Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità: l’artista e il suo rapporto con gli altri

Volevo tanto condividere quello che vedo col mondo, ma, ora penso solo al mio rapporto con l’eternità!

Più che sulla soglia, credo che Vincent Van Gogh abbia sfondato il cancello con delicata forza ed abbia continuato a correre per i suoi prati primaverili per l’eternità.

Istrionico e visionario Van Gogh ci ha lasciato un’eredità artistica di valore inestimabile. Chiunque abbia avuto il privilegio di osservare uno dei suoi dipinti in giro per il mondo, o ad Amsterdam nel museo a lui dedicato, è stato trafitto da un bagliore di vita così potente da esserne sedotto ed affascinato.

Ad interpretare il Maestro è uno straordinario William Defoe che oltre alla somiglianza estetica impressionante, ha saputo cogliere le espressioni, i turbamenti e le emozioni di un uomo sottomesso alla natura ed alle sue leggi senza tempo.

Ambientato durante gli ultimi anni di vita del pittore, morto a soli 37 anni in circostante misteriose che oscillano fra il suicidio e fatti oscuri, il film analizza Vincent e il suo rapporto con gli altri, la sua urgenza impellente di dipingere in fretta, il suo senso di solitudine, la sua attesa febbrile di Paul Gauguin ad Arles, l’amore fraterno per Thèo.

William Defoe nelle vesti di Vincent Van Gogh

Indubbiamente questo è un film senza fretta, girato lentamente, a tratti forse troppo, che proprio attraverso questa lentezza cerca di trasmettere il senso del tempo dal punto di vista di una persona costretta alla solitudine. Il regista come un pittore ha la capacità di mostrare il proprio modo di vedere il mondo ed infatti Julian Schnabel pittore egli stesso, mediante l’utilizzo della tecnica della “macchina a mano” ha voluto conferire allo spettatore la sensazione di passeggiare con Van Gogh lungo le sue strade di campagna, guardando i suoi amati cipressi e i campi solitari dove soleva sedersi e dipingere in quiete.

La fotografia infatti, affidata a Benoît Delhomme (famoso per aver curato film come La teoria del tutto e Il bambino con il pigiama a righe) ha utilizzato la pellicola come fosse una tela servendosi dei caldi colori marchio di fabbrica di Van Gogh, lasciando allo spettatore al termine una sensazione di giallo infinito, di luce pura come solo un quadro di Van Gogh sa fare.

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