“Songs In A Minor”(2001), l’esordio di Alicia Keys

song in a minor

Il neo-soul, movimento nato verso la metà degli anni ‘90 e che accorpa elementi di soul e funk anni ‘70 con ritmi urban e hip-hop, vanta come suoi principali esponenti artisti come D’Angelo, Erykah Badu, Lauryn Hill, Maxwell, Macy Gray, tanto per citarne alcuni.

A questi, nei primi anni ‘2000, si inserì anche una bella e giovane ragazza dal talento cristallino di nome Alicia Augello Cook, in arte Alicia Keys. Nata a New York, nel quartiere di Hell’s Kitchen, il 25/01/1981, grazie alla madre viene incoraggiata a intraprendere la strada della musica, forte anche della sua bravura pianistica.

La sua formazione è anche frutto di studi classici in cui apprende compositori come Bach, Beethoven, Mozart, Brahms e Chopin e col tempo verrà messa al servizio dello stile che la renderà celebre, un’azzeccata unione tra tradizione soul vintage, R&B, jazz, hip-hop e appunto elementi di musica classica. Viene ammessa alla Columbia University, ma rinuncerà per intraprendere la carriera artistica a tempo pieno.

Dopo aver rilasciato nel 1996, all’età di 15 anni, il singolo “Da Dee Dah”(incluso nella colonna sonora del film “Man In Black”), Alicia viene scritturata da Clive Davis alla J Records e dà alle stampe l’album che la catapulta nell’olimpo delle grandi stelle del soul moderno, “Songs In A Minor”.

La formazione classica traspare ascoltando l’intro “Piano & I”, in cui viene riletta la Sonata Al Chiaro Di Luna di Ludvig Van Beethoven aggiungendoci morbidi ma incalzanti ritmi urban, mentre tra i singoli spiccano “Fallin”(con ottimi cori gospel e un’efficace coda violinistica da parte di Miri Ben Ari), “A Woman’s Worth”(invito agli uomini a rispettare i diritti delle donne), “Girlfriend”(caratterizzata da morbidi beat hip-hop e dalla produzione di Jermaine Dupri, già a fianco di nomi di rilievo del contemporary R&B) e una sincopata cover di “How Come U Don’t Call Me”, quest’ultima facente parte del repertorio del grande Prince.

Tra le altre tracce meritevoli spiccano le vintage “Rock Wit U”(con gli arrangiamenti e l’orchestra dell’istituzione soul Isaac Hayes) e “The Life”(con reminescenze di Curtis Mayfield e Mary J.Blige), la latineggiante “Mr.Man (in cui si avvale della partecipazione vocale di Jimmy Cozier e di ottime parti violinistiche ad opera di Miri Ben Ari) e la bonus-track finale “Lovin’ U”, che rimanda alla mitica Aretha Franklin.

Per il resto ci troviamo di fronte a un lavoro omogeneo, compatto e genuino, che trae vitalità da una scaletta pregna di soul classico e moderno, un album che può fare la gioia sia di amanti più tradizionalisti della black-music che delle orecchie più giovani appassionate di ritmi R&B e hip-hop. Anche la voce e le doti pianistiche di Alicia Keys fanno il resto e permetteranno al disco di debuttare al numero uno della classifica Billboard 200 statunitense, oltre che vendere 7 milioni di copie negli Stati Uniti e 12 milioni in tutto il resto del mondo, guadagnando 5 Grammy Awards.

Alicia Keys eserciterà col tempo una significativa influenza su voci soul-R&B contemporanee come Janelle Monae, H.E.R., Ella Mai, Jorja Smith e Lianne LaHavas, ma anche artiste pop come Adele, tanto per citarne alcune, ottenendo un ruolo di tutto rispetto nella scena musicale moderna. Al grande talento va anche aggiunto il suo impegno nell’ambito sociale, con iniziative a favore dei bambini africani e dei diritti delle donne.

“Songs In A Minor”, insieme al successivo “The Diary of Alicia Keys”, rappresenta la summa della produzione di Alicia Keys, ed è un disco che ancora oggi riesce a mantenere la sua freschezza e attualità, forte anche di arrangiamenti e suoni sublimi e delle doti dell’artista statunitense, l’inizio di una grande ascesa alla popolarità internazionale e di una fortunata, quanto complessivamente ottima, discografia.

Fonte foto: pagina Facebook Alicia Keys

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