Sull’ipotesi di un intervento in Siria si è pronunciata il Ministro degli Esteri Emma Bonino, che ieri durante un’intervista si Radio anch’io ha precisato: “Questo ci rassicura sul fatto che senza la copertura del Consiglio dell’Onu, non si può intervenire militarmente in Siria. Per quanto riguarda il nostro Paese, che potrebbe concedere le basi o intervenire, il discorso non sarebbe automatico. In ogni caso”, aggiunge Emma Bonino “non devono esserci ambiguità o dubbi sulla posizione del governo: l’attacco sarebbe un ultimo episodio che si aggiunge a una catena di episodi efferati, e non solo del regime. Ma in ogni caso implica una condanna senza mezzi termini“.
Intanto il ministro della Difesa Mario Mauro si dice positivo sull’ipotesi di scongiurare “un’involuzione di tipo militare” e sembra voler a tutti i costi evitare che si arrivi a questo punto, tanto che in un’intervista rilasciata su Avvenire dichiara “Ci vuole una prudenza estrema, bisogna pensarci milioni di volte prima di dare il via ad azioni militari. Il caso Siria va gestito con equilibrio; serve dialogo continuo perché l’obiettivo del governo italiano è uno solo: evitare avventure al nostro Paese”.
Mauro sottolinea con fermezza le sue intenzioni e poi aggiunge , parlando del flusso migratorio proveniente dalla Siria: “L’Italia ci è già caduta dentro. Arrivano siriani tutti i giorni sulle nostre coste. Arrivano e ne arriveranno sempre di più. Non voglio lanciare allarmi, non voglio parlare di invasione, ma c’è un problema che preoccupa, c’è una situazione che va gestita con attenzione assoluta. E per farlo -conclude il ministro- dobbiamo muoverci su due versanti: l’accoglienza e il controllo”.
In tutto questo l’America sta cercando il più classico dei casus belli per giustificare il suo attacco oltreoceano. Infatti con la scusa di voler fermare i siriani responsabili di aver usato ipoteticamente, perché ancora non vi è certezza, le armi chimiche, è già pronta a sferrare i suoi attacchi.
Per dimostrare la sua tesi, ha chiesto all’Office of the Directory of National Intelligence di preparare un rapporto in cui si dimostra “l’innegabile” attacco chimico portato avanti dal presidente siriano Bashar Assad, che ha causato la morte di migliaia di persone. Il rapporto sarà poi divulgato dall’amministrazione Obama.
Se dal rapporto risultasse un’evidente uso di tali armi, l’America previa consultazione con il Congresso e i partner internazionali, potrebbe decidere di intervenire immediatamente.
Fra i temi poi assai cari c’è anche quello dell’incolumità degli ispettori delle Nazioni Unite in Siria, che rischiano la vita. Gli uomini erano stati inviati per un sopralluogo, ma per ragioni di sicurezza hanno dovuto rimandarlo. Dietro al ventaglio di ipotesi e ragionamenti c’è tuttavia una falla non indifferente: Come mai Assad rischierebbe l’uso di armi chimiche quando è consapevole di un quasi certo attacco internazionale?
di Simona Mazza
foto: notiziegeopolitiche.net

