“Unità” d’Italia…

In diverse città italiane si festeggiano oggi i 150 anni dell’Unità d’Italia. A Roma le celebrazioni  sono cominciate ieri sera con l’illuminazione tricolore del Vittoriano e di altri monumenti rappresentativi dell’Unità, bandiere issate al vento, concerti e musei aperti al pubblico; questa mattina le manifestazioni proseguiranno davanti alle più alte cariche dello Stato. Anche nelle altre capitali storiche si terranno le celebrazioni alla presenza di autorità nazionali e cittadine: a Torino, ci sarà l’inaugurazione della ricostruzione storica del primo Senato mentre a Firenze è prevista la sfilata del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina con esibizione dei Bandierai degli Uffizi. Inoltre dalle 10 di questa mattina inizieranno i festeggiamenti dell’Unità d’Italia anche a Milano, dove gli eventi si svolgeranno alla presenza del  sindaco Moratti e del Presidente della Provincia Guido Podestà che presenzieranno insieme alla popolazione per celebrare questa festa di unione; almeno così dovrebbe essere. Infatti, nel capoluogo lombardo, parte dalla classe politica della città, in modo particolare gli esponenti leghisti, hanno fatto sapere di non essere d’accordo sui festeggiamenti. Tuttavia dalle 16 alle 17:15 il sindaco riceverà nel suo ufficio i cittadini che vanno a visitare Palazzo Marino e poi sarà presente al concerto della banda Civica. Entrambe le iniziative (visita a Palazzo e concerto) sono totalmente gratuite. A mezzogiorno in punto l’Inno di Mameli sarà suonato in 20 stazioni solo in Lombardia e 150 in tutta Italia. I giovani del Pdl distribuiranno ai cittadini braccialetti tricolore con una cartolina in cui si spiega il senso dei festeggiamenti. Ma non tutto il Bel Paese è in subbuglio per questa festa; la Lega Nord, appunto, continua la polemica sugli inni e sulle bandiere e minaccia di non presentarsi oggi alle 16 alla Camera dei Deputati, dove il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, celebra in Aula il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. L’opposizione coglie la palla al balzo e se da un lato Di Pietro “invita” la Lega ad uscire dal Governo se non dovesse presentarsi in Parlamento, il leader del Pd, Bersani, dice che, in realtà, con questo gesto della Lega la maggioranza verrebbe meno. La Russa, dal canto suo, spiega che non c’è obbligo di presenza, ma un obbligo di rispetto. Il ministro spiega anche che non vuole giustificare il suo alleato ma che confida nella sua presenza.

di Redazione

Foto: adnkronos.it

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