario: S. Francesco da Paola in una grotta, Madre Teresa per le strade di Calcutta, Santa Teresina dietro le grate di una clausura, il Cottolengo in mezzo alla sofferenza. Risplende tra tutti i Santi la Vergine Maria, “quarta in trinitate”, la “quarta nella Trinità”, la creatura più vicina alla SS.ma Trinità, figlia del Padre e nello stesso tempo Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo.
La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta umile serva dell’Amore: ha saputo accogliere la volontà del Padre concependo così il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei, l’Onnipotente, ha potuto costruire un tempio degno di Lui, facendone il modello e l’immagine della Chiesa, casa di comunione per ogni uomo. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità SS.ma, a crescere nella fede e ad accogliere nella nostra vita il mistero trinitario, un mistero che ci parla di amore, di accoglienza e di comunione.
di Fra’ Frisina

