Sanremo, i 5 più votati dalla Sala Stampa (e da me)

Sanremo

La prima serata del Festival di Sanremo è stata impegnativa: iniziata alle 20.40, è finita che erano quasi le 2 del mattino. Un tempo, alle due del mattino terminava solo l’ultima serata del festival: bisognerebbe ricordare a Carlo Conti che, durante la settimana, la gente lavora ed ha bisogno di dormire. Bisognerebbe anche fargli notare che, ormai, il suo colorito ha assunto una tonalità sinistra ma ad uno che fa salire sul palco Can Yaman si perdonano molte cose.

Il bonazzone turco ha fatto da gradevolissimo contraltare alla Pausini.

Lei, Laura, vestita e pettinata come Morticia Addams, ha dimostrato come essere una grande cantante non coincida con l’essere anche una brava presentatrice. Non è sembrata affatto a suo agio, ha faticato a trovare i toni giusti per presentare i cantanti e gli sketch con Conti non hanno aiutato, anzi: se fosse possibile modificare la scaletta delle serate successive, eliminare battute sulla “farfallina” e su dove mettere il microfono sarebbe gradito, davvero.

Lui, Can, sguardo sornione e corpo statuario, ha riscaldato il pubblico anche semplicemente guardando in camera e pazienza non solo che fosse vestito ma anche che fosse vestito da domatore, gli mancava solo la frusta (sospetto gelosia da parte del costumista); tanto far sfigurare questo bonazzone turco è impossibile.

Vista la scaletta ambiziosa, far cantare 30 Big, sarebbe stato opportuno tagliare siparietti inutili e invece Conti ha scelto di far sorbire al pubblico anche una triste imitazione della Pausini: una delle performance meno divertenti di sempre, che ha allungato i tempi di una serata già troppo lunga.

Ma veniamo alla musica, la protagonista di Sanremo.

Non tutti i 30 Big sono così Big da essere noti al grande pubblico: se chiedi ad uno che ha più di 20 anni chi siano Luchè o Chiello, per dire, o Maria Antonietta & Colombre, probabilmente ti risponde “dei ristoranti?” mentre Raf e Patty Pravo non hanno alcun bisogno di essere presentati e sono anche stati molto bravi: bella la canzone di Raf, elegante quella della Pravo. Ma nessuno dei due è stato votato, ieri sera, dalla giuria della Sala Stampa.

Non hanno scelto nemmeno Sal Da Vinci, uno di quelli che, se quando canta non lo guardi, ti piace di più; né hanno premiato Tommaso Paradiso, vestito da maître che ha appena finito il turno, la cui canzone è piaciuta molto.

Composta da giornalisti della carta stampata, tv e web accreditati a Sanremo 2026, la Sala Stampa ha scelto i suoi 5 preferiti ed io sono qui per dirvi quali, non per essere d’accordo con la selezione.

Cominciamo con Ditonellapiaga e la sua Che fastidio: ecco, il fastidio è quello che ho provato io ad ascoltarla ma per me o canti o parli e se avrete ascoltato Ditonellapiaga capirete che non poteva piacermi.

Alla Sala Stampa è piaciuta anche Arisa, alla quale bisogna riconoscere di avere una voce pazzesca, di saper cantare e di aver cantato benissimo la sua Magica Favola; è solo che la canzone è perfetta per musicare un film Disney più che emozionare chi ascolta Sanremo.

Concordo sulla scelta di Marco Masini e Fedez con Male Necessario: mai coppia fu più improbabile, ma per Fedez scegliere partner improbabili è normale. Diversamente dalla sua vita privata, però, qui la strana coppia funziona e funziona benissimo, per me meritano addirittura un posto sul podio.

Anche Serena Brancale è entrata nel cuore della Sala Stampa con Qui con me. Che devo dire? Non riesco ad essere obiettiva e, anche se mi ha piacevolmente sorpreso l’abbigliamento più sobrio rispetto allo scorso anno, quando era apparsa sguaiatamente scosciata, non riesco proprio a farmela piacere.

Sono completamente d’accordo, invece, con la scelta di Fulminacci: canzone bellissima la sua Stupida sfortuna, lui bravissimo, potrebbe vincere e, citando letteralmente il mio amico Luca, la cui bacheca Facebook mi regala gioie nelle sere di Sanremo, “mi auguro che la vittoria comprenda un premio in denaro che gli permetta di comprarsi un vestito invece di usare quelli dell’Esercito della salvezza”.

Vestiti a parte, dopo questo primo ascolto, il mio quintetto preferito è composto da Fulminacci, Masini-Fedez, Raf, Michele Bravi . E, ovviamente, il bonazzone turco.

Image by StockSnap from Pixabay

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