Venezia.
Carlotta Gatti, trentenne con il sogno mai realizzato di danzare in un musical, a causa di una retata, perde il posto di ballerina al night club dove lavorava.
La cauzione per uscire di prigione prosciuga i risparmi di Carlotta e dello scanzonato fratello. I due si vedono costretti ad accettare un impiego come “lavamorti” presso le Onoranze Funebri Pavan per pagare l’affitto e le spese.
Durante la svestizione della loro prima salma, Carlotta trova il diario segreto del defunto e si accorge di quanto la vita reale possa finire col discostarsi dai sogni che avremmo voluto perseguire. Nasce quindi in Carlotta e Mattia l’idea di una nuova cerimonia funebre, il Gran Finale, che cambierà per sempre le loro vite e quelle degli altri.
Ho avuto l’opportunità di vedere la prima del film “Gran finale” che la stessa regista definisce “a budget molto molto basso” lo scorso anno, presso il cinema Verdi di Candelo. Nonostante “soli trentamila euro ed un’attrezzatura composta da una telecamera che registrava in 720p, tre luci ad incandescenza, qualche gelatina, ed un carrello rudimentale fatto con dei tubi” questo film affascina per diversi aspetti.
Prima di tutto il soggetto, al contempo originale e semplice, sviluppato con toni leggeri ma con la dovuta delicatezza e profondità.
In secondo luogo mi ha colpito la scelta della regista Asia Giordano di esordire con un lungometraggio da totale autodidatta al momento della realizzazione, cercando di attingere alla propria formazione di psicologa e di attrice, e sfruttando la creatività che in passato l’aveva portata ad essere scrittrice per la casa editrice Medea con l’opera In tutti i sensi.
Alla proiezione del film ho potuto conoscere anche i membri del cast e la troupe tecnica che con grande ironia e molta passione hanno descritto le difficoltà che il budget ridotto li ha costretti ad affrontare e le ingegnose trovate per riuscire a non abbandonare l’impresa.
La genesi del film scaturisce dalla personale vicinanza della regista, sceneggiatrice e attrice protagonista, con il tema della morte. La regista nel 2009 viene operata di una piccola neoplasia maligna e decide di scrivere una “commedia drammatica” che trattasse il tema della fine della vita con ironia, profondità, sfiorando la tradizione del cinema grottesco.
Da questo scaturisce l’odissea del lungometraggio Gran Finale, che dopo 2 anni di produzione e una totale revisione del montaggio su suggerimento di Antonio Sancassani del Cinema Mexico di Milano, si conclude il 6 luglio 2012 con la presentazione del film presso lo storico Cinema Verdi di Candelo (Biella) di Arrigo Tomelleri,
Il film arriva finalista al Napoli Film Festival, viene selezionato fuori concorso al Festival Sguardi
Altrove ed ora vi aspetta al leggendario Cinema Mexico di Milano il 4 marzo 2013
E’ vero cinema d’autore, è vero cinema perché reali sono i problemi tecnici ed economici che tutta la troupe ha dovuto affrontare e superare per portare a termine questo progetto. Vi consiglio di andare a vederlo per apprezzarne la freschezza e la profondità, strizzando gli occhi alla sgangheratezza e furbizia con cui si sono superati certe difficoltà tecniche.
E se i personaggi di questo film vi sembrassero troppo reali per essere veri… beh non avete ancora conosciuto Asia e il suo gruppo di appassionati amici.
di Elena Carrossa
foto: granfinale.org

