
L’assalto alla sede de La Stampa di Torino, una delle più antiche testate italiane, è uno di quegli eventi che gettano nello sgomento la società democratica.
Non tanto per le modalità, che poi sono sempre le stesse, né per le minacce, che ripetono rituali abusati, né per i danni, fortunatamente limitati solo ai locali vista l’assenza, per sciopero, della maggioranza della Redazione.
Lo sgomento è dato dall’evento in sé che non ha colore politico perché rappresenta la negazione stessa della politica.
Colpire fisicamente un giornale, oltretutto un giornale storico, è solo un modo per ridurlo al silenzio, intimidire, dare una «lezione» a tutti gli altri.
Affermare, senza possibilità d’interlocuzione, che solo le proprie verità e le proprie opinioni meritano di essere diffuse.
Qualcosa di aberrante che non può trovare spazio in una società pluralista che si dica democratica.
E che, nella doverosa solidarietà a La Stampa, richiede una risposta forte, laddove la forza non è da intendersi come coercizione, ma come riaffermazione dei valori democratici che sono a fondamento della libertà di stampa.
Una risposta senza distinguo, senza se e senza ma.
L’unico monito che possiamo trarre da questa vicenda.
Fonte foto: lastampa.it

